Verso le amministrative

Taranto, un Dem ed un ex Pd corrono da sindaco per centrosinistra e centrodestra

In corsa Rinaldo Melucci, sindaco uscente del centrosinistra, e Walter Musillo, ex Pd che poche settimane fa ha dato vita con altri al Patto per Taranto

di Domenico Palmiotti

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3' di lettura

Un esponente Pd e l’ex segretario provinciale Pd nella sfida per il candidato sindaco di Taranto le cui elezioni si terranno nella prossima primavera. Il primo è Rinaldo Melucci, sindaco uscente del centrosinistra e in corsa per un secondo mandato con una coalizione che terrà insieme Dem, Cinque Stelle e Leu. Il secondo, invece, è Walter Musillo, che guida un’alleanza fatta dai tre partiti di centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), i civici di Patto per Taranto ed altre formazioni: da At6 dell’ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito (destra), agli ex Sds dell’ex sindaco Ezio Stefàno (sinistra).

Già in pista da oltre due mesi Melucci, con l’ok del segretario nazionale Enrico Letta, dell’ex ministro Francesco Boccia e del governatore regionale pugliese Michele Emiliano. Su Musillo, invece, i giochi si sono chiusi nelle ultime ore. Perché si sono dovute superare - dopo conflitti e tensioni - le non poche resistenze di Fratelli d’Italia per nulla convinta di appoggiare un ex Pd.

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Musillo è stato eletto segretario Pd a novembre 2013 ed ha lasciato il partito a novembre 2018. Si è candidato alle regionali 2020 in una lista a sostegno della coalizione di Emiliano ma non è stato eletto. Sino a metà novembre scorso, attraverso la presenza in giunta di un suo assessore, sosteneva la giunta del sindaco Melucci. Poi Musillo ha guidato l’operazione che sempre a metà novembre scorso ha portato anzitutto 17 consiglieri comunali su 32, tra maggioranza e opposizione, a dimettersi anticipatamente dal Consiglio, provocando, a sei mesi dalla scadenza naturale, la fine dell’esperienza amministrativa. In seguito lo stesso Musillo ha fatto nascere con altri il Patto per Taranto, schieramento che ha messo insieme gli ex consiglieri e varie altre realtà.

Tra 17 firmatari delle dimissioni, ex consiglieri di maggioranza che appena un mese prima erano stati coinvolti nel riassetto della giunta e ottenuto degli incarichi. Ma anche ex consiglieri comunali che in Regione Puglia sostengono il centrosinistra ed Emiliano, alleato di Melucci: è il caso del capogruppo dei Popolari, Massimiliano Stellato. A Palazzo di Città ora c’è un commissario, il prefetto Vincenzo Cardellicchio.

Insieme a Palermo e Catanzaro, Taranto è una delle grandi città del Sud al voto, che al Nord coinvolgerà invece Genova e Verona. Agli oppositori interni, prima dell’accordo, Musillo ha inviato una lettera. «Vi prego di non perseverare sull’esame di idoneità, credetemi a parti inverse avrei per voi lo stesso rispetto che reclamo», scrive. «Se il problema sulla mia ormai datata appartenenza è insormontabile, diciamolo subito e continuiamo a rispettarci ognuno dalla sua parte», aggiunge Musillo.

Sull’altro fronte, la coalizione del sindaco uscente Melucci è ormai quasi strutturata. Replicherà il modello Napoli con sindaco Gaetano Manfredi - già ministro del Governo Conte II - dove governano insieme Pd e M5S. L’alleanza si chiama “Ecosistema Taranto”, dal nome del programma della giunta uscente. «La coalizione ha questo nome perché in questi anni abbiamo fatto tante cose e in quel piano di transizione c’è una idea di sviluppo sostenibile, alternativo alla monocoltura industriale, che è quella che vogliamo portare avanti», dichiara Melucci. «Vogliamo portare avanti tutti i progetti che stavano già nello scenario del Cantiere Taranto - aggiunge Melucci riferendosi ad un piano varato dal Governo Conte II -. Stiamo ordinando le nostre alleanze da questo punto di vista e siamo convinti che la città, che sta cambiando, piaccia ai cittadini».

E, per chiunque sarà sindaco, il nodo ex Ilva, quanto mai complesso, sarà uno con i quali misurarsi.


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