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Tar Lecce: no al blocco degli impianti Ilva di Taranto

Il tribunale salentino congela sino a ottobre l’ordinanza del sindaco di Taranto sullo stop degli impianti per ragioni di inquinamento.

di Domenico Palmiotti

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(ANSA)

Il tribunale salentino congela sino a ottobre l’ordinanza del sindaco di Taranto sullo stop degli impianti per ragioni di inquinamento.


4' di lettura

Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal non dovranno fermare gli impianti del siderurgico di Taranto nei prossimi giorni come stabilito da una ordinanza emessa dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sulle fonti inquinanti. Con la sospensiva, il Tar di Lecce ha, dunque, accolto l’impugnazione contro l’ordinanza del sindaco, proposta da Ilva in as (proprietaria degli impianti) e da ArcelorMittal (gestore in fitto), sospendendone gli effetti sino al prossimo 7 ottobre, quando si terrà la camera di consiglio. In sostanza, per ora nessuna fermata - che con l’ordinanza del sindaco avrebbe dovuto iniziare dalla fine di marzo -, ma nemmeno discorso chiuso perché il Tar di Lecce (prima sezione) vuole vederci chiaro prima di decidere nel merito. Scrivono infatti i giudici amministrativi che «ai fini del decidere, è necessario disporre l’acquisizione di ulteriore documentazione, ipotesi allo stato ritenuta sufficiente e con riserva - in caso contrario - di disporre di ulteriori e più articolati mezzi istruttori».


I magistrati: verificare le emissioni inquinanti
Per i magistrati, «appare necessario accertare se l’esercizio dell’attività produttiva di cui trattasi, sia con riferimento alla produzione in senso stretto, sia con riferimento alle attività connesse e strumentali (acquisizione e trattamento materie prime e fonti energetiche, smaltimento e trattamento rifiuti speciali, trattamento acque reflue ecc.), comportino meno l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti delle quali non sia previsto il monitoraggio e quali siano dette sostanze e se esse siano ricollegabili sul piano causale o concausale agli episodi da cui è originato l’impugnato provvedimento sindacale».


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Le richieste dei giudici a ministero Ambiente ed Ispra
Per capire meglio la situazione della fabbrica, il Tar si rivolge al ministero dell’Ambiente e all’Ispra. In particolare, entro 90 giorni dalla notifica dell’ordinanza del Tar, il ministero dell’Ambiente dovrà depositare una «documentazione di riferimento da cui si evinca se il procedimento di revisione dell’Aia 2017 sia stato o meno concluso, ovvero quale sia lo stato del medesimo». La revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale (tecnicamente riesame) è stata autorizzata dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a maggio 2019 su istanza del sindaco di Taranto per la situazione sanitaria della città correlata all’inquinamento dell’acciaieria. Contro il riesame, che dovrebbe portare a prescrizioni ambientali più stringenti come detto un anno fa dallo stesso ministro, ArcelorMittal ha presentato un ricorso a parte al Tar di Lecce.

L’Ordinanza cautelare

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Tornando invece all'ordinanza del sindaco e al provvedimento del 22 aprile, il Tar di Lecce chiede inoltre al ministero dell'Ambiente se l’Aia del 2017 «risulti o meno supportata anche in via indiretta (ad esempio, attraverso la documentata partecipazione al comitato degli esperti anche di specifiche professionalità nel campo della salute come rappresentanti dell’Iss) da una valutazione del danno sanitario e, affermativo, con quale metodologia esso sia stato calcolato anche in relazione al principio di precauzione». Il Tar chiede poi al ministero di depositare copia delle relazioni di esercizio degli anni 2019 e 2020 che il gestore, cioè ArcelorMittal, è tenuto a depositare allo stesso ministero entro il 30 aprile di ogni anno. All’Ispra, invece, il Tar chiede una relazione da cui si evinca «Se l’inconveniente occorso al sistema di depolverizzazione sul camino E 312 e dovuto probabilmente ad una carenza manutentiva, sia stato o meno effettivamente risolto e se - al tempo di adozione dell’impugnato provvedimento ad oggi - possa dunque ritenersi esclusa la probabilità di potenziale pericolo sanitario».

Quanto avvenuto ad agosto 2019 al camino E3212,il più alto del siderurgico, dal quale fuoriescono anche diossine, è infatti uno degli episodi di inquinamento richiamati dal sindaco Melucci nel suo provvedimento. Ad Ispra, infine, il Tar chiede se «l’attività produttiva del complesso industriale comporti meno immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti diverse da quelle prese in esame negli allegati Aia del 29.9.2017 e quali siano dette sostanze».

Nonostante il blocco dell’ordinanza il sindaco di Taranto Melucci ha diffuso un comunicato in cui si prende atto come «Le preoccupazioni del Comune hanno trovato riscontro nelle ordinanze del Tar, il quale ha affermato che il rispetto dei parametri di emissioni contenuti nell’Aia non costituisce di per sé garanzia dell’assenza di danno sanitario». E Meucci ha aggiunto: «L’impianto dovrebbe continuare la sua produzione nell’attesa della prossima decisione, ma ci si può attendere che ciò avverrà con una rinnovata attenzione ai profili sanitari da parte del gestore e delle autorità competenti. Il quadro appare decisamente mutato». Secondo il primo cittadino «per Taranto e per i suoi abitanti si tratta di una pronuncia importantissima, e soprattutto di una conferma che il sindaco si è mosso nella giusta direzione, e cioè quella di tutelare i suoi cittadini dai pericoli sanitari connessi all'attività industriale dell’area”. “ «Si fa sul serio - ha proseguito il sindaco Rinaldo Melucci -, la pandemia sta cambiando il mondo. Per Taranto non possono accettarsi altre eccezioni. Non si tratta più di ricercare equilibri teorici con la grande industria. Come per il coronavirus e l’intero Paese, la salute dei tarantini è il primo essenziale valore da tutelare, il Pil si aggiusta, la vita no. Siamo pronti a contrastare in ogni sede chiunque non aderisca perfettamente a questo principio. È un round iniziale - ha concluso il sindaco di Taranto -, continuiamo a lavorare a tutto campo su questo».

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