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Tasse già rinviate a settembre verso una dilazione in più anni

I commercialisti si preparano allo sciopero se non sarà concessa una proroga al 30 settembre per gli adempimenti fiscali. Si comincia con il blocco della liquidazione periodica Iva

di Ivan Cimmarusti e Gianni Trovati

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(fotomatrix - stock.adobe.com)

I commercialisti si preparano allo sciopero se non sarà concessa una proroga al 30 settembre per gli adempimenti fiscali. Si comincia con il blocco della liquidazione periodica Iva


3' di lettura

Stop alla liquidazione periodica Iva del 16 settembre. I sindacati dei commercialisti alzano il livello della polemica e proclamano lo sciopero in mancanza di una eventuale proroga al 30 settembre per gli adempimenti fiscali. Ma al ministero dell’Economia si sta studiando una dilazione in più anni delle imposte sospese nel periodo del lockdown ad oggi previste per settembre.

La battaglia sulle tasse del 20 luglio che ha percorso anche le stanze del Mef non ha prodotto la proroga, negata dalle esigenze di cassa dello Stato. Ma il governo prova a recuperare sull’incendiario terreno fiscale con la prossima maxi-scadenza all’orizzonte, quella di settembre quando è attesa la ripresa dei versamenti sospesi fin qui dai decreti anti-crisi. A pensarci sarà la manovra estiva finanziata dal nuovo deficit da 20 miliardi atteso nei prossimi giorni in consiglio dei ministri: e l’idea, che ha preso forma nelle riunioni che anche ieri hanno impegnato i vertici tecnici e politici di Via XX Settembre, è di costruire un calendario extralarge per i pagamenti. Oggi il ritmo previsto è serrato, e proprio per l’esigenza di non fare nuovo debito prevede quattro rate mensili da onorare fra settembre e dicembre. Una quota (si ragiona intorno ai 4-5 miliardi, ma tutto dipende dalla divisione finale del nuovo deficit) slitterà a dopo Capodanno, e a quel punto i problemi di finanza pubblica tramontano: le tasse non pagate, quindi, saranno spalmate su un orizzonte pluriennale, ancora da definire nei dettagli, con l’obiettivo ovvio di abbassare il più possibile le rate.

Proprio per placare la febbre fiscale alimentata dalla crisi la viceministra dell’Economia Laura Castelli ha addirittura parlato di «stralcio di un terzo delle tasse sospese», ma l’ipotesi è complicata anche dal fatto che una parte di contribuenti ha comunque pagato, senza sfruttare la proroga, tasse che per gli altri verrebbero cancellate.

L’equilibrio fra i colpi della crisi su partite Iva e imprese e le esigenze delle casse dello Stato rimane delicato. A ciò si aggiungano i rapporti incandescenti con i commercialisti. I nove sindacati di categoria (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Fiddoc, Sic, Unagraco, Ungdcec ed Unico) ieri hanno annunciato in Senato lo sciopero per il 16 settembre, in corrispondenza della liquidazione Iva periodica del secondo trimestre 2020. «L’auspicio – spiega il presidente di Anc Marco Cuchel – è che ci sia un dialogo con il Governo, altrimenti siamo pronti a scioperare a oltranza». «La proroga al 30 settembre è la prima delle richieste – aggiunge la presidente di Adc Maria Pia Nucera - la più urgente, sia per noi che per il mondo economico. L’obiettivo è quello di una interlocuzione con la politica».

Per Andrea Ferrari, presidente di Aidc, «è necessaria la partecipazione della categoria alla formazione di provvedimenti che li riguardano. Un intervento coerente e costante sulla annunciata riforma fiscale è indifferibile».

Secondo il presidente della categoria Massimo Miani lo sciopero è divenuto un «passaggio obbligato», come lo sono stati «una serie di passaggi istituzionali che non hanno sortito alcun effetto». Spiega che«siamo partiti con il presentare le nostre istanze alle audizioni, abbiamo avuto un dialogo diretto col Governo e, in particolare, con il Mef. Abbiamo anche scritto al presidente Giuseppe Conte e al ministro Roberto Gualtieri. Di fronte al silenzio è stato alzato il livello della discussione». Aggiunge che «era l’unica cosa da fare. Non c’è stato ascolto. Abbiamo il polso della situazione ben chiaro: è giusto ascoltare chi rappresenta non interessi propri ma i propri clienti-contribuenti». Una posizione che potrebbe essere presa in considerazione. D’altronde al dibattito di ieri non c’era solo l’opposizione, come il leader della Lega Matteo Salvini, ma anche i deputati della maggioranza Chiara Gribaudo e Tommaso Nannici del Pd e Stefano Fassina di Leu.

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