covid-19 e fisco

Tasse, stop fino a settembre e rientro a rate nel 2021: la proposta dei commercialisti

Negli emendamenti proposti dal Consiglio nazionale si chiede di sbloccare le compensazioni dei crediti sulle imposte sui redditi e all’Irap del 2019

di Giovanni Negri

Coronavirus, ecco la trasmissibilità regione per regione

Negli emendamenti proposti dal Consiglio nazionale si chiede di sbloccare le compensazioni dei crediti sulle imposte sui redditi e all’Irap del 2019


2' di lettura

Rendere il meno burocratico possibile l’accesso alla liquidità da parte delle imprese. È questo l’obiettivo di un significativo segmento degli emendamenti presentati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili al decreto liquidità nell’audizione di ieri alla Camera davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive.

In questo senso allora dai commercialisti arriva l’indicazione di un ripensamento della disciplina sulla concessione delle garanzie a favore degli istituti di credito solo per operazioni che erogano nuova finanza ai soggetti beneficiari (Sace) oppure anche per quelle che si traducono in rinegoziazioni di finanziamenti già in essere. Dove, relativamente al “canale” Fondo centrale Pmi, l’articolo 13 del decreto-legge disegna un quadro disciplinare tale per cui le banche possono ottenere la garanzia pubblica (all’80%, invece che al 90%) anche se erogano finanziamenti che si traducono in nuova finanza per i soggetti beneficiari solo per il 10% e per il resto vanno a rinegoziare esposizioni debitorie già in essere.

Si tratta di un approccio problematico, per i dottori commercialisti che, in un contesto in cui tutte le micro imprese e buona parte delle Pmi si ritrovano inibito, di fatto, l’accesso al “canale” Sace, segna uno spartiacque di difficile lettura. «Concedere così significative garanzie statali a favore del sistema creditizio, anche per operazioni di rinegoziazione, non è sbagliato in assoluto, ma limitare al 10% la percentuale minima di nuova finanza per assicurarsi una garanzia dell’80% sull’importo del nuovo finanziamento che per il 90% va a rinegoziare esposizioni precedenti, pare invero scelta meritevole di riconsiderazione e affinamento normativo».

Per quanto riguarda versamenti e adempimenti tributari, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti afferma la assoluta necessità di un sospensione dei termini, quanto meno, fino al mese di settembre 2020. Inoltre, è necessario spostare in avanti il termine per la ripresa della riscossione, prevedendo che i versamenti sospesi debbano essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in forma rateale non inferiore a un anno a decorrere da gennaio 2021.

Vanno poi sbloccate le compensazioni dei crediti relativi alle imposte sui redditi e all’Irap maturati nel 2019, eliminando il vincolo, introdotto soltanto da quest’anno, della presentazione della dichiarazione da cui il credito emerge.

Sulle misure relative alla crisi d’impresa, versante fallimentare e civilistico, si propone innanzitutto di rivedere la disposizione sulla presunzione di continuità aziendale, evitando di estenderne gli effetti a casi non collegati con l’emergenza sanitaria.

Va inoltre introdotta un’esplicita forma di esenzione da responsabilità per amministratori e sindaci in relazione ai danni provocati dalla pandemia in atto come va innestata nella disciplina fallimentare una norma per evitare la dichiarazione di fallimento, fino al 1°settembre 2021, quando lo stato di insolvenza è da addebitare a eventi legati alla crisi sanitaria. Da inserire ci dovrebbero poi essere misure specifiche sul sovraindebitamento.

Per approfondire :
- Al via la sospensione dei mutui per autonomi e partite Iva

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti