ECONOMIA E IMMIGRAZIONE

Tasse e contributi dei lavoratori stranieri valgono 18 miliardi

Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa: basso impatto sulla spesa pubblica, saldo costi/benefici +500 milioni. E dalla “sanatoria” 2020 un gettito potenziale di 360 milioni annui.La ricchezza prodotta dagli immigrati vale il 9,5% del Pil(147 miliardi di euro)

di An.C.

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Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa: basso impatto sulla spesa pubblica, saldo costi/benefici +500 milioni. E dalla “sanatoria” 2020 un gettito potenziale di 360 milioni annui.La ricchezza prodotta dagli immigrati vale il 9,5% del Pil(147 miliardi di euro)


2' di lettura

I contribuenti stranieri in Italia sono 2,29 milioni e nel 2019 hanno dichiarato redditi per 29,08 miliardi e versato Irpef per 3,66 miliardi. Sommando addizionali locali e contributi previdenziali e sociali si arriva a 17,9 miliardi. Oggi il saldo tra entrate (Irpef, Iva, contributi) e costi (scuola, sanità, pensioni) dell'immigrazione è ancora positivo (+500 milioni). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della spesa pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale possono portare nel lungo periodo a un saldo negativo. È questo il quadro che emerge dalla lettura del decimo Rapporto annuale sull'economia dell'Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi, 13 ottobre, a Roma.

CLASSE DI REDDITO DEI CONTRIBUENTI IN ITALIA
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Dalla sanatoria 2020 un gettito potenziale di 360 milioni annui

La procedura di regolarizzazione 2020, sottolinea il report, è solo l'ultima di una lunga serie che, dal 1987 a oggi, ha portato all'emersione di oltre 2 milioni di stranieri irregolari (il picco nel 2002/2003, con quasi 650 mila “sanati”). La “sanatoria” ha portato nelle casse dello Stato 30 milioni di euro immediati (contributo una tantum al netto dei costi amministrativi), ma potrebbe portare altri 360 milioni di euro annui, sotto forma di tasse e contributi dei lavoratori regolarizzati.

I lavoratori stranieri contribuiscono al 9,5% del prodotto interno lordo

Oggi gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni e negli ultimi dieci anni sono aumentati di 600 mila unità (+31% dal 2010). È un'occupazione concentrata prevalentemente nelle professioni meno qualificate, pertanto al momento è complementare rispetto all'occupazione italiana. I lavoratori stranieri sono prevalentemente uomini (56,3%) e 7 su 10 hanno un'età compresa tra 35 e 54 anni. Oltre la metà ha come titolo di studio la licenza media, mentre solo il 12% è laureato. Il Valore Aggiunto generato dai lavoratori stranieri è pari a 146,7 miliardi di euro, pari 9,5% del Pil. Valore ridimensionato da presenza irregolare, lavoro nero e poca mobilità sociale.

BENEFICIARI DELLE REGOLARIZZAZIONI IN ITALIA, SERIE STORICA
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Stranieri in aumento, ma ingressi per lavoro in calo

Dal 2010 ad oggi gli stranieri residenti in Italia sono passati da 3,65 a 5,26 milioni (+44%), arrivando a rappresentare l'8,7% della popolazione (e superando il 10% in molte Regioni). Dall’altra parte, i nuovi permessi di soggiorno sono nel complesso diminuiti del 70%, a causa -mette in evidenza l’indagine - di una riduzione drastica di quelli per lavoro (-97%): gli stranieri (extra-comunitari) oggi arrivano soprattutto per ricongiungimento familiare o motivi umanitari.

Imprese straniere in espansione

Infine, un altro elemento può aiutare a farsi un’idea del contributo economico degli stranieri. Nell'ultimo decennio, ricorda il rapporto pubblicato oggi, l'imprenditoria straniera è stata uno dei fenomeni più significativi: gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti (-9,4%), mentre i nati all'estero sono aumentati (+32,7%). Le nazionalità più numerose sono Cina, Romania, Marocco e Albania, ma la crescita più significativa si registra tra gli imprenditori del Bangladesh e del Pakistan. Il 95% delle imprese a conduzione straniera è di proprietà straniera “esclusiva”, quindi senza soci italiani. Le imprese straniere producono un valore aggiunto di 125,9 miliardi, pari all'8% del totale. L'incidenza maggiore si registra nell'edilizia (18,4% del calore aggiunto del settore).

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