DECRETO

Tap, la Puglia inadempiente esclusa dai controlli

di Jacopo Giliberto

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2' di lettura

«Non avvalimento», del ministero dell’Ambiente per la Regione Puglia sul Tap. La frase che precede parrebbe la sciarada di un settimanale enigmistico e invece significa che, siccome la Regione Puglia è inadempiente a causa della sua resistenza passiva contro la costruzione del metanodotto Tap, il ministero dell’Ambiente non intende più avvalersi delle competenze della Regione per controllare la correttezza dei lavori sul gasdotto.

In altre parole, la scelta della Regione di chiudere occhi orecchie e bocca sull’infrastruttura non ne frena la costruzione, come vorrebbe quell’istituzione. Semplicemente, la Regione risulta inadempiente e ne viene messa fuori gioco. Non ha più competenza e non può occuparsi sulla conduzione dei lavori, che sono già stati avviati.

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Nel dettaglio, due settimane fa Giuseppe Lo Presti, direttore generale del ministero dell’Ambiente per il servizio Via (Valutazione d’impatto ambientale), ha emanato un decreto direttoriale di «non avvalimento» dei servigi della Regione Puglia. Non è il primo decreto di questo tono e gradualmente le inadempienze regionali stanno estromettendo la Puglia.

In Salento è in costruzione un metanodotto intercontinentale, il Tap, che porterà in Europa il gas che viene dall’Azerbaigian. La Regione non vuole l’opera e, poiché tutte le altre vie non sono riuscite a contrastare i lavori, ha deciso di non rispondere più a convocazioni, atti, richieste, pareri, consigli, controlli. Silenzio totale.

Ma il silenzio alle sollecitazione si chiama inadempenza. Così, passati i 60 giorni (più 30 per eventuali integrazioni) da ciascun invito, a mano a mano il ministero dell’Ambiente abbandona la Puglia al suo mutismo.

Già in luglio il ministero aveva rinunciato ad avvalersi (da cui l’orribile locuzione «rinuncia all’avvalimento») del supporto tecnico della Regione per verificare la correttezza dei lavori Fase 1a (scavo del pozzo di spinta per la costruzione di un microtunnel).

I lavori di questa fase sono stati avviati e sono sotto il controllo esclusivo del ministero, mentre la Regione non ha più diritto di parola.

Con il nuovo decreto il ministero ha abbandonato la Puglia anche su altre parti dei lavori, come la Fase 2 (il trasloco temporaneo degli olivi lungo il tracciato e la costruzione dell’impianto di ricezione del gas).

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