vivissime condoglianze

Tassami, ma di servizi saziami


1' di lettura

Domani sarà un giorno triste per milioni di cittadini, occorrerà versare (al fisco-vampiro) l’acconto Irpef per il 2019. Senza finzioni, senza ipocrisie, diremo che le tasse si pagano malvolentieri in Italia perché lo Stato restituisce malamente i tributi in servizi. E poi le percentuali richieste con troppo zelo sono ben superiori a quello dei politici preposti a occuparsi del bene comune. Così come è dura andare in guerra per ragioni poco chiare o per le folli pretese di qualche esaltato, allo stesso modo è irritante pagare i tributi se gli esattori scarseggiano di stima e prestigio. Ma, per non essere polemici oltremisura, consoliamoci con un po’ di saggezza. Benjamin Franklin, nella “Lettera a Jean-Baptiste Le Roy”, il 13 novembre 1789 scriveva: «In questo mondo non v’è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse». Emile de Girardin ne “Il socialismo e l’imposta” affermò: «La forza dei governi è inversamente proporzionale al peso delle tasse». E Svetonio, il caro e piacevole Svetonio, nelle sue “Vite dei dodici Cesari” lasciò questa massima: «Boni pastoris esse, tondere pecus, non deglubere»; ovvero: «Il buon pastore deve tosare le pecore, non scorticarle». Per chiudere ricorriamo ad Arnold J. Toynbee, a quanto scrisse in “Saturday Review” il 5 aprile 1969: «Quando mi sorprendo a recriminare per il fatto che non sono immortale, subito mi richiamo all’ordine domandandomi se mi piacerebbe davvero la prospettiva di dover compilare la denunzia delle tasse per un numero infinito di anni futuri». Momenti di verità da allegare ai soldi che domani si dovranno versare.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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