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Tasse e contanti, quegli strani numeri gemelli

di Alberto Orioli


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2' di lettura

Piccolo gioco di numeri, ma neanche tanto.
Il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, al tavolo delle parti sociali ha rilanciato il tema del contante nelle cassette di sicurezza: 150 miliardi. Montagne di banconote parcheggiate nei caveau perché in tempi di tassi negativi meglio tenerle “sotto il materasso d’acciaio” piuttosto che lasciarle a perdere valore nei conti correnti. O, in altri casi, i peggiori, tenerle a disposizione senza investirle in attività finanziarie che richiederebbero controlli e l’inserimento in un circuito di trasparenza e tracciabilità.

I numeri a volte fanno fare strani gemellaggi.
Che dire ad esempio del sommerso (non legato alla criminalità) stimato dallo stesso ministero dell’Economia a 169 miliardi? Si tratta dell’economia sotto-dichiarata e di quella frutto di lavoro irregolare che, con le attività illecite, diventa di 190 miliardi. Una somma, questa sul business della malavita, probabilmente molto sottostimata perché pari a poco più dell'1% del Pil, contro il 7% del Pil che i centri studi internazionali attribuiscono al valore dell’economia criminale nel mondo.
Chissà quanti di quei 150 miliardi sono da collegare a questi aggregati border line?

E il gioco dei numeri rimanda un altro dato: i 144,3 miliardi di gettito Irpef garantito dal lavoro dipendente, sempre più il vero cardine del sistema fiscale italiano (nel complesso il gettito Irpef è di 180 miliardi). Fa una certa impressione pensare che l’intero incasso frutto dei 730 compilati dai tar-tassati, che pagano ben oltre il 60% delle imposte pur essendo meno della metà dei contribuenti, sia quasi pari al controvalore di quei contanti sparsi negli armadietti delle banche.

In realtà il cosiddetto tax gap, le imposte effettivamente evase, è fissato dal Tesoro in 108 miliardi tra tasse e contributi, un ammanco - a proposito degli scherzi dei numeri - che da solo è quasi pari all’intera spesa per la sanità (118 miliardi nel 2019). In quei 108 miliardi ci sono anche 35 miliardi di Iva non pagata; basterebbe recuperarli per considerare fatta la prossima manovra di bilancio, senza nemmeno l’ansia delle clausole di salvaguardia che prevedono di aumentarla, l’Iva.

Ma questo non è solo uno scherzo dei numeri. È una fiaba fiscale, genere fantasy.

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