l’intervento

Tante luci e qualche ombra nel pacchetto bancario europeo

L’intervento d’urgenza delle istituzioni europee ha consentito di varare un’articolata serie di misure a sostegno del credito. Ma finché il quadro non sarà completamente armonizzato l’efficacia sarà parziale

di Sergio Gatti*

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(EPA)

L’intervento d’urgenza delle istituzioni europee ha consentito di varare un’articolata serie di misure a sostegno del credito. Ma finché il quadro non sarà completamente armonizzato l’efficacia sarà parziale


3' di lettura

Il rischio di un collasso delle economie europee derivante dalla pandemia da Covid 19 ha portato il Consiglio ed il Parlamento europei a giungere in tempi meritoriamente rapidi ad un accordo politico sul “pacchetto bancario” presentato il 28 aprile scorso dal vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis. Emendato dal Comitato Affari economici e monetari del Parlamento Europeo, il pacchetto è stato votato in seduta plenaria il 18 giugno e approvato dal Consiglio ieri (19 giugno). Entrerà in vigore entro fine giugno.

Il sostegno al credito

Il pacchetto definito ieri modifica i regolamenti 2013/575 e 2019/876 (che insieme costituiscono il CRR2) e contiene misure apprezzabili, dirette a prevenire una stretta del credito per PMI e famiglie da parte delle banche dei paesi più incisi dai devastanti effetti economici della pandemia. L'anticipazione di un anno (dal 1° luglio prossimo) della data di applicazione del nuovo supporting factor per i crediti alle Pmi e gli investimenti in infrastrutture e una migliore calibrazione dei finanziamenti garantiti da cessione di quota dello stipendio/pensione consentirà alle banche di ridurre l'assorbimento di capitale nell'erogazione di prestiti a platee cruciali e per opere indispensabili. Incentivi concreti a cui si aggiungeranno i vantaggi dell'anticipo dell'applicazione di norme sull'esenzione dalle deduzioni dal capitale di investimenti in software.

L'impegno degli europarlamentari e del governo italiani è stato notevole e ha consentito di introdurre modifiche rilevanti alla proposta della Commissione. Anche il Comitato economico e sociale europeo (Cese) con il parere Eco/518 ha spinto verso modifiche coraggiose e coerenti.
La risposta alla crisi fornita dalle Istituzioni europee negli ultimi tre mesi – il pacchetto bancario segue le numerose e straordinarie misure adottate dalla BCE – è stata veloce e articolata e il negoziato diplomatico sul pacchetto bancario è stato assai rapido.

Quello che ancora manca

Il quadro regolamentare europeo non risulta però ancora adeguato a rendere l'azione delle banche il più efficace possibile nel supportare la politica economica nella fase dell'emergenza e in quella del risanamento e rilancio. Un paio di esempi. L'emendamento approvato in materia di principi contabili internazionali (IFRS 9) - che consente alle banche di ridurre gli accantonamenti sulle esposizioni al rischio di credito evitando un eccessivo effetto pro-ciclico nella fase di crisi - potrebbe in parte essere sterilizzato dal mancato, deciso intervento sulle norme relative al calendar provisioning che impongono alle banche determinati accantonamenti per i crediti deteriorati secondo uno specifico calendario. Ed è scontato, come autorevolmente sottolineato da più di un'Autorità, che il deterioramento del credito sarà una delle conseguenze più gravi della recessione senza precedenti nella storia dell'Unione. Così come alcuni meccanismi di intervento applicati in alcuni paesi membri dell'UE in occasione di calamità naturali (terremoti, alluvioni o altri disastri geo-ambientali che nel recente passato hanno afflitto non pochi territori del nostro Paese e le relative economie) non sembrano essere stati compresi dai parlamentari di altri paesi che non hanno sostenuto un emendamento volto nel calcolo del leverage ratio si tenga conto dei finanziamenti agevolati diretti a riparare danni da eventi calamitosi erogati dalle banche in convenzione con Cdp.

Il nuovo orizzonte

Mentre il “pacchetto bancario” viene opportunamente licenziato con carattere d'urgenza (anche se rischia di non preparare adeguatamente l'impatto della crisi economica sull'industria bancaria), la Commissione accelera sulla definizione della n uova strategia in materia di finanza sostenibile, indubbiamente urgenti e rilevanti anch'esse. Ma che rischiano di inserirsi in un quadro regolamentare bancario incompleto o inefficace: si deve ancora definire la protezione comune dei depositi (la cosiddetta “terza gamba” dell'Unione bancaria), rivedere profondamente le regole sul risanamento e la risoluzione delle banche che entrano in crisi, accentuare l'impegno sulla proporzionalità “strutturale”, prevedere un nuovo mix tra cessione massiccia e veloce dei nuovi NPL e loro gestione-ristrutturazione interna, soprattutto per i crediti a famiglie e Pmi. Anche per non trasferire inutilmente valore fuori dai territori e dall'Italia.

La nuova Europa basata sullo spirito della Next generation EU non può dare i frutti attesi senza una rapida e sistematica innovazione della filosofia regolamentare bancaria europea, troppo rigidamente e indifferentemente ancorata (diversamente da quanto avviene da tempo negli Stati Uniti, in Svizzera e altri paesi o giurisdizioni) agli Accordi di Basilea 3 la cui impostazione risale ormai a dieci anni fa.

*Direttore generale Federcasse

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