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Taranto: azienda di call center contro corrente, ripristina l’articolo 18

di Domenico Palmiotti

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2' di lettura

A Taranto un nuovo call center ripristina l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i propri dipendenti. Si tratta di Mediacom che ha firmato un accordo con l’Scl Cgil, nel quale, oltre a reintrodurre la norma esistente prima della modifica del Jobs Act, si prevede anche l’assunzione e la stabilizzazione di precari provenienti da altri call center. Sull’intesa manifesta molte perplessità Assocontact, la federazione di categoria di Confindustria, anche perché la reintroduzione dell’articolo 18 avviene a pochi giorni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il referendum sull’articolo 18 proposto dalla Cgil, dichiarando inammissibile il quesito.

Il referendum della Cgil, infatti, puntava ad abrogare le variazioni del Jobs Act reintroducendo i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Mediacom va invece controcorrente. «Nell’accordo – annuncia l’Scl Cgil – è specificato che il vecchio articolo 18, quello relativo alla possibilità di licenziare solo per giusta causa, è parte integrante del contratto individuale dei lavoratori, superando quindi le previsioni del Jobs Act e dando stabilità ai lavoratori. L’articolo a tutela dei lavoratori – evidenzia il sindacato – verrà applicato in un’azienda che, almeno inizialmente, avrà meno dei 15 dipendenti previsti dallo Statuto dei lavoratori». Quindi, commenta l’Scl Cgil, «quest’accordo ribalta quanto stabilito recentemente dalla Corte Costituzionale e ripristina il principio originario del valore del lavoro». Inoltre per l’Slc Cgil l’accordo «sancisce una progressiva stabilizzazione a tempo indeterminato di lavoratori che precedentemente erano occupati in altre aziende dello stesso settore». Adesso «sarà costantemente verificata la possibilità di aumentare la platea dei dipendenti e del monte ore di lavoro che partirà da 20 ore settimanali. La stabilizzazione, quindi, avverrà come previsto dalla contrattazione nazionale, con il terzo livello di inquadramento del contratto di lavoro delle telecomunicazioni».
«Restiamo quantomeno molto perplessi – commenta Paolo Sarzana, presidente di Assocontact, che aderisce Confindustria Servizi digitali e tecnologici, e vice presidente di Teleperformance Italia – difronte a un’azienda che, più che andare controcorrente, va addirittura contro la norma. Non capiamo il perché del ripristino dell’articolo 18 che in questo caso vuol dire privarsi della flessibilità necessaria a realtà dove il costo del lavoro costituisce una parte rilevante. Nel mondo dei call center è noto che costo del lavoro, flessibilità e massimo ribasso negli appalti sono questioni nodali. Sull’ultimo punto siamo ancora in attesa di risposte da parte del Governo e del Mise soprattutto. Perché se il massimo ribasso nel pubblico è frenato attraverso il Codice degli appalti, nel privato e nel nostro settore soprattutto questo non è ancora regolamentato».

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