gli effetti della sentenza 51/2019

Tasse locali, per la Consulta caso-rottamazione escluso dalla sentenza sulle società private

di Gianni Trovati

Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

3' di lettura

Le società “scorporate” nel 2006 da Equitalia sono “agenti della riscossione”? Ruota intorno a questo punto il nodo degli effetti della sentenza 51/2019 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile una questione di legittimità sollevata dalla Corte dei conti sulle norme che regolano le comunicazioni di inesigibilità delle cartelle diventate ormai impossibili da incassare (si tratta dei commi 684 e seguenti della legge di stabilità per il 2015, da ultimo modificati dal decreto fiscale 119/2018).

La Corte ha respinto il quesito, riferito alle società scorporate, sulla base del presupposto che queste aziende (private) non possono essere «annoverate tra gli agenti della riscossione, a cui unicamente il legislatore ha inteso riferire la disciplina censurata». Per questa ragione, si legge nella sentenza, il cervellotico meccanismo “scalare inverso” che permette agli agenti di riscossione di rinviare fino al 2043 la comunicazione agli enti creditori che le cartelle più vecchie non sono più incassabili non si applica alle società scorporate. Che, appunto, non sono “agenti della riscossione”.

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Fin qui la sentenza. Se si applicasse la stessa distinzione alle altre norme che si riferiscono agli “agenti della riscossione”, gli effetti a catena sarebbero molti: perché queste società private, che erano braccia dell'agente nazionale della riscossione, hanno in carico per centinaia di Comuni le vecchie cartelle iscritte a ruolo fino al 2006 per Ici, Tarsu e multe. Queste cartelle sono coinvolte nello stralcio automatico se sono inferiori ai mille euro, o nelle tre rottamazioni messe in campo in questi anni per definire in modo “agevolato” (cioè cancellando interessi e sanzioni) i vecchi debiti. Stralcio e rottamazioni, secondo la legge, sono riferiti ai carichi “affidati all'agente della riscossione”. Se queste società non sono agenti della riscossione, l'applicazione di stralcio e rottamazioni anche alle loro cartelle sarebbe illegittima. Le cartelle stralciate o rottamate, in pratica, tornerebbero a vivere, con tanto di obblighi (anche erariali) per chi le gestisce di provare a riscuoterle integralmente, con sanzioni e interessi.

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Questo il tema prospettato dal Sole 24 Ore di oggi. Nella sentenza però la Corte si concentra solo sulla norma specifica, quella sul meccanismo “scalare inverso” delle comunicazioni di inesigibilità, oggetto della decisione, senza occuparsi degli altri casi. Quando la legge, e in particolare lo stesso decreto fiscale del 2018, parla ugualmente di “agenti della riscossione” per gli stralci (articolo 4, comma 1) o per le rottamazioni (articolo 3, comma 1), il riferimento non sarebbe quindi più limitato al solo agente nazionale, come al comma 20 dello stesso articolo 3, ma più ampio, riprendendo in senso atecnico anche le società private uscite da Equitalia. Nel caso di rottamazioni e stralci, il fatto che sia per Equitalia sia per le società poi scorporate la procedura seguita sia la stessa, cioè la riscossione a mezzo ruolo, per la Corte prevale sulla diversità dei soggetti impegnati nella gestione della procedura. In altre parole, nella ratio di queste ultime norme, il profilo oggettivo (il ruolo, identico per l'agente della riscossione e per le società scorporate) vince su quello soggettivo (la differenza fra l'agente pubblico della riscossione e le società diventate private con lo scorporo). In questo modo nella sentenza non si sollevano problemi per stralci e rottamazioni delle cartelle locali 2000-2006 dei Comuni che si erano affidati alle società scorporate.

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Anche questo intreccio conferma i problemi crescenti della fragile architettura normativa su cui poggia la riscossione locale, lasciata da anni nel limbo di una riforma promessa a più riprese (anche nell'ultima delega fiscale) ma mai arrivata. Il rinvio infinito dei termini delle comunicazioni di inesigibilità ne è uno dei sintomi evidenti, come spiega la stessa sentenza. “Una riscossione ordinata e tempestivamente controllabile è elemento indefettibile per una corretta elaborazione e gestione del bilancio pubblico”, avverte la Corte. Ma questo risultato è ancora lontano dall'essere raggiunto.

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