ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa manovra

Tassa di soggiorno fino a 10 euro a Firenze, Pisa, Rimini, Venezia e Verbania

Levata di scudi degli albergatori contro l’emendamento alla legge di Bilancio, ma il provvedimento impatta su pochi Comuni

di Annarita D'Ambrosio

(fotofabrika - stock.adobe.com)

3' di lettura

Più turisti, 20 volte superiori ai residenti, e più fondi per il turismo. L'emendamento alla manovra proposto dal Pd, approvato alla Camera ed al vaglio del Senato, ha portato alla levata di scudi degli albergatori, Federalberghi, Confindustria Alberghi ed Assoturismo Confesercenti, ed al plauso delle amministrazioni delle grandi città a cui è rivolta la misura. Ne beneficeranno «solo 5 Comuni in realtà» ci precisa il primo cittadino di Novara, Alessandro Canelli, delegato Anci alla Finanza locale. «Il provvedimento, stando ai requisiti richiesti, autorizza l’incremento solo a Rimini, Venezia, Verbania, Firenze e Pisa. Bene, ma Anci chiede che anche comuni di più piccole dimensioni con un enorme flusso turistico, pensiamo a quelli sulla costa in estate, possano analogamente intervenire».

Il testo introdotto in manovra

È il comma 787 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2023 a prevedere la novità. All’articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, numero 23, il comma 1-bis è sostituito dal seguente: « 1-bis. Nei comuni capoluogo di provincia che, in base all’ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta e l’elaborazione di dati statistici, abbiano avuto presenze turistiche in numero 20 volte superiore a quello dei residenti, l’imposta di cui al presente articolo può essere applicata fino all’importo massimo di cui all’articolo 14, comma 16, lettera e), del decreto-legge 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 122/2010. I predetti comuni devono fare riferimento ai dati pubblicati dall’Istat riguardanti le presenze turistiche medie registrate nel triennio precedente all’anno in cui viene deliberato l’aumento dell’imposta. Per il triennio 2023-2025 si considera la media delle presenze turistiche del triennio 2017-2019 ».

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Chi può istituire l’imposta

Una facoltà dunque, limitata alle città capoluogo, destinata ad impattare sulle sole città con i requisiti previsti, le cinque indicateci da Anci, esclusa Roma Capitale che ha un tributo speciale con un limite massimo doppio rispetto agli altri Comuni italiani. La disposizione richiama il testo vigente del citato articolo 4 del decreto legislativo numero 23 del 2011 che stabilisce la facoltà di istituire l’imposta di soggiorno.

Necessaria una deliberazione del consiglio comunale ad hoc, che stabilisca criteri di gradualità in proporzione al prezzo della struttura alberghiera, attualmente, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare:
- interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive;
- interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali;
- relativi servizi pubblici locali.
L’imposta di soggiorno può peraltro sostituire, in tutto o in parte, gli eventuali oneri imposti agli autobus turistici per la circolazione e la sosta nell’ambito del territorio comunale.

La posizione degli albergatori

Il possibile aumento della tassa non è piaciuto, come detto, a Federalberghi e per il presidente Bernabò Bocca «andrebbe sostituita con in un'imposta di scopo, utilizzando i fondi per riqualificare le strutture alberghiere, invece di destinare il gettito al bilancio dei Comuni finendo in calderone senza senso».Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria parla di «un provvedimento che in una fase di riavvio del turismo rischia di compromettere il delicato recupero di destinazioni che stavano appena rialzando la testa, di caricare di ulteriori costi i turisti e di burocrazia gli albergatori».
In una nota Confindustria Alberghi conferma che «l’aumento della tassa di soggiorno pesa su un equilibrio ancora difficile per il settore, stretto tra aumenti spaventosi dei costi, primo tra tutti quello dell’energia, e la crescita astronomica del costo dei mutui accesi per resistere alla crisi Covid».

I dati ed il funzionamento

Secondo il dato più recente sull’imposta che si ricava da Siope, il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici, rielaborato da Banca d’Italia, nell'anno 2020 (fortemente influenzato in negativo dal COVID-19), il numero di enti italiani che ha incassato, in via ordinaria, somme a titolo di imposta di soggiorno è di 1.041, in aumento di 21 unità rispetto all'anno 2019. «Di questi Comuni però soolo 15 godono di introiti significativi derivanti dall’imposta» ci ha chiarito il sindaco Canelli.

Nel caso di locazioni brevi a fini turistici con intermediazione di portali on-line l'Imposta di soggiorno viene pagata direttamente al gestore del portale, mentre nel caso in cui non vi sia intermediazione, è versata direttamente al locatore. Il gestore della struttura riversa al Comune, alle scadenze previste dal Regolamento, gli importi con le seguenti modalità:c/c postale; c/c Tesoreria;F24, solo se il Comune ha sottoscritto apposita convenzione con l'agenzia delle Entrate; PagoPA.

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