I tre “colpi” del sindaco Melucci

Taranto, il dopo voto si riflette anche sull’affare Ilva

di Domenico Palmiotti

(Reuters)

3' di lettura

Prima l'abbandono della corrente Pd del governatore Michele Emiliano, “Fronte Dem”, poi l'annuncio che il ricorso presentato al Tar contro il decreto sul nuovo piano ambientale Ilva non è più ritenuta l'opzione più produttiva, infine il licenziamento dalla giunta, dove era assessore alla Cultura e alla Legalità, di Franco Sebastio, l'ex procuratore della Repubblica che a luglio 2012 fece sequestrare senza facoltà d'uso il siderurgico con l'accusa di disastro ambientale. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, del Pd, piazza tre “colpi” in sequenza e così il post elezioni a Taranto rivela altre “sorprese” dopo il successo dei Cinque Stelle che hanno eletto tre parlamentari nell'uninominale e due nel plurinominale. Cinque Stelle che vogliono la chiusura dell'acciaieria, perché ritenuta fonte inquinante, e la sua riconversione attraverso la bonifica dell'area e la rioccupazione di tutti gli addetti (circa 15mila tra diretti e indotto) in attività alternative.

Sino a fine gennaio Emiliano e Melucci avevano marciato all'unisono sull'Ilva. Nonostante il pressing del premier Gentiloni, del ministro Calenda e dei leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, governatore e sindaco non avevano accolto l'invito di ritirare il ricorso al Tar di Lecce contro il Dpcm sul piano ambientale. Anzi, dopo che il Governo a metà gennaio bocciò la loro controproposta, sembrava che dovessero alzare il tiro e ripresentare al Tar la richiesta di sospensiva sul Dpcm che avevano ritirato a dicembre a fronte dell'avvio della trattativa. Invece, non solo la richiesta di sospensiva non è stata ripresentata, ma il ricorso è stato trasferito al Tar del Lazio dal Tar di Lecce - perché quest'ultimo si è dichiarato incompetente a decidere - e ora Melucci annuncia che è in corso un confronto tra Comune e Governo per arrivare ad un'intesa nelle prossime settimane. E quindi cercare di superare il ricorso. Governo che presidente di Regione e sindaco di Taranto avevano bersagliato con accuse durissime meno di due mesi fa. Per il sindaco, però, il cambio di strategia non equivale ad un arretramento nella difesa delle posizioni della città. Non è più il momento della radicalizzazione, spiega. La stessa motivazione che l'ha portato a lasciare la corrente di Emiliano.

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«Spero che lui lasci solo la mia area del partito ma non la battaglia sull'Ilva», commenta Emiliano riferendosi al sindaco di Taranto. «Io so che lui sta entrando nell'area di Calenda, che era fino a pochi giorni fa il nostro nemico numero uno - aggiunge -. Spero che lui non abbia scambiato questa scelta politica con la battaglia per Taranto, anzi lo escludo. Sono convinto che non ritirerà il ricorso e continuerà la sua battaglia al fianco della Regione».
Risponde Melucci: «Non sto entrando in nessuna corrente. Voglio un Pd senza più correnti, libero e pacificato. Sulla complessa vicenda Ilva non può pesare lo scontro continuo fondato su traiettorie politiche nazionali».

E anche se il sindaco motiva il licenziamento dalla giunta dell'ex procuratore della Repubblica, Sebastio, con la necessità di riorganizzare la sua squadra, tant'è che si annunciano altre uscite, non può passare inosservato il fatto che fu

proprio Emiliano, a giugno scorso, a chiedere a Sebastio, uscito sconfitto dal primo turno - si era candidato a sindaco con uno schieramento civico ma arrivò sesto su dieci -, di convergere al ballottaggio su Melucci, piazzatosi secondo. E così l'ex magistrato, che anni addietro aveva anche impugnato la prima legge sull'Ilva alla Corte Costituzionale, appoggiò Melucci che fu eletto sindaco. Per Sebastio inizialmente sembrava profilarsi la carica di presidente del Consiglio comunale, poi, invece, la nomina ad assessore e la rinuncia al seggio in assemblea. E ora, dopo otto mesi da assessore, l'ex procuratore che ha mosso guerra all'Ilva, finita sotto processo, esce di scena.

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