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Tari, arriva la bolletta trasparente con i costi standard

Obiettivo della riforma: fissare gli standard per determinare il «costo efficiente» delle varie attività di raccolta e smaltimento, e tradurre il tutto in bollette trasparenti per le utenze domestiche e non

di Gianni Trovati


Fisco: Tari cresce in 4 citta' su 10, picchi del 36%

3' di lettura

Parte la riforma della Tari, la tariffa rifiuti da 10 miliardi abbondanti all’anno con cui imprese e cittadini pagano l’igiene urbana. Il calendario punta a chiudere il cantiere in autunno per applicare le nuove regole dal 1° gennaio 2020. E l’obiettivo è a suo modo rivoluzionario: fissare gli standard per determinare il «costo efficiente» delle varie attività di raccolta e smaltimento, e tradurre il tutto in bollette trasparenti per le utenze domestiche e non. A far partire la macchina sono due documenti che l’Arera, l’Authority per l’energia e l’ambiente, ha posto in consultazione per operatori, aziende ed enti locali. Osservazioni e proposte andranno inviate entro il 16 settembre. La consultazione si concentrerà su una serie di aspetti ad alto tasso tecnico, ma il problema è semplice da capire (e complicato da risolvere).

Almeno sul piano formale, la Tari non è una tassa ma una tariffa. La bolletta, di conseguenza, deve garantire la «copertura integrale dei costi» del servizio, che non vanno caricati sulla fiscalità generale. Ma è ovvio che se mancano indicatori per calcolare il «prezzo giusto», la tariffa presentata a case, negozi e imprese può crescere anche per finanziare l’inefficienza. La prova del nove arriva dalle tante classifiche prodotte ogni anno sulle bollette per la famiglia-tipo, che vedono svettare città dove spesso lo smaltimento dei rifiuti zoppica ed entra periodicamente in emergenza.

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Nel caso delle «utenze non domestiche», cioè di negozi, ristoranti, alberghi e imprese, i parametri agganciati al «metodo normalizzato» che ha appena compiuto 20 anni di vita e di deroghe si sono tradotti in un liberi tutti: con il risultato che la stessa tipologia di utenza, con identica produzione di rifiuti, può vedere la tariffa cambiare anche di 10 volte da un Comune all’altro senza ragioni comprensibili.

Mettere ordine in questo caos non è facile ma è possibile. L’Arera prova a replicare l’impresa realizzata per il servizio idrico, dove nonostante le polemiche infinite sull’acqua pubblica ora un sistema tariffario c’è e funziona. E per farlo punta su interventi graduali e diversificati sul territorio, anche per evitare balzi tariffari troppo bruschi.

Ad essere regolati saranno i quattro filoni chiave dell’igiene urbana: spazzamento e lavaggio strade, raccolta e trasporto, riscossione e rapporto con gli utenti, trattamento recupero e smaltimento. Quattro saranno anche gli schemi tariffari fra i quali enti locali e autorità d’ambito potranno scegliere.

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In tutti i casi, le nuove architetture delle tariffe puntano a individuare il «costo efficiente» dei diversi rami dell’igiene urbana, per presentare agli utenti una bolletta il più possibile coerente con le spese corrette per il servizio. In quest’ottica, cambia anche il trattamento dell’evasione. Oggi le mancate entrate si trasformano facilmente in “costi del servizio”, con il risultato che le bollette non pagate da chi evade si scaricano su chi paga. Con il nuovo metodo, il passaggio sarà possibile solo dopo che il gestore avrà tentato senza successo tutte le vie del recupero giudiziale. Il rischio evasione, insomma, si sposta dai contribuenti paganti al Comune o al gestore.

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E una robusta dose di trasparenza imporrà ai gestori di comunicare tutte le variazioni importanti nel servizio e di indicare in bolletta, oltre ai criteri di calcolo della tariffa e alle modalità di pagamento, le porte a cui bussare per i reclami, le informazioni sulle modalità di erogazione del servizio e gli obiettivi ambientali raggiunti o mancati.

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