Il caso ex-Ilva

Taranto, le quattro illusioni

Perché rischiano di non funzionare le proposte della politica per salvare la città pugliese


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(REUTERS)

3' di lettura

IL RUOLO DI CASSA / IL SUBENTRO IMPOSSIBILE DI CDP AL POSTO DEI MITTAL

La proposta
Già protagonista del precedente match sull’ex Ilva, in quanto parte della cordata AcciaItalia (con Jindal, Arvedi e Del Vecchio), sconfitta da ArcelorMittal nella gara del 2017, Cdp è stata nuovamente chiamata in causa con un’ampia varietà di formule, da quella di un ritorno in campo della stessa formazione al posto dei Mittal fino all’ingresso, con una quota di minoranza, in AM InvestCo Italy.

Chi la sostiene
L’intervento di Cdp è stato invocato sia dalla politica (M5s in primis) sia dai sindacati

Perché non funziona
AcciaItalia è stata posta in liquidazione volontaria a ottobre 2017. Ad ogni modo, un eventuale subentro ad ArcelorMittal richiederebbe una nuova procedura di gara a valle della restituzione dei beni da parte del big franco-indiano. L’eventuale ingresso in AM InvestCo - esaminato anche dai precedenti vertici di Cassa -, non è comunque privo di complessità: il dossier dovrebbe essere valutato alla luce di un piano industriale e delle prospettive di crescita dell’ex Ilva perché Cdp, statuto alla mano, non può investire in società in perdita

POLITICI E SINDACALISTI / NAZIONALIZZARE L’ILVA? UN CONTO MILIARDARIO PER LO STATO

La proposta
Uno scenario che impazza da giorni, esplicito o mascherato, è quello della nazionalizzazione dell’ex Ilva. La proposta è semplice: se i privati fuggono, lo Stato si sotituisca. O nella versione transitoria, con i commissari del Mise, in attesa di una nuova gara che non si sa quale esito potrebbe avere, o nella versione definitiva. Al grido «l’acciaio non può chiudere» si torna a inovacre lo Stato padrone

Chi la sostiene
Il tema gira da giorni con allusioni di vario grado. Stefano Fassina (Leu) e il presidente grillino della Camera, Roberto Fico, hanno parlato della «nazionalizzazione» come soluzione possibile. Più cauto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha parlato più cautamente di «presenza dello Stato» nel capitale Ilva.

Perché non funziona
Il più esplicito a dire che la nazionalizzazione non potrebbe funzionare è stato il mministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. «È una pericolosa illusione». Non a caso a opporsi è il guardiano dei conti pubblici. La nazionalizzazione costerebbe non meno di un miliardo di euro (600 milioni di euro a parziale copertura delle perdite e 400 milioni per l’operatività).

DECARBONIZZAZIONE / FORNI ELETTRICI, SERVONO MOLTO GAS E ALMENO UN PAIO D’ANNI

La proposta
Sostituire gli altoforni di Taranto con forni elettrici per ridurre l’impatto inquinante della produzione di acciaio, decarbonizzando il ciclo integrale pugliese

Chi la sostiene
Michele Emiliano, presidente della Puglia, politici locali e nazionali dei Cinque Stelle

Perché non funziona
Il forno ad arco voltaico è uno strumento di produzione più flessibile e meno inquinante rispetto all’altoforno, poichè non prevede l’utilizzo di minerale di ferro e carbon coke, ma di energia elettrica e rottame, con un’eventuale aggiunta di preridotto (dri) per migliorare la purezza della colata. Chiudere il ciclo integrale e investire in un’acciaieria elettrica non è impraticabile, anche se si tratta di una soluzione non di breve periodo e non compatibile con l’attuale taglia dell’ex Ilva (sia di organico che di capacità produttiva). Serve molto gas (materia prima costosa) per il dri, e molto rottame per alimentare i forni. Servono inoltre risorse e tempo, necessari per l’investimento (almeno due anni), ma soprattutto per adeguare gli standard produttivi a quelli garantiti da un ciclo integrale.

CANTIERE TARANTO / L’ILLUSIONE CHE BASTINO L’ARSENALE NUOVO O LA SMART CITY

La proposta
Avviare un «Cantiere Taranto» con le proposte di tutti i ministri per la riconversione della città. In pista ce ne sono ufficialmente due: quella del ministro della Difesa, il dem Lorenzo Guerini, per il rilancio dell’arsenale, e quella della ministra M5S per l’Innovazione, Paola Pisano, per rendere Taranto una città completamente digitalizzata. Nel piano dovrebbe finire anche un fondo straordinario per il sostegno all’occupazione da 5-10 milioni, così come la creazione di un’università e di un polo di ricerca d’eccellenza.

Chi la sostiene
A lanciare il piano sollecitando proposte, progetti o soluzioni normative è stato il premier Giuseppe Conte in una lettera inviata ai ministri, in cui annuncia anche l’istituzione di una cabina di regìa dedicata per «pervenire, con urgenza, a soluzioni eque e sostenibili». Un primo confronto è previsto già giovedì in Consiglio dei ministri.

Perché non funziona
Ciclicamente tornano le promesse di una legge speciale per Taranto (l’ultima un anno fa da parte di Luigi Di Maio). Nella città è già attivo il tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo. Con la matassa Ilva tutta da sbrogliare, avviare adesso un dossier così ampio rischia di risultare un’arma di distrazione. E di complicazione.

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