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Tassara, ristrutturazione chiusa. La (mini) holding torna a Zaleski

Ieri l’accordo con le banche: in dieci anni rimborsati 5 dei 5,5 miliardi di debiti. Alla famiglia del finanziere franco-polacco Metalcam e attività minerarie in Gabon

di Cheo Condina


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Un’immagine della Metalcam

3' di lettura

Dopo 11 anni Romain Zaleski torna in pieno possesso della “sua” Carlo Tassara. Il passaggio chiave, che di fatto chiude il cerchio della maxi ristrutturazione del debito della holding iniziata nel 2008, è avvenuto ieri a Milano: dopo una lunga trattativa con le banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Carige, Ubi e Mps) è stata infatti firmato un accordo che, a fronte di un ultimo rimborso, certifica la completa esdebitazione della Tassara e il conseguente ritorno della governance in mano al finanziere franco-polacco.

La Carlo Tassara di oggi è completamente diversa rispetto a quella di un decennio fa, quando rappresentava uno snodo cruciale della finanza italiana. Oggi, come anticipato da Radiocor, le restano in portafoglio Metalcam (specializzata nella produzione di forgiati a disegno in acciai di alta qualità), anch’essa “fresca” di ristrutturazione del debito con Ubi Banca e Unicredit, e Carlo Tassara France, a sua volta titolare del 7% di Comilog, compagnia mineraria del Gabon che è il secondo produttore al mondo di manganese. Anche la centrale idroelettrica Terzo Salto di Esine, di recente, è stata ceduta. È evidente tuttavia che per l’86enne Zaleski, il ritorno sulla tolda di comando della holding ha un valore simbolico rilevante, se non altro perché chiude definitivamente i conti con le banche e con il passato.

Nel 2008, la Carlo Tassara vantava quote rotonde in istituzioni finanziarie chiave come Intesa Sanpaolo (in cui era arrivata al 5%), Generali e Mediobanca (in entrambe poco sopra il 2%); senza dimenticare Cattolica, Mps, Ubi, il 18% in Mittel e gli interessi nel settore energetico, dove giocò un ruolo chiave nel riassetto di Edison col suo 10%, detenendo al contempo anche il 2,5% in A2A, quota che peraltro era eredità della Ipo di Asm Brescia per far capire quanto affondasse le proprie radici nel passato e anche nel territorio lombardo. Un’ampia ragnatela di partecipazioni “pesanti” che, tuttavia, si reggeva anche su ingenti debiti, circa 5,5 miliardi netti nel 2008, quando i forti ribassi delle Borse - scatenati dalla crisi dei mutui subprime - hanno messo alle corde la Carlo Tassara dimezzando il valore del suo patrimonio e costringendola a un accordo di stand still con le banche, poi rivisto più volte per il persistere delle difficoltà.

Il lungo processo di ristrutturazione del debito, avvenuto con Pietro Modiano nominato presidente della holding dalle banche creditrici, ha visto progressivamente la cessione di tutte le partecipazioni azionarie, comprese anche quelle estere (a partire dalla polacca Alior Bank). A conti fatti si può così dire che, con il passaggio di ieri, gli istituti sono rientrati completamente dalla loro esposizione. Va ricordato, tuttavia, che nel 2013, in occasione dell’ultima revisione all’accordo di ristrutturazione, le banche stesse avevano anche convertito debiti in strumenti finanziari partecipativi per 650 milioni, di cui Intesa Sanpaolo per circa 450 milioni, Unicredit per 63 milioni e Ubi Banca per 31 milioni.

Che cosa cambia adesso in Carlo Tassara? Se fino a ieri il consiglio di amministrazione era composto da nove membri di cui sei indipendenti (ma, di fatto, espressione delle banche) e tre espressi dalla famiglia Zaleski (l’ad e storico braccio destro Mario Cocchi, il figlio Konstantin e Anna Maria Tassara), il completo adempimento degli accordi di ristrutturazione del debito riporterà tutto il board sotto il controllo della famiglia del finanziere franco-polacco, che a sua volta ricoprirà un ruolo apicale. L’attività della Carlo Tassara ripartirà dal territorio bresciano, al quale lo stesso Zaleski è ormai legato in modo indissolubile.

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