In Puglia

Taranto, traffici in crescita mentre Zes e Zona franca attirano nuove imprese

di Domenico Palmiotti

 Il porto di Taranto

3' di lettura

L’effetto combinato tra Zona franca doganale e Zona economica speciale genera le prime ripercussioni positive per il porto di Taranto, che ha chiuso il 2021 con un +11,1% dei traffici (17.529.183 tonnellate) dopo un 2020 che aveva invece visto un -12,9 per cento. Sergio Prete, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, spiega a “Il Sole” che «ci sono già operatori interessati ad insediarsi nei magazzini, in fase di ristrutturazione, dell'area retrostante la banchina del terminal container. Magazzini che appartengono al gruppo turco Yilport, concessionario dell’infrastruttura e dell'area attraverso la società San Cataldo Container Terminal, e per i quali, a fronte della richiesta di privati, si andrà ad una sub concessione». «Ma noi stessi, come Authority – afferma Prete – abbiamo allestito un ufficio ad hoc per la Zona franca doganale, dotandoci di professionalità specifiche. Ufficio che avrà una doppia mission: essere riferimento di quanti sono interessati alla Zona franca ma anche effettuare attività di scouting verso potenziali investitori”. “Come porto di Taranto – aggiunge il numero 1 dell'Authority –, abbiamo un vantaggio non trascurabile, rappresentato dal fatto che le aree della Zona franca ricadono in quelle della Zes. C'è una sovrapposizione e sono anche cumulabili i benefici».
Le superfici sono rilevanti. La Zona franca si estende per 162 ettari, la Zes, invece, per ben 2.589,61 ettari ed è interregionale perché comprende anche la Basilicata. Infatti, 1.521,91 ettari ricadono in Puglia e 1.061 in Lucania. «La Zes è più complessa sia perchè si estende a macchia di leopardo – spiega Prete –, sia perché comprende un porto, due regioni, 4 provincie, 25 comuni oltre ad una serie di consorzi».
La Zona franca, che vede protagonisti Authority e Agenzia delle dogane, è già operativa mentre per la Zona economica, superati i tanti ritardi che hanno caratterizzato tutte le Zes, è già stato nominato un commissario, che è Floriana Gallucci, «e anche le domande di investimento possono essere incardinate anche se non ancora con la nuova procedura perchè lo sportello unico digitale non esiste ancora». Ma oltre ad avere Zes e Zona franca, il porto di Taranto è anche entrato nel 2022 con una dote finanziaria. Ci sono infatti 91 milioni a valere sul Pnrr per nuove opere infrastrutturali e 50 milioni per la Zes. Le opere sono la diga foranea fuori rada nel tratto di levante e in quello di ponente, rispettivamente per 20 milioni e per 15,7 milioni, e l’elettrificazione delle banchine (Cold ironing) tra pubbliche e in concessione (molo polisettoriale e pontili petroli) per un totale di 55 milioni di cui 35 per gli approdi pubblici. Finanziamenti, aree a disposizione, incentivi economici e semplificazioni normative e procedurali: l’effetto leva che tutto questo può determinare non è da poco e Taranto vuole sfruttarlo. «Stiamo registrando manifestazioni di interesse – prosegue Prete – anche per l’area dell’ex Distripark, 75 ettari, ora ridenominati Eco Industrial Park che abbiamo destinato ad attività di produzione e logistica green con la possibilità di produrre anche energia da mettere a disposizione delle aree del porto». Sul piano dei traffici, invece, obiettivo 2022 è consolidare quanto messo a segno nel 2021. Quindi più merci, più movimento container e più croceristi. Dopo gli 80.309 passeggeri e i 28 approdi dello scorso anno, si attendono 51 approdi, 9 differenti compagnie armatrici e circa 133 mila passeggeri. Si parte il 27 marzo con la Artania dell’armatore tedesco Phoenix Reisen, poi, il 6 aprile, il primo approdo di MSC della stagione con Splendida.

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