CONTE CHIAMA COLAO E BORRELLI

Task force, la toppa in extremis all’assenza di donne

Dopo la mobilitazione #datecivoce il premier chiede di integrare i gruppi di lavoro

di Manuela Perrone

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Giuseppe Conte (nella foto Ansa) ha convenuto: le task force vanno integrate per garantire una maggiore presenza femminile

Dopo la mobilitazione #datecivoce il premier chiede di integrare i gruppi di lavoro


4' di lettura

È servito un mese di proteste e mobilitazioni, ma alla fine, a fase 2 già cominciata, Giuseppe Conte ha convenuto: le task force vanno integrate per garantire una maggiore presenza femminile. Un’assenza assurda, quella delle donne nella babele di gruppi di lavoro creati per supportare il Governo, visto che proprio le donne rappresentano la maggioranza del personale medico e infermieristico, ovvero l’ossatura della gestione dell’emergenza sul campo.

#Datecivoce, la mobilitazione delle donne
Non erano bastati i tanti articoli che in sequenza avevano denunciato la miopia e l’anacronismo di scelte simili. Era stata insufficiente la nascita di un comitato ad hoc, “Dateci voce”che sabato 2 maggio ha promosso un flash mob sui social: centinaia di donne si sono fotografate in mascherina per protestare contro stanze dei bottoni quasi interamente maschili. Alla fine, un gruppo traversale di 16 parlamentari (Bonino, Valente, Fedeli, Bini, Biti, Boldrini, Cirinnà, Iori, Messina Assuntela, Pinotti, Rojc, Maiorino, Conzatti, Fattori, Rossomando, Unterberger) ha preso carta e penna e scritto una mozione per chiedere espressamente al Governo di ristabilire l’equilibrio.

Conte: «Colao, Borrelli e i ministri integrino»
Il giorno stesso, quello della riapertura, è arrivata la risposta del premier. «Ho molto apprezzato le parole del gruppo di senatrici che hanno rivendicato un maggior protagonismo delle donne nelle commissioni tecniche nate per supportare il Governo nella difficile gestione della crisi da Covid-19», si legge nella nota. Poi la promessa: «Oggi stesso (il 4 maggio, ndr) chiamerò Vittorio Colao per comunicargli l’intenzione di integrare il comitato di esperti che dirige attraverso il coinvolgimento di donne le cui professionalità, sono certo, saranno di decisivo aiuto al Paese. Allo stesso modo, nelle prossime ore chiederò al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, di integrare il Comitato tecnico-scientifico con un’adeguata presenza femminile».

L’irritazione per “le gentili concessioni”
Analogo invito è stato rivolto da Conte a tutti i ministri affinché tengano conto dell’equilibrio di genere nella formazione delle rispettive task force e gruppi di lavoro. Meglio tardi che mai, è stato il commento con cui le parole del premier sono state accolte. Ma anche: come è possibile che occorra ricordare ancora nel 2020 l’importanza di una rappresentanza equilibrata? Perché siamo ancora ferme alle “gentili concessioni”, peraltro dietro sollecitazione?

Clamoroso il caso del Comitato tecnico-scientifico
Domande legittime, perché la sproporzione è macroscopica e già denunciata dal Sole 24 Ore quando ci siamo presi la briga di censire le 15 task force istituite dal Governo. Il caso più clamoroso è quello del Comitato tecnico-scientifico, il più importante degli organi consultivi del Governo: 20 componenti, tutti uomini. Facile accorgersene: alle conferenze stampa delle 18 che hanno scandito ogni giorno della fase 1 accanto a Borrelli sono stati sempre esperti. Mai una donna.

Ma la sottorappresentazione è ovunque
Nel comitato Colao, su 20 componenti le donne finora sono soltanto 4: Elisabetta Camussi, Raffaella Sadun, Filomena Maggino e Mariana Mazzucato. Nella maxi task force dati istituita dalla ministra dell’Innovazione Paola Pisano le donne sono 17 su 76, ma tra i suoi otto sottogruppi due sono interamente maschili. Le donne sono schiacciante minoranza anche nella struttura commissariale di Domenico Arcuri, composta di 40 persone.

Unica squadra femminile: quella di Bonetti
Va meglio soltanto in due team: il gruppo di lavoro sulla scuola del futuro voluto dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e presieduto da Patrizio Bianchi (su 18 esperti le donne sono 8) e la task force “Donne per un nuovo Rinascimento” creata dalla ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, l’unica interamente femminile, quasi a compensare il “deserto” delle altre. Ma anche poco efficace, quasi “decorativa”, visto che Conte ha indicato come le vere squadre di supporto all’Esecutivo per la fase 2 siano il Comitato tecnico-scientifico e quella capitanata da Colao.

La giustificazione di Borrelli
Resta la domanda: perché? «I membri del comitato tecnico-scientifico vengono individuati in base alla carica, come ad esempio il capo della Protezione civile o il presidente dell’Iss», ha candidamente risposto Borrelli a chi gli chiedeva conto di un Cts monogenere. «Se queste cariche fossero state ricoperte da donne avremmo avuto nel comitato tecnico scientifico una componente femminile adeguatamente rappresentata».

Nelle stanze dei bottoni le donne non ci sono
Forse involontariamente, il capo della Protezione civile ha così segnalato il baco generale del sistema: l’incapacità di esprimere donne ai vertici. Baco che ormai stride con la realtà, come la pandemia ha messo in luce. Perché le donne sono in prima linea negli ospedali e nei laboratori di ricerca, il “braccio” dell’emergenza. Ma sono mancate nel “cervello”. E si è visto. Perché altrimenti non avremmo riaperto senza immaginare soluzioni per le bambine e i bambini. Con il rischio, anche questo segnalato invano, che a pagare il prezzo più alto della crisi siano proprio le donne, quelle con i lavori più fragili, che ancora una volta magari si vedranno costrette a mettere da parte le proprie competenze e a restare a casa.

Il comitato #Datecivoce: serve una legge
Non stupisce allora la richiesta del comitato #Datecivoce a Conte: approvare una legge affinché in ogni commissione, organo, tavolo tecnico di nomina istituzionale e pubblica ci sia reale parità. Andando oltre la legge Golfo-Mosca 120/2011 per le società quotate e portando ovunque la rappresentanza al 50%. Perché «avere percentuali eque di uomini e donne vuol dire non solo cambiare la visione politica del Paese ma anche ridare fiducia a chi crede che solo nel rispetto reciproco, nel rispetto della Costituzione e nella ricchezza della differenza possa nascere un Paese migliore».

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