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Tassi BTp ai minimi: così il Giappone aiuta l’Italia a pagare meno sul debito

Il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di circa 50 punti base da inizio anno. A questo spettacolare calo stanno contribuendo anche i forti acquisti degli investitori nipponici che, difatti, pur comprendendo i costi di copertura del cambio, incamerano l’1% a fronte dei rendimenti nulli dei propri bond

di Vito Lops

L'economia spiegata dal Nano: lo spread

Il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di circa 50 punti base da inizio anno. A questo spettacolare calo stanno contribuendo anche i forti acquisti degli investitori nipponici che, difatti, pur comprendendo i costi di copertura del cambio, incamerano l’1% a fronte dei rendimenti nulli dei propri bond


3' di lettura

Nel 2020 l’Italia sta beneficiando del forte calo dei tassi globale. Non solo perché dall’esito delle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria del 26 gennaio non sono emersi risvolti negativi per l’attuale maggioranza di governo. Ma soprattutto per gli effetti globali che stanno portando gli investitori a continuare a comprare obbligazioni per coprirsi dall’ipotesi di ulteriori tagli da parte delle banche centrali come risposta ai rischi crescenti di rallentamento dell’economia globale a causa degli effetti diretti e indiretti sull’economia del coronavirus.

ECCO PERCHÉ GLI INVESTITORI NIPPONICI STANNO COMPRANDO BTP

La differenza di tassi tra Italia e Giappone (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

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Sta di fatto che il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di circa 50 punti base da inizio anno. A gennaio 2020 era all’1,42%, il 17 febbraio si attestava allo 0,89%. La caduta dei tassi italiani è stata registrata anche sul mercato primario (quel che poi è più importante per il Tesoro perché gli interessi che paga sono difatti quelli fissati in sede di collocamento dei titoli sul mercato primario).

Le ultime aste di BTp in Italia sono state un successo, tanto in termini di domanda quanto in termini di tassi. L’11 febbraio il Tesoro ha venuto BTp a 15 anni per un controvalore di 9 miliardi, il rendimento è sceso all’1,48%.

Il 13 febbraio il Tesoro ha venduto 2,25 miliardi di BTp a 3 anni al tasso negativo di -0,1%. Minimo di tutti i tempi. Minimo anche per il BTp a 7 anni, collocato al rendimento di 0,48%. Senza dimenticare lo straordinario risultato del 16 gennaio quando Via XX settembre ha collocato il nuovo BTp a 30 anni, cedola 2,45%. Domanda record: 48 miliardi. Nel comunicato del ministero dell’Economia e delle Finanze si apprende della «significativa la partecipazione di investitori asiatici, che si sono aggiudicati il 3,7% dell'emissione». Anche per il BTp 15 la partecipazione asiatica è stata importante, tale da aggiudicarsi il 2,7% dell’importo offerto.

Domanda asiatica vuol dire prevalentemente domanda di investitori giapponesi. Come dichiarato dal maxi fondo pensione giapponese (il Global pension investment fund) che a fine 2019 ha indicato che gli acquisti di bond esteri con copertura dal rischio cambio, vengono trattati alla stregua dei titoli domestici.

Come mai gli investitori giapponesi stanno acquistando BTp, contribuendo difatti al forte calo dei tassi della carta italiana? «In questo momento ci sono per gli investitori nipponici le condizioni ideali per acquistare bond governativi italiani - spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim all’interno di un report pubblicato da Websim -. Le percentuali spiegano facilmente perché: al momento, considerando anche la copertura del cambio, un investitore nipponico percepisce intorno all'1,10% acquistando un BTp decennale a cambio coperto, a fronte di -0,03% dell'equivalente titolo di stato domestico».

In sostanza i giapponesi stanno facendo carry trade in Europa? Si stanno un po’ ribaltando i ruoli, considerato che fino ad ora sono stati gli investitori stranieri a fare carry trade in Giappone, in virtù dei tassi storicamente bassi del Sol Levante? «A conti fatti il costo del denaro è oggi più basso in Europa che in Giappone - prosegue Cesarano -. L’Euribor a 3 mesi è a -0,41% mentre il Libor giapponese di pari durata è sempre negativo, ma più vicino allo 0 (-0,07%, ndr, si veda Grafinomix di giornata). Quindi difatti un giapponese ci guadagna due volte quando compra BTp: sia per il differenziale di tasso tra i titoli italiani e i governativi nipponici (il cui tasso -0,03%, ndr), e sia coprendosi dal rischio cambio, dato che l’Euribor è più basso del Libor nipponico».

Opposto lo scenario per un italiano che volesse acquistare titoli Usa. In questo caso il costo di copertura del cambio (rischio di aumento dell’euro sul dollaro), si attesta circa al 2,1%, considerato che i titoli Usa a 3 mesi esprimono un tasso dell’1,7% a cui aggiungere (perché negativo) i circa 40 punti base dell’Euribor. Troppo per spingersi in questa fase Oltreoceano a cercare rendimenti più alti.

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