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Tariffe, scioperi, crisi politiche. Nei cieli scatta l’emergenza utili

Per Lufthansa utili a - 70%, Ryanair -29%. Si salvano Air France-KLM e IAG. Le tensioni a Hong Kong costano il 7% in Borsa a Cathay. In calo la redditività

di Mara Monti


Trasporto aereo: la crescita futura passa attraverso le low cost

3' di lettura

Sarà un’altra estate calda per le compagnie aeree. L’ultima spallata arriva da Hong Kong uno dei più importanti hub asiatici per i voli dall’Europa verso il Far East e l’Australia: per due giorni l’aeroporto internazionale dal quale lo scorso anno sono transitati 75 milioni di passeggeri, è stato oggetto di proteste costringendo le autorità aeroportuali a cancellare centinaia di voli. La più colpita è stata la compagnia nazionale Cathay Pacific che tra arrivi e partenze ha soppresso 272 voli coinvolgendo oltre 55mila passeggeri, secondo i dati comunicati dal vettore. Cathay Pacific è arrivata a perdere in Borsa il 7% in due giorni, toccando il livello più basso degli ultimi 10 anni.

Nuovi scioperi in arrivo

Il caos di Hong Kong è soltanto l’ultimo di una serie di proteste che stanno mettendo sotto pressione il settore. I piloti di Ryanair prima compagnia europea per numero di passeggeri trasportati, hanno annunciato una serie di scioperi il 22 e 23 agosto e dal 2 al 4 settembre se non si avvierà un tavolo di trattative con l’azienda. Difficile immaginare che i piloti tornino sui loro passi, dal momento che Ryanair sta valutando i tagli da operare il prossimo autunno, per colpa dei quali circa 900 dipendenti, compresi i piloti della Gran Bretagna, rischiano il posto di lavoro. Lo stesso hanno minacciato i piloti di British Airways benché al momento la protesta sia stata sospesa in attesa dell’esito delle trattative al momento ancora in corso.

Quale sarà il risultato del confronto al momento è incerto. Di certo c’è che il costo del lavoro continuerà a salire così come il carburante, mettendo pressione sui risultati finanziari: nel secondo trimestre, Lufthansa ha ridotto gli utili del 70% e il titolo è scivolato del 31,4% da gennaio; easyJet per colpa della Brexit ha visto le azioni scendere del 18,03% e Iag (British Airways e Iberia) del 31,2%. In controtendenza Air France-KLM che nel secondo trimestre ha incrementato gli utili e in Borsa ha guadagnato il 7,28%. I timori di un rallentamento della crescita globale, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, la Brexit oltre alla messa a terra da cinque mesi dei Boeing 737 Max, dopo gli incidenti di Lagos e Etiopia, sono tra i fattori che più stanno pesando sul settore.

TITOLI IN PICCHIATA
TITOLI IN PICCHIATA
TITOLI IN PICCHIATA

I rischi per il settore

L’ultimo caso è quello di Norwegian Airlines costretta a sospendere i voli low cost a lungo raggio da Dublino per gli Stati Uniti e il Canada a causa dell’impossibilità di usare i Boeing 737 Max di cui la compagnia ne contava 18 nella flotta. Il vettore ha calcolato che l’impatto negativo sui risultati annuali sarà di circa 78 milioni di dollari. La Borsa ha fatto il resto e da gennaio il titolo è crollato del 67,5 per cento. Una soluzione l’ha escogitata l’americana United, seconda compagnia americana, che per non perdere la stagione estiva ha deciso di acquistare 19 Boeing 737-700 di seconda mano per coprire le carenze. Il vettore statunitense può permettersi una simile soluzione forte di profitti raddoppiati nell’ultimo trimestre(-1,36% a Wall Street). Non ha reagito allo stesso modo Ryanair che al contrario ha riportato utili in calo del 29% nel trimestre: con il ritardo nelle consegne di 58 Boeing 737 Max, il vettore irlandese ha deciso di tagliare 30mila voli oltre ad alcune basi e in Borsa le azioni sono scese del 16,4%. Complessivamente, è stato calcolato, che la crisi del Boeing 737 Max ha causato la cancellazione, in media, di 40 voli al giorno.

La domanda resta forte

L’aspetto positivo è che la domanda resta elevata dal momento che viaggiare in aereo è diventato un bene di largo consumo, ma da sola non è sufficiente a sostenere gli utili specialmente se le tariffe sono basse: la Iata, l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree nel suo ultimo report segnala che a giugno la domanda (RPK) è aumentata del 5,0% rispetto a giugno 2018, un dato leggermente più alto rispetto a maggio (+4,7%). Tuttavia, i risultati finanziari del settore nel primo trimestre del 2019 mostrano che la redditività peggiorata rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. In particolare in Europa dove la concorrenza tra i vettori ha provocato una guerra tariffaria a vantaggio dei passeggeri. Negli Usa al contrario il consolidamento del settore fa da sostegno nelle fasi di incertezza. In più, l’aumento dei costi è in parte compensato dalle entrate ancillarys(bagaglio, pasti a bordo). Quanto può durare? Le tensioni globali sono destinate a perdurare almeno fino alla fine dell’anno, i più deboli cederanno il passo e alle 14 compagnie già fallite se ne aggiungeranno altre. Ma volare resta una prerogativa a cui nessuno può più rinunciare.

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