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Tanti problemi irrisolti dietro i numeri in crescita dell’Afam

Gli iscritti in aumento sono la logica conseguenza di un sistema che non premia la qualità ma soltanto chi si fregia dei risultati più alti

di Antonio Caroccia

(REUTERS)

6' di lettura

La numerologia è una pseudoscienza che attribuisce ai numeri non tanto un valore quantitativo, ma soprattutto qualitativo: e anche per chi è avvezzo al pensiero logico, è difficile sottrarsi al fascino di numeri e grafici così ben esibiti quanto accuratamente decontestualizzati. Non v'è dubbio che la tendenza positiva messa in rilievo qualche giorno fa dal Sole 24 ore del 15 agosto possa far ben sperare per il futuro dell'Alta formazione artistica e musicale (Afam). Però quei numeri, così presentati, tendono piuttosto a provocare un pericoloso abbagliamento che rende impossibile focalizzare i reali problemi di queste istituzioni. Sono, del resto, la logica conseguenza di un sistema, quello dell'Afam, che in toto non premia affatto la qualità ma soltanto chi si fregia dei numeri più alti, comunque raccattati.
Dunque i numeri nudi e crudi non specificano in alcun modo che il boom delle iscrizioni è legato, ad esempio, all'attivazione dei corsi di musica pop/rock, laddove la musica cosiddetta “classica” soffre al contrario di una contrazione della domanda che in qualche caso vede azzerarsi le iscrizioni a certi strumenti d'orchestra, al punto che per la pratica orchestrale molti Conservatori non possono attingere ai loro propri studenti, ma debbono ricorrere ad aggiunti esterni. Per non parlare di quella che da risorsa si è trasformata in un boomerang: parliamo delle molte centinaia e centinaia di studenti orientali che, con evidenti difficoltà nella lingua italiana e persino comunitaria, riescono a iscriversi in tante istituzioni. I dati sull'Afam pubblicati a Ferragosto, insomma, generano una ragionevole impressione se messi a confronto con la crisi dell'immatricolazione universitaria. Ma a fronte a questa operazione, le criticità che trapelano sotto lo strato di makeup sono troppe.

Le criticità dietro i numeri

Finora la “famigerata” legge 598 del 1999 (Riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati), per tanti aspetti ancora lettera morta e incompleta in numerosi punti, ha sancito di fatto un principio ineludibile: le istituzioni Afam sono sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca nel settore artistico e musicale e svolgono correlate attività di produzione. Sono dotate di personalità giuridica e godono di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile svolgono attività di alta formazione, produzione e ricerca nel settore artistico e musicale, istituiscono e attivano corsi di formazione, rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di dottorato di ricerca in campo artistico e musicale. Più o meno ciò che accade in ambito universitario ed è qui che inizia ad avvitarsi un sistema imbrigliato su se stesso che non ha né capo e né coda, e che oscilla nel considerarsi istituto tecnico o università a seconda della convenienza (ma più spesso il primo che non la seconda), senza che il legislatore si decida a sciogliere il nodo una volta per tutte, ormai da un quarto di secolo.

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Lo status dei docenti

Uno dei grandi problemi è sicuramente quello dello status giuridico-economico dei professori come dimostra ampiamente uno studio-tecnico dell'Associazione Docenti Afam (Anda). I numeri di questo studio, questi sì impietosi, dimostrano che, a parità di medesime attività (didattiche, artistico-scientifiche ecc.), si arriva finanche al 515% di sperequazione tra le due categorie. Tra l'altro con stipendi per i professori Afam ben al di sotto anche della media europea. Di sicuro, si prova una certa invidia nel leggere che il fondo di finanziamento del 2022 per le Università è aumentato del 3% e per l'Afam… poche briciole. Su questo punto, la parte politica deve assumersi pienamente le proprie responsabilità dimostrando con fatti e non soltanto con parole quanto sia fondamentale eliminare l'attuale sperequazione economica e il divario esistente tra professori del medesimo settore, e con un carico di lavoro, per l'Afam, spesso superiore. Ci si augura che chiunque avrà il compito di guidare il prossimo governo sappia tradurre i numeri di questo studio in azioni reali al di là di meri slogan da campagna elettorale.

Il nodo dei titoli di studio

Un altro grande problema sono i titoli di studio che rilasciano le istituzioni Afam che, seppur equipollenti a quelli universitari, possono generare confusione e in alcuni casi non sono riconosciuti da istituzioni estere. Anche qui, occorrerebbe presto una corretta denominazione dei titoli finali in lauree. Non si comprende perché per il dottorato la denominazione appaia univoca sia per Università sia Afam, mentre non lo è per i titoli accademici. Del resto l'attuale Ministra Messa nelle dichiarazioni rilasciate al Sole 24 Ore il 15 luglio 2021, affermava che l'Afam è «un gioiello per l'Italia. Ora dobbiamo portarlo alla pari dell'Università, sia per chi lavora sia per gli studenti».Altro punctum dolens è la ricerca. Da due anni l'Afam può partecipare ai Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale), ma va annotata l'assenza nel Cnvr (Comitato nazionale per la valutazione della ricerca) di membri Afam, così come latitano completamente gli uffici di supporto per la ricerca in queste istituzioni.

Troppe riforme a costo zero

Da poco è stata introdotta la figura del ricercatore e dell'assegnista di ricerca. Purtroppo, si tratta di ennesime riforme a costo zero, che a quanto pare toccano soltanto all'AFAM, mai alla Scuola o all'Università. I ricercatori, stando alla legge, potranno fare ricerca e insegnare per il 50% dell'orario e per creare queste posizioni occorrerà convertire delle cattedre. Perfino il contentino dei cosiddetti “assegni di ricerca” universitari, che sono sostituiti con “contratti di ricerca” cui anche le istituzioni Afam possono ricorrere, debbono essere finanziati per legge «esclusivamente ricorrendo a finanziamenti esterni a totale copertura dei costi della posizione». In altre parole, per attivare un contratto di questo tipo è necessario prima trovare uno sponsor esterno.Ben vengano i dottorati di ricerca, seppur anche qui si attende entro la fine dell'anno l'apposito regolamento per questo settore, ove per ora è possibile solo istituire percorsi dottorali in forma consortile con le Università e a determinati parametri. Il futuro regolamento per i dottorati di ricerca per l'Afam non potrà certo non tener conto delle appropriate risorse e borse di studio per i dottorandi. Purtroppo, a differenza dell'Università, ancora oggi la ricerca nell'Afam viene svolta su base volontaria senza fondi e senza finanziamenti specifici direttamente ai professori che svolgono attività di ricerca. A tutt'oggi il professore che intenda realizzare progetti di ricerca deve farlo soprattutto a proprie spese.

Il ruolo della ricerca

La ricerca, motore di ogni Paese avanzato, dovrebbe essere, come per l'Università obbligatoria, sottoposta a valutazione e – di conseguenza – finanziata, non lasciata preda di un deleterio spontaneismo. Un altro punto è senza dubbio quello del patrimonio artistico (archivistico, bibliografico, museale, organologico) dell'Afam che costituisce uno strumento essenziale per la formazione. Rappresenta un forte elemento identitario per il nostro Paese, merita salvaguardia e adeguato sostegno. Occorre configurare gli archivi, le biblioteche e i musei dell'Afam come infrastrutture della ricerca, elaborare un aggiornato censimento del patrimonio, dotare queste strutture di personale specializzato e assicurare le adeguate risorse finanziarie, farle entrare nel sistema di insegnamento e, conseguentemente, di ricerca. Resta ancora il viluppo del sistema educativo artistico-musicale, uno dei grandi problemi dell'istruzione italiana senza eguali negli altri paesi comunitari. Ad un Paese che alla musica e all'arte ha dato come nessun altro, manca un percorso e una filiera che inizi dalla scuola dell'infanzia e prosegua nella formazione superiore, trovando nell'Afam l'ultimo tassello.

Il reclutamento dei docenti

Come poi non ricordare il buco nero del reclutamento dei docenti uno dei tanti punti della legge 508 che attende una soluzione definitiva. Non è possibile sprecare altro tempo, occorre dare subito seguito al Dpr sul reclutamento e tener conto del precariato storico.Questo lungo elenco potrebbe proseguire con la questione infrastrutturale degli edifici, nella spaventosa maggioranza dei casi inidonei e inadeguati alle loro attività; col problema della governance, che sembra disegnata apposta per rendere conflittuale la convivenza degli organi di gestione; col problema dei nuclei di valutazione interni, non si sa su quali basi reclutati; con la voluta mancanza di chiarezza di regole e di norme. L'elenco potrebbe essere ancora più lungo, ad esso potremmo aggiungere i nodi della valutazione e della programmazione, ma ci si ferma qui, ricordando ancora una volta che il numero degli studenti Afam dice poco e niente, se ad esso non si affiancano i numeri delle criticità e dei problemi da troppi decenni in attesa di una soluzione definitiva.

Presidente Associazione nazionale docenti Afam

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