L’Agenda DI Conte

Tasse: nel programma entra il taglio Irpef, c’è il nodo risorse

Le priorità in manovra restano riduzione del cuneo e stop all’Iva. Tempi più lunghi per la riforma fiscale. Coperture da Quota 100, anti evasione e bonus Ue. Sì alla legge elettorale

di Marco Rogari e Gianni Trovati


Governo, Giuseppe Conte su Facebook: non servono supereroi

3' di lettura

Nel programma del governo giallo-rosso entra anche la riforma dell’Irpef. Ma con tempi e compatibilità economiche tutte da definire. La «seria riforma fiscale» fa la sua comparsa nel messaggio video diffuso nel tardo pomeriggio di ieri dal premier incaricato Giuseppe Conte. E punta a dare al governo un respiro più ampio, che non si esaurisca nella prossima manovra. Manovra che dovrà decretare lo «stop all’aumento dell’Iva», e secondo il programma affinato negli incontri di ieri a Palazzo Chigi avrà anche il compito di tagliare il cuneo fiscale, occuparsi del salario minimo «orario», quindi in una versione che apre alle ipotesi Pd, e introdurre misure per sostenere le famiglie, incentivare le nascite e aiutare i disabili.

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L’agenda targata Conte, in cui entra ufficialmente anche la revisione della legge elettorale chiesta dal Pd per accompagnare al taglio dei parlamentari, sarà affinata ancora stamattina in un nuovo giro di incontri. Ma sul piano della politica economica non sembra per ora superare i limiti delle prime bozze. Rimaste evasive sullo snodo chiave delle risorse da trovare per tradurre in misure i buoni propositi di questi giorni.

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Il tema in realtà non è assente dai tavoli tecnici che preparano il governo Conte-2. Al centro c’è la “manutenzione” di quota 100, con una riduzione della platea potenziale già l’anno prossimo e un possibile stop anticipato alla sperimentazione per chiuderla a fine 2020 (si veda il Sole 24 Ore di domenica). Alla ricerca delle compatibilità economiche si lavora poi a nuove misure anti-evasione, a partire da un’estensione di fatturazione e scontrini elettroniche a categorie che oggi ne sono escluse. E al ministero dell’Economia è già stato elaborato un nuovo piano di spending review, dopo gli scarsi successi degli ultimi anni.

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Ma per far quadrare i conti della manovra il nuovo governo guarda dritto a Bruxelles. «In Europa saremo in prima fila per contribuire ad adeguare il Patto di stabilità e crescita al nuovo ciclo economico», ha detto ieri Conte. Tradotto in cifre significa che Roma punta a ottenere un bonus non inferiore ai 10-12 miliardi fra flessibilità vecchia (la replica dei 3,5 miliardi per strade e dissesto idrogeologico ottenuta quest’anno) e nuova. Da questo punto di vista, l’obiettivo dichiarato di favorire «una crescita duratura e uno sviluppo sostenibile» dovrebbe sfociare nella richiesta di escludere dai vincoli una quota rilevante del programma di investimenti pubblici «verdi». Etichetta flessibile, che può adattarsi a diversi programmi.

La flessibilità, va ricordato, può rivelarsi decisiva per accendere il semaforo verde della manovra ma aumenta il deficit e quindi spinge il debito, già in crescita quest’anno per la frenata economica e le mancate privatizzazioni. Per questa ragione, il governo in via di costruzione dovrà presentare alla Commissione una serie di programmi per motivare la richiesta: in vista quindi un nuovo piano di riforme su giustizia, Pa, digitalizzazione e forse concorrenza, oltre a un nuovo piano di privatizzazioni. Tema delicato, quest’ultimo, dopo il flop dei 18 miliardi messi in preventivo quest’anno. Anche perché il programma concordato a dicembre con Bruxelles già prevede altri 6 miliardi di alienazioni per il 2020.

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E l’Irpef? Difficile che trovi spazio già nella prossima manovra, visto che sull’impossibilità di portare avanti insieme stop all’Iva e Flat Tax è appena caduto il governo Conte-1. Più probabile un orizzonte lungo, anche perché il confronto fra le ricette M5S e Pd deve ancora cominciare. I Cinque Stelle da tempo hanno elaborato un progetto a tre aliquote, da finanziare anche con una revisione delle tax expenditures; il Pd punta soprattutto ad aumentare il reddito disponibile a ceti medi e famiglie in difficoltà.

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La prima mossa nell’agenda fiscale resta quindi il taglio al cuneo, su cui si confrontano tre ricette: estensione degli 80 euro, con effetti anche sugli incapienti (per esempio con un’imposta negativa), un intervento su misura per i giovani e una sforbiciata ai contributi anche per agevolare il decollo del salario minimo.

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