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Tangeri porta dell’Africa si espande e diventa un hub sempre più globale

dal nostro inviato Roberto Da Rin


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4' di lettura

TANGERI - Un punto sulla carta geografica. Tangeri, affacciata sull’Atlantico ma appena al di là del Mediterraneo è stata fenicia, cartaginese, romana, araba, portoghese, spagnola e britannica. Difficile immaginare un destino diverso da quello commerciale, portuale in particolar modo.

Il re Mohammed VI ha scommesso su Tangeri, babele culturale e polo economico per simboleggiare il rilancio del Paese. Il porto come cardine dello sviluppo che cresce e sfida i grandi del mondo: un’espansione avviata pochi giorni fa lo posiziona come primo porto del Mediterraneo, dell’Africa e tra i primi venti su scala mondiale. All’inaugurazione ha presenziato il principe ereditario Moulay Hassan in rappresentanza del re Mohammed VI.

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Tanger Med 2, è questo l’acronimo, è una piattaforma aggiuntiva che conferisce a Tanger Med Port Complex (l’intero complesso portuale) la qualifica di unico porto extraeuropeo a godere della qualifica di EcoPort, marchio di qualità attribuito dalla Ue in termini di tutela ambientale. L’ampliamento, Tanger Med 2, comprende due nuovi terminal a container con una capacità aggiuntiva di 6 milioni di container; rafforzerà ulteriormente la posizione del complesso portuale come hub di riferimento in Africa e nel mondo, per i flussi di logistica e commercio internazionale, con una capacità totale, a regime, di oltre 9 milioni di container, triplicando i 3 milioni finora gestiti. Rappresenta la porta principale del continente, sorpassando Port Said in Egitto e Durban in Sudafrica.

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Tanger Med 2 è stato costruito con un investimento pubblico di 1,3 miliardi di euro, ma l’investimento totale, avviato ormai 12 anni fa, ammonta a oltre 8 miliardi di euro, di cui 4,87 di privati. «Nove anni di lavoro, 4.600 metri di dighe, 2.800 metri di moli», spiega Hassan Abkari, direttore generale aggiunto del Porto. Il terminal, separato dall’Europa da una striscia di mare di 14 chilometri, ha una capacità di gestione del transito di 7 milioni di passeggeri, 700 mila tir e un milione di veicoli l’anno. Sono 75mila i posti di lavoro creati, 5mila nel porto e 70mila nelle 900 le società che vi lavorano.

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Tra i primati - snocciolati dal presidente del Direttorio di Tanger Med Port complex, Fouad Brini – vi è quello di essere la «prima piattaforma di import-export del Paese con flussi di merci per un totale di 30 miliardi di euro». Secondo le stime degli economisti marocchini «la crescita economica del Nord del Marocco beneficerà di questa infrastruttura che comporta uno scatto di crescita dell’export, dell’industria e dell’agricoltura».

Un polo tra Europa e Africa

L’infrastruttura consolida l’ancoraggio del Marocco nell’area euro-mediterranea e nella regione magrebina e araba, rafforzando la sua vocazione di polo di scambio tra Europa e Africa, tra Mediterraneo e Atlantico. Tanger Med Port Complex collega il Marocco a 77 Paesi e 186 porti. Il 40% delle merci movimentate provengono, o sono dirette, verso l’Africa occidentale: «Questo permette di sviluppare quelle aree, ponendo fine al loro isolamento, e di connetterle con il resto del mondo. Senza infrastrutture non potrebbero raggiungere altri mercati», dichiara Abkari.

L’hub guarda comunque al di là dello spazio euro-africano: un altro 40% dei traffici coinvolge Asia e Americhe. L’Europa occupa il restante 20% ma «resta il nostro partner principale, con Spagna in testa, poi Francia, Regno Unito e Germania».

La Spagna gode di una posizione geografica di grande vantaggio, il porto di Algeciras è prospiciente a Tanger Med. È già stata siglata «una collaborazione molto forte e proficua», formalizzata a febbraio con la firma di un accordo di partenariato tra il re del Marocco Mohammed VI e quello di Spagna Filippo VI. «Passando da noi e poi da Algeciras – calcola Abkari – le merci impiegano otto ore per raggiungere Madrid, 48 per Parigi».

A confermare la strategicità dell’opera vi è l’investimento voluto dal gigante dei trasporti marittimi Moller-Maersk che gestirà, con una concessione trentennale, un terminale nella nuova area inaugurata. Il vice presidente e Ceo di Apm Terminals, Morten Engelstoft, ha confermato la fiducia nel progetto attraverso un impegno del gruppo danese per l’investimento di quasi 900 milioni di euro nel nuovo porto, che lo trasformerà in uno dei più strategici a livello mondiale per Maersk. Tra gli operatori che hanno scelto il porto di Tangeri come base, oltre a Renault e Nissan, vi sono anche altre grandi aziende come Bosch, Adidas e Decathlon e i big della logistica, guidati da Dhl.

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Una partnership con Trieste?

Una grande opera infrastrutturale, quella marocchina, che attira molti imprenditori europei anche se gli italiani sono presenti con meno forza rispetto ai francesi e agli spagnoli. Un riscatto potrebbe arrivare dall’attività crocieristica: Grandi navi veloci, Grimaldi e Msc, nei prossimi tour, dovrebbero includere Tangeri.

Tuttavia l’Italia potrà essere coinvolta anche in un’altra modalità: il direttore Hassan Abkari accenna alla volontà di creare una partnership con il porto di Trieste, che ha il vantaggio delle acque profonde, caratteristica essenziale per accogliere grandi navi cargo. Nuove collaborazioni tra super porti «incoraggiano la competitività e attirano le aziende,per questo siamo aperti a tutte le proposte».

Da parte italiana, per quanto attiene allo scalo giuliano, Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale, interpellato dal Sole-24Ore – ha dichiarato di essere «certamente interessato all’idea di una free zone condivisa con Tangeri. In altre parole un network delle free zone del Mediterraneo».

In merito a potenziali sinergie tra Tangeri e la Cina, attraverso Trieste, il dialogo tra la città giuliana è Pechino sempre aperto. In particolare riguardo a un accordo di collaborazione sullo sviluppo della rete ferroviaria.

Nel corso della missione italiana in Cina, lo scorso settembre D’Agostino aveva formulato l’ipotesi di un collegamento ferroviario diretto tra Trieste e Chengdu, megalopoli da 14 milioni di abitanti; è uno dei passaggi sulla Via della Seta voluto da Pechino. Trieste come porto posizionato a Est dell’Italia, capace di veicolare merci verso il gigante orientale.

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