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Task force ridotta a 90 membri

La soluzione di mediazione è il frutto della trattativa e dei malesseri espressi dal leader di Iv Matteo Renzi, ma anche dal M5S e dal Pd

di Manuela Perrone

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(ANSA)

La soluzione di mediazione è il frutto della trattativa e dei malesseri espressi dal leader di Iv Matteo Renzi, ma anche dal M5S e dal Pd


2' di lettura

Da 300 a 90, con un supervisore unico e sei manager, uno per ogni missione. Dopo le proteste dei partiti della maggioranza, e non solo, la maxi struttura tecnica per il monitoraggio dell’attuazione del Recovery Plan si avvia verso una cura dimagrante. Ma l’impianto resta quello proposto dal premier Giuseppe Conte ai capidelegazione di M5S, Pd, Iv e Leu nella riunione di sabato scorso: la scelta politica della selezione finale dei progetti spetterà al Ciae, il Comitato interministeriale degli Affari europei; il piano di attuazione e la vigilanza politica saranno compito del comitato esecutivo formato dal premier e dai due ministri di spesa maggiormente coinvolti, il dem Roberto Gualtieri (Economia) e il pentastellato Stefano Patuanelli (Sviluppo economico); la verifica del rispetto del cronoprogramma e i poteri sostitutivi in caso di inadempimenti saranno invece affidati alla task force tecnica, un’unità di missione in versione ridotta rispetto alla carica dei 300 ipotizzati all’inizio. Il ruolo specifico di informare la Commissione Ue è riconosciuto al ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola.

La soluzione di mediazione è il frutto della trattativa di questi giorni e dei malesseri espressi non solo dal leader di Iv Matteo Renzi, ma anche dal M5S di Vito Crimi e Luigi Di Maio (quest’ultimo aveva invocato «una struttura più snella») e dal Pd di Nicola Zingaretti e Dario Franceschini. Al Nazareno devono fronteggiare sia i mal di pancia dei ministri che temono di essere scavalcati sia quelli dei parlamentari. Ieri, come anticipato dal Sole 24 Ore, il presidente dem della commissione Politiche Ue del Senato, Dario Stefano, ha scritto una lettera a Conte per denunciare il rischio che, con l’istituzione della cabina di regia, si realizzi «una reductio del ruolo e delle funzioni del Parlamento a semplice, sporadico uditorio». In sintesi: «Il coinvolgimento delle Camere non deve essere né timido né tanto meno intermittente».

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Proprio al question time alla Camera, Amendola ieri ha ricordato come siano le linee guida europee a ritenere «indispensabile un meccanismo non ordinario di attuazione e gestione dei progetti» del Recovery Fund, che per l’Italia vale 209 miliardi e che richiede un complesso meccanismo di pianificazione e rendicontazione della spesa. Il ministro ha inoltre rassicurato sul «costante coinvolgimento del Parlamento». Promettendo il lavoro di selezione dei progetti è in dirittura finale: «nei prossimi giorni» saranno presentati alle Camere i primi risultati dell’interlocuzione informale avviata con Bruxelles il 15 ottobre. Poi «ci saranno un Consiglio dei ministri e un Ciae in cui analizzare gli aggiornamenti del piano». Piano sul quale è arrivato il nuovo monito del Commissario Ue Paolo Gentiloni, consegnato ai microfoni del Tg5: «Il Recovery Fund è un’occasione straordinaria per l’Italia, ma non è una finanziaria bis».

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