Rilanci urbani

Taranto, secondo bando per la casa a un euro

L’amministrazione cittadina rilancia e porta sul mercato una seconda offerta sul centro storico a distanza di pochi mesi dall’aggiudicazione della prima

di Domenico Palmiotti

La portaerei Cavour transita attraverso il Ponte Girevole di Taranto per entrare nel Mar Piccolo (Ansa)

4' di lettura

Sulle case ad un euro nel centro storico di Taranto, l'isola antica costeggiata dai due mari (Mar Piccolo e Mar Grande) emblema della città, il Comune rilancia e porta sul mercato una seconda offerta a distanza di pochi mesi dall’aggiudicazione della prima. Gli immobili proposti appartengono al patrimonio comunale (perché già di proprietà o perché gratuitamente ceduti da privati all’ente) e si trovano in condizioni di evidente degrado. Stavolta vengono offerti 9 edifici “cielo-terra” per un totale di circa 50 unità abitative. Già disponibile il bando sul sito istituzionale. Il Comune di Taranto spiega che «la procedura è destinata a ripercorrere il successo della prima edizione che ha attirato su Taranto, e in particolare sulla città vecchia, anche le attenzioni di investitori internazionali».

Diritto di proprietà

“Cessione del diritto di proprietà al prezzo simbolico di un euro” recita il primo comma dell'articolo 1 del bando. E più avanti si specifica: gli aggiudicatari verranno immessi “nel possesso a far data dalla pubblicazione del relativo provvedimento di aggiudicazione”. Saranno a loro carico i costi della ristrutturazione dell’appartamento o dell'edificio. Inoltre, dovranno provvedere a dotarsi di tutte le autorizzazioni, compresa quella della Soprintendenza, coerenti con la destinazione d'uso. Tra le unità immobiliari proposte, quelle nella piazzetta antistante la chiesa dei Santi Medici, nel tratto finale di via Garibaldi verso piazza Fontana, nei pressi dell’Arco San Giovanni, in via Pentite, via Cava, vico Trappeto (2), largo Gennarini e largo San Nicola, quest’ultimo definito dal Comune “particolarmente di pregio”.

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Le differenze tra i due bandi

Rispetto al primo bando, il secondo da un lato ha semplificato la procedura e dall’altro ha inserito nuovi criteri di valutazione. Tra di essi rientrano l’uso di materiali ecosostenibili nella ristrutturazione, il basso impatto ambientale, il basso impatto energetico e la completezza della documentazione di progetto.

I criteri premiali

Nella valutazione, ben 30 punti sono attribuiti se il progetto presentato si integra con un bene adiacente o situato nelle “immediatissime vicinanze”. Inoltre, il punteggio più alto è attribuito a chi userà il bene concesso come abitazione, propria o da mettere in locazione. Un punteggio decrescente è invece assegnato agli usi ricettivi, commerciali, culturali e del terziario. Porterà ad una valutazione sfavorevole «L’utilizzo di materiali discordanti con il contesto di riferimento».

La scadenza

Scadenza delle domande, il prossimo 30 giugno. Taranto resta tuttora il più grande centro italiano che sta facendo questa esperienza. L’adesione è aperta a privati, imprese, agenzie, società di persone e di capitali. I lavori vanno conclusi entro un anno dal rilascio del titolo abilitativo edilizio, salvo proroghe motivate. A garanzia dei lavori, l’aggiudicatario deve sottoscrivere una polizza fideiussoria di 1.000 euro verso il Comune. Che la incasserà se il concessionario non sarà adempiente. Il primo bando, lanciato lo scorso anno, ha voluto costituire un test. Sono state immesse sul mercato 7 case ed hanno risposto in 21. Sono state assegnate 4 unità, un’offerta non è stata presa in considerazione mentre per 2 non sono arrivate proposte.

Gli aggiudicatari

Tra gli aggiudicatari del primo bando, Anna Krivosheeva, che vive vicino Mosca, di professione interprete. Ha scoperto l'offerta navigando sulla rete. «Il mio immobile - spiega - si trova in via Di Mezzo angolo vico Trappeto, è di tre piani e, secondo le schede del Comune, è dei primi del ventesimo secolo. Abbiamo utilizzato le planimetrie disponibili anche se non conosciamo lo stato degli interni. Ne faremo un uso misto e polifunzionale - annuncia - con un piano destinato a residenza privata, uno probabilmente ad un bed&breakfast e il resto a negozi o uffici professionali. In tutto sono 90 metri quadrati. Ho scelto Taranto perché volevo stare vicino al mare - prosegue Krivosheeva -. Ho visto che progetti di case ad un euro sono stati lanciati da molti Comuni italiani ma sinora sono state proposte solo delle abitazioni in piccole località in montagna. Io, invece, volevo trovare qualcosa vicino al mare».

Per Francesca Viggiano, assessore al Patrimonio del Comune di Taranto, «L’amministrazione e il sindaco Rinaldo Melucci puntano ancora sullo sviluppo socio-economico della città vecchia. Una realtà urbana, la nostra isola, scelta da turisti che hanno deciso di essere stanziali e godere della bellezza dei nostri vicoli, intrisi di storia. Investire in questa scommessa significa recuperare le nostre radici ma soprattutto costruire il futuro di Taranto».

Arriva il politecnico di Bari

Il bando case ad un euro si unisce ad altre iniziative per la città vecchia. Oltre al Dipartimento in materie giuridiche del’Università di Bari, da anni nella ex caserma Rossarol in via Duomo, il Comune vuole portarvi nel giro di qualche mese il Politecnico di Bari, anch’esso a Taranto da anni ma ubicato nel quartiere Paolo VI in periferia (sede che comunque resterà per altre attività del Politecnico). Per il sindaco Rinaldo Melucci, «L’arrivo del Politecnico nei prossimi mesi rafforza la rinascita del centro storico. Quando abbiamo scritto – afferma – il nostro piano di transizione comunale, “Ecosistema Taranto”, uno degli assi era particolarmente dedicato al rafforzamento della presenza universitaria e ad una sua migliore articolazione nel corso del tempo». In riferimento a Poliba, che andrà nei palazzi comunali Galeota e Delli Ponti, il sindaco sottolinea che «è un grande driver di sviluppo. Sviluppo buono, alternativo, quello che manca a Taranto da tanto tempo, e soprattutto un grande attrattore per i giovani, quelli che abbiamo perso negli anni creando anche un deupaperamento della classe dirigente della città».

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