covid-19 e commercio

Tar Sardegna: i distributori automatici h24 restano aperti

Il tribunale amministrativo dell’isola ha sospeso l’ordinanza del sindaco di Cagliari. Tuttavia vanno rispettati gli orari di aperture delle altre tipologie di negozi alimentari

di Davide Madeddu

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(Imagoeconomica)

Il tribunale amministrativo dell’isola ha sospeso l’ordinanza del sindaco di Cagliari. Tuttavia vanno rispettati gli orari di aperture delle altre tipologie di negozi alimentari


3' di lettura

Il distributore h24 può rimanere aperto dalle 8 alle 21così come i negozi di alimentari e pertanto va sospesa l'ordinanza che ne aveva disposto la chiusura. Questo perché la sua attività può essere ricondotta a quella di un negozio di generi alimentari. La decisione arriva dal Tar della Sardegna che, con un decreto cautelare (il provvedimento è il 133/2020 pubblicato il 10 aprile, la trattazione collegiale è fissata per il 6 maggio), ha sospeso l'ordinanza del sindaco del capoluogo sardo (la numero 21 del 3 aprile) che determinava la chiusura dei distributori h24.

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La vicenda
La decisione era adottata per contrastare l'emergenza determinata dal coronavirus e limitare al massimo il rischio di contagio con cui si stabiliva che dovessero essere «chiusi i distributori automatici cosiddetti h24 che distribuiscono bevande e alimenti confezionati compresi quelli posti nelle aree di servizio e di rifornimento carburante e con eccezione di quelli ubicati all'interno delle strutture pubbliche e private, purché abbiano esclusivo accesso dalla struttura ospitante e non siano dotate di ingressi autonomi e diretti sulla pubblica via». Da qui il ricorso di un'azienda al Tribunale amministrativo.

Le eccezioni del ricorso

Nel decreto del Tar si fa riferimento al Dpcm che stabilisce la sospensione delle «attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell'allegato 1, sia nell'ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell'ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l'accesso alle sole predette attività» e i provvedimenti successivi.
Tra gli elementi citati anche l'articolo 3 comma 2, del decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020, per il quale «i Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l'emergenza in contrasto con le misure statali, né eccedendo i limiti di oggetto di cui al comma 1».

I motivi della decisione
Nel provvedimento si rimarca il fatto che l'ordinanza sindacale persegue, «coerentemente con la normativa statale e regionale, la finalità di garantire l'attuazione delle misure di distanziamento sociale dettate dal Governo tra le quali è ricompresa anche quella di limitare gli spostamenti che non siano dovuti a imprescindibili esigenze di salute, lavorative o di assoluta urgenza», e si prende in considerazione anche il fatto che nella stessa ordinanza sono escluse dalla sospensione le «attività commerciali al dettaglio per la vendita di generi alimentari e di prima necessità di cui al Dpcm 11 marzo 2020». Con una condizione: che «tutti gli esercizi di

vendita di generi alimentari, market e minimarket dovranno uniformarsi alla chiusura serale non oltre le ore 21.00». Non solo, l'attività può «sostanzialmente ricondursi alla categoria della rivendita di generi alimentari, seppur con modalità in automatico, che, come si detto, è stata espressamente fatta salva dal DPCM 11 marzo 2020». Per il Tar sono «sussistenti i presupposti per la concessione dell'invocata misura d'urgenza». Istanza cautelare accolta. Fissata il 6 maggio la trattazione collegiale la camera di consiglio.

La nuova ordinanza
Intanto il 12 aprile nuova ordinanza del comune di Cagliari (la numero 24) con cui si stabilisce che «i distributori automatici cosiddetti “h24” che distribuiscono bevande e alimenti confezionati compresi quelli posti nelle aree di servizio e di rifornimento carburante e con eccezione di quelli ubicati all'interno delle strutture pubbliche e private, purché abbiano esclusivo accesso dalla struttura ospitante e non siano dotate di ingressi autonomi e diretti sulla pubblica via (ad esempio non esaustivo: uffici pubblici e privati, ospedali, caserme, etc.) dovranno osservare gli stessi orari delle rivendite di generi alimentari e i loro gestori dovranno adottare modalità di fruizione tali da assicurare il rispetto della distanza interpersonale da parte dei fruitori».

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