la storia

“Tanti auguri, Laura!”. Il compleanno di una intubata durante la fase 2

Il numero dei contagi è calante, ma ciascuno parla di persone. Come Laura, che trascorre il suo compleanno attaccata ad un respiratore dopo essere stata contagiata in ospedale, dove lavora. Ecco la replica dell’ospedale

di Marco lo Conte

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Il numero dei contagi è calante, ma ciascuno parla di persone. Come Laura, che trascorre il suo compleanno attaccata ad un respiratore dopo essere stata contagiata in ospedale, dove lavora. Ecco la replica dell’ospedale


3' di lettura

“Ci risponderà come al solito in tarda serata, è sempre l'ultima a chattare”. Gli auguri di zii e cugini girano dal mattino presto sugli smartphone, anche se Laura non li può leggere: da una settimana è intubata in ospedale, dopo che i medici hanno tentato – inutilmente - di aumentare la sua ossigenazione con i caschi Cpap. Martedì della scorsa settimana la scoperta del tampone positivo, poi giorni di febbre alta, da 39 a 40, quindi il ricovero. Infine la decisione di sedarla e di sottoporla alle terapie più drastiche. Ora Laura dorme.

E' una delle tante persone che si è ammalata quando la curva dei contagi stava calando. Quella curva che sta dando sollievo a milioni di italiani, che prospettano la fine della pandemia Covid, quella curva che piano piano ci proietta verso la normalità, dopo mesi di clausura, di stravolgimento della vita quotidiana. A differenza di moltissime altre persone colpite dal coronavirus, Laura sa anche come è stata contagiata: ricostruendo ogni variazione nei gesti quotidiani, nelle abitudini a casa e al lavoro nelle tre settimane precedenti il tampone positivo, quando l'ho sentita domenica scorsa al telefono mi ha raccontato a fatica – tra mille colpi di tosse - che, oltre a lei altre, dieci persone si sono ammalate in ufficio, dopo che qualcuno aveva deciso che le cartelle dei malati Covid dovessero transitare per la direzione dell'Ospedale, invece che andare direttamente dal reparto agli archivi.

Sì perché Laura e i suoi colleghi che lavorano alla direzione amministrativa dell'Ospedale San Carlo di Milano, dopo oltre due mesi di guanti, mascherine, protezioni accurate, controllo scrupoloso delle norme igieniche, pare siano stati infettati dal contatto con le cartelle mediche dei malati Covid. Lo verificheranno controlli interni, inchieste, indagini. Ovviamente il contagio è stato trasmesso ai compagni, coniugi e familiari di Laura e dei suoi colleghi.

E' noto, o ormai dovrebbe esserlo, come funziona il Covid-19. Basta un piccolo sbaglio: non conta la frequenza di esposizione ai fattori di rischio (che potrebbe far dire “se l'è cercata”); non conta nemmeno più di tanto l'età e la condizione fisica. Per contagiarsi basta poco, anzi pochissimo: il contatto con chi – magari asintomatico – è a sua volta stato contagiato. Ed è questo che pregiudica il ritorno alla normalità, che fa sì che questo incubo in cui ci svegliamo ogni mattina non possa scomparire improvvisamente come spereremmo.

Lentamente, la curva dei contagi scende, con numeri sempre più bassi. E ce ne consoliamo, pronti a rimuovere tutto quello che abbiamo vissuto in questi mesi. Ma ciascun numero indica persone: come Laura, come i suoi colleghi, come i loro familiari. Chi vuol essere l'ultimo contagiato, l'ultimo a subire lesioni ai polmoni a causa dell'intubamento, l'ultimo a morire.

Nessuna consolazione è prevista. Per questo festeggiare il compleanno di Laura è un po' come sperare in una sua rinascita, perché quei flebili segnali di miglior ossigenazione di cui ci ha parlato il suo compagno, non sono abbastanza. L'incoscienza dell'intubazione la protegge e consente cure profonde. Ma noi, cugini e zii, che in questi giorni guardiamo più spesso del solito il telefono nella paura di una cattiva notizia e nell'attesa di una positiva, speriamo e preghiamo che esca presto. Come scrive sua madre in chat “Arriverà il momento che Laura ci racconterà”. D'altronde, lei che ha sempre giornate così piene di impegni, è sempre l'ultima a chattare.

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