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Tartufo Bianco d’Alba: 100mila biglietti venduti per la Fiera

Primo bilancio positivo: superate del 6,5% le presenze dello scorso anno. Tra i clienti più assidui americani, australiani e brasiliani. Acquistati 650 kg di tartufo lamellato

di Silvia Marzialetti


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La Fiera del Tartufo ad Alba-(Oldani-Press)

3' di lettura

Dopo un debutto al ralenti dovuto alla siccità, il tartufo entra nel vivo della stagione, con numeri di tutto rispetto. Dai 250 ai 380 euro l’etto le quotazioni di quest’anno per un bianco di Alba, “il gioiello” dall'aroma inconfondibile, che ogni anno muove un giro d'affari di circa mezzo miliardo di euro tra fresco, trasformato e conservato. Più contenute le quotazioni della Borsa di Acqualagna, dove i prezzi del bianco oscillano tra 120 euro l'etto per un piccolo (fino a 15 grammi) e 250 euro per un grande (oltre i 50 grammi), mentre una pezzatura media vale 170 euro l'etto.

Tartufo, un “profumo” che vale mezzo miliardo

Archiviate le quotazioni stellari del 2017 - quando la siccità fece schizzare i prezzi a ritmi da bitcoin e un bianco d'Alba toccò quota 7mila euro - e le tariffe low cost dello scorso anno, dovute alla intensa piovosità, la congiuntura a stagione non ancora finita è positiva. «La carta vincente sono le piogge cadute per tempo, che hanno favorito la produzione nella nostra zona», dice Liliana Allena, presidente dell'Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba. La 89° edizione dell'appuntamento che ogni anno celebra il fungo ipogeo si è appena conclusa con oltre 100mila biglietti venduti e più di 650 chilogrammi di tartufo lamellato. «Abbiamo superato del 6,5% le presenze dello scorso anno e consolidato i numeri deli stranieri, che hanno toccato punte del 70%. Gli americani continuano a essere i nostri clienti più assidui, ma la rassegna riscuote molto successo anche in Australia e in Brasile».

Effetti positivi per la ritenuta d’imposta di 100 euro
L'incognita di una stagione che deve ancora concludersi (in Piemonte la data di chiusura è il 31 gennaio) al Nord e in Umbria è rappresentato dalle abbondanti piogge degli ultimi giorni «che rischiano di far marcire il fungo ipogeo», dicono da Assotartufai. L'associazione dei cavatori sta incassando i primi effetti dell'ultima Finanziaria, che ha liberalizzato la cessione diretta del prodotto fresco entro un tetto di 7mila euro, in cambio di una ritenuta d'imposta di 100 euro.

Fatturato in crescita per Urbani Tartufi
Intanto in casa Urbani Tartufi - azienda leader con il 67% del mercato globale - ci si prepara al mercato natalizio, che tradizionalmente rappresenta la fase più intensa dell'anno. «La stagione è buona», dice Giammarco Urbani, 45 anni, che insieme con la famiglia guida l'azienda umbra. «Rispetto al 2018 - prosegue - abbiamo acquistato il 10% di prodotto in più, ma con una riduzione del costo del 4%». L'azienda - 300 dipendenti, sei filiali negli Stati Uniti e 15 filiali nel mondo - conta di chiudere il 2019 con un fatturato da 63 milioni, in crescita rispetto ai 59,5 milioni del 2018. L'export rappresenta l'80% del fatturato, coperto per il 48% da Italia e Usa. Il restante 52% è coperto dall'Europa - per il 30% - e da Asia e Medio Oriente per il 22%. In questa area del mondo, in particolare, il mercato cresce a due cifre, grazie soprattutto ai derivati al tartufo come “la linea sushi”, che ha debuttato da poco nella grande distribuzione, insieme con la soia alle scaglie di tartufo e wasabi. Ma il vero core business dell'azienda (60% del fatturato) è rappresentato dal segmento dei derivati - salse e condimenti - l'asso che ha consentito all'azienda di superare con il segno positivo il 2017, quello che per tutti gli attori della filiera sarà ricordato per sempre come l'annus horribilis .

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