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Tassi in discesa, i mercati osservano il quadro macro

di Marzia Redaelli

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4' di lettura

L’apertura della banca centrale americana al taglio dei tassi di interesse ha ridato fiato a Wall Street, in vista di condizioni finanziarie accomodanti che favoriscono le imprese e le borse. In Europa, viceversa, la Banca centrale europea ha spiazzato gli investitori, in un primo momento titubanti sulle azioni. A beneficiare a livello globale della nuova ondata di moderazione delle autorità monetarie sono state le obbligazioni. Anche i Buoni del Tesoro italiani sono saliti, a dispetto delle tensioni sui conti pubblici. L’agenda dei prossimi giorni offre ai mercati appuntamenti e dati macro per tastare il polso dell’economia, tra cui un nuovo discorso del Presidente della Bce, Mario Draghi, l’inflazione Usa e la bilancia commerciale cinese.

Fed pronta al taglio, Bce all’erta

La Federal Reserve, la banca centrale statunitense, si è detta pronta a intervenire con un taglio dei tassi se fosse necessario, per via del riacuirsi della guerra commerciale e dei suoi effetti sulla crescita. Il mercato sconta già almeno due sforbiciate entro fine anno e l’idea di un ritorno all’economia “goldilocks” - crescita moderata e bassi tassi di interesse che accontentano tutti - ha messo il turbo alle azioni di New York. Lo stop dell’occupazione americana venerdì scorso (che rimane comunque ai massimi storici) e l’aumento dei salari inferiore alle attese (sebbene sopra il 3% annuo) hanno convinto gli operatori a comprare a mani basse anche i titoli di Stato di Washington; il rendimento a scadenza dei Treasury a dieci anni è sceso così del 3% in una settimana e segna -23% da inizio anno (è al 2%). Il dollaro, però, ha sofferto e contro l’euro si è indebolito oltre l’1% in poche sedute (il cambio è passato da 1,11 a 1,13).

In parte, dipende dalla moneta unica. La Bce, infatti, ha meno munizioni a disposizione per tornare espansiva perché i tassi sono ancora a zero. Il rinvio di un possibile rialzo nella seconda metà del 2020 non è servito a sostenere il settore bancario, che avrebbe dovuto festeggiare con l’annuncio di nuove aste di finanziamento (Targeted Longer Term Refinancing Operation) a condizioni più agevolate del previsto. Inoltre, l’autorità monetarie dell’Unione europea ha espresso valutazioni positive sull’economia e, al netto di possibili revisioni al ribasso, il presidente Mario Draghi si è mostrato moderatamente ottimista. Bankitalia e Istat, invece, hanno abbassato le stime sul Pil tricolore.

Le obbligazioni dell’area euro, in sintonia con quelle Usa, hanno comunque goduto dello scenario di un allentamento monetario persistente: gli acquisti hanno schiacciato il rendimento a dieci anni del Bund (il titolo di Stato tedesco) a nuovi minimi storici (-0,25%). Anche il BTp italiano ha recuperato posizioni (il tasso è sceso al 2,36 dal 2,49 di una settimana prima) e il differenziale con la carta tedesca si è stretto di dieci punti base al 2,6%.

Quadro macro e agenda della settimana

Il mercato, secondo Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners, sembra pensare che il comitato monetario della Bce sia in ritardo nel leggere lo stato del ciclo e stia mantenendo una politica monetaria troppo passiva. «Quindi - afferma Sersale - gli asset vanno a prezzare un quadro macro più debole. Non a caso i tassi scendono sulla parte lunga delle curve e il settore bancario, che è a leva sull'economia, sottoperforma marcatamente, nonostante il tasso offerto alla Tltro III abbia sorpreso moderatamente in positivo (le attese erano per 15 punti base di balzello). La forza dell'euro in questo contesto riflette, almeno in parte, la maggiore reattività della Fed, che ha anche più margine di manovra». É da vedere, come conclude l’economista, fino a che punto il mercato spingerà questa interpretazione e ciò dipenderà anche dai prossimi dati macro. Questi i principali in arrivo:

Nell’ottava sono previsti discorsi di alcuni membri della Bce, da cui gli operatori cercheranno di trarre indicazioni sulla reale preoccupazione per il rallentamento globale: martedì 11 giugno sarà la volta di Ewald Nowotny (austriaco) e di Olli Rehn (finlandese). Mercoledì 12 giugno il presidente Mario Draghi e il vicepresidente Luis de Guindos introdurranno i lavori a una conferenza sull’impatto della guerra commerciale sui paesi dell’est Europa.

La congiuntura italiana sarà messa a fuoco da una serie di rilevazioni sul settore industriale: lunedì 10 giugno la produzione, venerdì 14 giugno gli ordini e il fatturato.

Giovedì 13 giugno sarà comunicata anche la produzione industriale dell’Eurozona.

Il quadro macro europeo sarà completato dalla lettura finale dell’inflazione di maggio in Germania (giovedì), in Francia e in Italia (venerdì).

Alla luce della posizione più morbida della Fed, la lente dei mercati sarà puntata sulle statistiche in arrivo dagli Stati Uniti: l’inflazione (mercoledì), le vendite al dettaglio, le scorte delle imprese e anche l’indice dell’Università del Michigan che misura la fiducia delle famiglie (venerdì).

Dalla Cina sono attesi lunedì i dati sull’andamento dei prestiti (una spia sulla sostenibilità del credito) e il saldo della bilancia commerciale (importante per l’incidenza delle tensioni internazionali sull’export); venerdì le rilevazioni sulle vendite al dettaglio (indicatore della forza dei consumi interni) e la produzione industriale.

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