ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùE-COMMERCE

Tassa digitale in arrivo per Alibaba&co, valgono un terzo del Pil cinese

Dopo la stretta sui microprestiti e le multe Antitrust, Pechino studia misure ad hoc . Frenata sul debito delle società statali che va stabilizzato

di Rita Fatiguso

Alibaba nel mirino, il fondatore Jack Ma "sparito" da ottobre

2' di lettura

Cina a doppia marcia sull’economia. Sul fronte privato, dopo la stretta ai microprestiti e le multe dell'Antitrust, sta elaborando un piano per tassare i big dell'e-commerce. La tassa digitale, stando alla China Academy of Information and Communications Technology, colpirebbe un settore pari al 36% del Pil cinese, 5.520 miliardi di dollari in cifre assolute, ed è cresciuto a ritmi velocissimi, molto più rapidi dell’economia negli ultimi dieci anni. Il valore aggiunto dell'industria digitale è cresciuto dell'11,1% rispetto al 2018 con un effetto di trascinamento sui settori tradizionali dell’agricoltura, servizi, manifatturiero.

Condividere i benefici

L’ex vice ministro delle finanze cinese Zhu Guangyao ha detto che «è tempo di condurre uno studio generale sulla tassazione digitale sia a livello internazionale che nazionale, concentrandosi in particolare su grandi piattaforme tecnologiche e aziende con grandi database e un enorme traffico di consumatori». Yao Qian, capo dell'ufficio di supervisione scientifica e tecnologica della China Securities Regulatory Commission (CSRC), ha confermato che «la Cina dovrebbe prendere in considerazione l’imposizione di una tassa digitale sulle società tecnologiche per consentire ai cittadini-utenti di condividere i benefici che hanno contribuito a creare per le piattaforme Internet utilizzate ».

Loading...

Frenata sulle statali

Sul versante pubblico, invece, in una conferenza stampa a Pechino, la Cina suona un’altra musica. «Sulle aziende pubbliche, ci si concentrerà sul mantenimento dei livelli di debito presso le più grandi aziende statali piuttosto che sulla riduzione dell'indebitamento, il che potrebbe rassicurare gli investitori dopo un’ondata di insolvenze nelle aziende più piccole».

«I rating di credito delle imprese di proprietà statale sono a un buon livello e la loro dimensione delle obbligazioni è generalmente ragionevole, ha detto Peng Huagang, portavoce della Commissione per la supervisione e l’amministrazione dei beni di proprietà statale SASAC responsabile della gestione delle SOE, le società di proprietà pubblica».
In altri termini in questo momento di ripresa dell’economia incentivare il deleveraging che ha avuto effetti dirompenti a partire dalla scorsa estate «non sarebbe saggio» in un momento di ripresa dell’economia.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti