infrastrutture strategiche

Tap, in arrivo i tubi del gasdotto. Ma i lavori sono fermi

di Domenico Palmiotti


Usa all'Italia: avanti col gasdotto Tap

4' di lettura

Non si è mosso nulla, per ora, nell’area del cantiere del gasdotto Tap nel Salento. Annunciata la ripartenza per oggi, i lavori restano fermi. Così come non ci sono sit-in di protesta o blocchi stradali dei No Tap nella zona.

Dovrebbe invece esserci nel pomeriggio, ma a Brindisi, una protesta dei No Tap locali, visto che sulle banchine di Costa Morena arrivano i tubi per la realizzazione del gasdotto e che a Brindisi, da qualche giorno, è attraccata la nave “Adhemar De Saitn Venant” che sarà impegnata in lavori a mare funzionali alle opere del gasdotto. Nave che però è ancora a Brindisi e non si è mossa per il tratto di mare antistante Melendugno.

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Ma è una calma apparente quella che c’è. L’impressione è che la situazione sia in movimento. Il premier Giuseppe Conte ha infatti convocato a Palazzo Chigi il sindaco di Melendugno, Marco Potì, fiero oppositore al gasdotto, i consiglieri regionali della Puglia e i parlamentari salentini dell’M5S. Al contrario del ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, pentastellata e salentina, per la quale la costruzione del gasdotto va fermata, Conte non ha mai assunto una posizione così netta. Ha sempre detto che bisognava cercare una soluzione valutando attentamente l’impatto ambientale dell’opera, che peraltro è autorizzata da tempo. A ciò si aggiunga che prima dell’estate ci sono stati due fatti politicamente rilevanti. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbajian (lo Stato da dove parte il gasdotto), assicurandogli che l’Italia avrebbe portato a compimento gli impegni sul corridoio meridionale del gas. Inoltre, quando Conte ha incontrato negli Usa Donald Trump, questi gli ha raccomandato la realizzazione del gasdotto. E lo stesso Conte, in più di una occasione, ha fatto riferimento agli impegni internazionali che vincolano l’Italia per questo progetto.

La base M5S contro la realizzazione
Bastò questo, allora, per far scatenare i movimenti No Tap contro i Cinque Stelle. “Traditori” fu l’accusa più ricorrente perchè, fu detto, l’M5S aveva fatto man bassa di voti nel Salento proprio grazie alla promessa che, una volta al Governo, il Tap sarebbe stato bloccato definitivamente. Adesso la notizia di una imminente ripartenza dei lavori ha rinfocolato polemiche e accuse anche perchè, nel frattempo, dal Governo non è venuto nessun atto o decisione mirata a mettere la parola fine sul gasdotto. Anzi, i No Tap citano il precedente dell’Ilva, dove i Cinque Stelle, che all’inizio si erano sbilanciati a favore della chiusura dell’acciaieria riconvertendo l’economia di Taranto, in realtà (con l’accordo firmato al Mise lo scorso 6 settembre) hanno tenuto in piedi l’Ilva affidandola ad Arcelor Mittal, non hanno annullato alcuna gara di aggiudicazione, né hanno revocato l’immunità penale che una legge assegna, per le sole condotte relative all’attuazione del piano ambientale, ai commissari dell’amministrazione straordinaria di Ilva e al nuovo investitore. Ora, quindi, il fronte antagonista teme che la vicenda Ilva si ripeta per Tap. E non a caso le accuse lanciate ai pentastellati sono le stesse: “ci avete ingannato”, “non avete mantenuto le promesse elettorali”.

Le opere mancanti
Ma quali opere devono riprendere nel Salento? Essenzialmente due: lavori di movimento terra e scavo nell’area, di circa 12 ettari, dove sorgerà il Prt, il terminale di ricezione del gasdotto, l’infrastruttura che lo connetterà all’allaccio per la rete Snam, e sistemazione in mare del “parancolato”. Si tratta di una rete che poserà la nave ora a Brindisi, la cui funzione è quella di proteggere l’habitat marino nel momento in cui la fresa comincerà a scavare il microtunnel, che verrà posato a 15 metri sotto la spiaggia di Melendugno e a 20 sotto i fondali. La fresa, attraverso la “talpa” - la macchina meccanica che avanza scavando e costruendo -, verrà calata nel pozzo di spinta la cui costruzione è stata completata ad agosto.
Ad oggi il gasdotto, la cui entrata in funzione avverrà nel 2020, data che viene ancora confermata, è giudicato pronto all’80% delle opere. Che riguardano, però, più Albania e Grecia, anche se in questi Paesi vanno ancora fatti diversi completamenti. Ad esempio, la centrale di compressione in Albania. Così come è tutto da costruire il tratto off-shore del gasdotto, 105 chilometri nell’Adriatico per unire l’Albania alla Puglia. Nel Salento, invece, c’è molto da fare e qui lo stato del progetto rappresenta, a tutt’oggi, un punto critico.

Gli ostacoli giudiziari e i ricorsi
Indagini della Magistratura a parte, l’opposizione al Tar e al Consiglio di Stato che hanno mosso Comune di Melendugno e Regione Puglia (che vuole l’approdo in una zona dell’Adriatico meno impattante per l’ambiente e il turismo ed ha indicato l’area industriale di Brindisi), le varie ordinanze di divieto del sindaco di Melendugno e gli scontri che ci sono stati con i No Tap, a partire da quelli mirati a bloccare l’espianto temporaneo degli ulivi dall’area di cantiere, hanno sicuramente costituito, negli ultimi anni, ostacoli di non poco conto. Anche se il gasdotto non solo è autorizzato e ritenuto opera strategica ai fini della diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas (10 miliardi di metri cubi l’anno la sua portata), ma lo stesso approdo di Melendugno, difeso da una serie di prescrizioni paesaggistiche e ambientali contenute nelle autorizzazioni, è ritenuto dal ministero dell’Ambiente il meno invasivo sotto il profilo della tutela del territorio.

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