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Tassi e secondo round del Qe. Per le Borse si avvicina l’ora della Bce

Gli investitori contano su una manovra monetaria massiccia dell’authority di Francoforte. In Italia in arrivo la produzione industriale. Dagli Usa l’inflazione di agosto

di Marzia Redaelli


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5' di lettura

La scorsa settimana i mercati finanziari hanno passato quasi indenni gli ostacoli sparsi sui listini: i segni di un rallentamento economico globale, le tensioni sui dazi tra Cina e stati Uniti e gli inciampi politici in diverse aree geografiche, dall’Italia all’Inghilterra, all’Argentina. A sostenere le azioni e, soprattutto, le obbligazioni hanno contribuito ancora una volta le aspettative di manovre espansive delle banche centrali.

LA FOTOGRAFIA

Andamento dei principali indici azionari

Obbligazioni e banche centrali

Giovedì prossimo si terrà il comitato monetario della Banca centrale europea e gli investitori si attendono un pacchetto di misure espansive completo: un taglio dei tassi sui depositi inermi degli istituti di credito per incentivarli a prestare i capitali, dal -0,4% attuale ad almeno -0,5% secondo il consenso degli analisti; un prolungamento fino a fine 2020 dello scenario di basso costo del denaro; un acquisto di titoli sul mercato nell’ordine di 35-40 miliardi di euro al mese per nove mesi, nelle stime degli economisti. Un espediente tecnico, quest’ultimo, del Quantitative Easing, attraverso cui l’autorità monetaria tiene bassi i tassi di interesse e aumenta la massa monetaria in circolazione. È grazie a questa possibilità che i prezzi delle obbligazioni hanno toccato picchi record e i rendimenti sono scesi a minimi storici (più sale la quotazione, minore è il suo ritorno a scadenza, soprattutto se il tasso di interesse è fisso). L’ipotesi di un nuovo round di Qe europeo, dopo il primo concluso meno di un anno fa, ha spinto in particolare le emissioni obbligazionarie meno affidabili, che hanno più da guadagnare da un sostegno istituzionale. Il rendimento del titolo di Stato italiano decennale, archiviata la crisi di Governo, è calato fino allo 0,8% e ha ridotto il divario sia con il Bund, che ha stazionato intorno al -0,7%, sia con i titoli governativi della Spagna e del Portogallo (più simili per valutazione del rischio paese), che offrono entrambi lo 0,2%.

Nelle ultime sedute della scorsa settimana c’è stata qualche presa di profitto e il movimento dei rendimenti si è leggermente invertito. Un’eventuale delusione da parte della Bce, naturalmente, potrebbe far correggere le quotazioni, ma il caso non sembra contemplato dal mercato. Anche per via del rallentamento economico in molti paesi dell’area euro, che giustifica un intervento monetario.

Notizie dall’economia europea

In Germania, bacino di esportazione di molte aziende italiane, la produzione industriale continua ad arretrare (-4,2% ) e scendono gli ordini alle fabbriche (-2,7%); il settore servizi tiene di più (l’indice Ihs-Markit Pmi ha segnalato un miglioramento a 54,8 punti, sopra la soglia di espansione dei 50 punti). In questi giorni sono in arrivo alcune statistiche tedesche che aiuteranno a valutare la gravità della contrazione, tra cui la bilancia commerciale di luglio per pesare l’impatto della guerra commerciale sul settore auto (lunedì 9 settembre) e l’inflazione di agosto (giovedì 12 settembre, in calo dello 0,1% a luglio). Per l’Italia, invece, il dato più rilevante è la produzione industriale di luglio, diffusa martedì 10 settembre (-0,2% a giugno).

Anche dal Regno Unito, dove la Brexit si avvicina senza garanzie di un accordo con l’Unione europea, saranno rilasciati per luglio la produzione industriale (-0,1% a giugno) e la bilancia commerciale (-7 miliardi di sterline a giugno).

L’equilibrio Usa

Il ribasso dei rendimenti è però globale e ha interessato anche le obbligazioni americane, tornate nel radar degli investitori con un ennesimo acuirsi della guerra dei dazi, che lascia traccia nel settore manifatturiero in contrazione per la prima volta dal 2016. I Treasury, i titoli di Stato di Washington, mostrano un rendimento a dieci anni che si è ridotto dal 2% di fine luglio all’1,5% attuale. Gli operatori finanziari si attendono un taglio dei tassi di interesse anche da parte della Federal Reserve la banca centrale statunitense, con un -0,25% dato per scontato nel comitato del 18 settembre e più di una probabilità su due di un’altra sforbiciata a ottobre.

Però l’economia a stelle e strisce è ancora forte nel settore servizi, che si delinea in salute; i nuovi posti di lavoro scemano, ma l’occupazione è piena e i salari aumentano al ritmo del 3,2%, a favore dei consumi. La tendenza dell’inflazione americana in agosto sarà misurata mercoledì 11 settembre dai prezzi alla produzione (-0,1% a luglio), che non scontano ancora l’effetto delle nuove tariffe cinesi introdotte il primo settembre; il giorno seguente, giovedì 12, dai prezzi al consumo (+0,3% a luglio l’inflazione di base, depurata dai beni più volatili ); infine, venerdì 13, dai prezzi alle importazioni (+0,2% a luglio). L’agenda dei mercati si chiude Oltreoceano con le scorte delle imprese a luglio, con le vendite al dettaglio di agosto e la fiducia delle famiglie, tutti indicatori della potenza del più importante motore economico globale.

La sponda cinese

La Cina ha avuto un ruolo nel sostenere i listini azionari. La Banca del Popolo ha tagliato le riserve obbligatorie delle banche e il Ministero del Commercio di Pechino ha confermato la partecipazione del vice-premier alle trattative con gli Stati Uniti in ottobre.L’economia cinese, tuttavia, finora ha subìto meno l’impatto dei dazi. Martedì 10 settembre, le statistiche sulla base monetaria, sui prestiti e sull’inflazione diranno quanta parte della crescita si debba alle misure espansive. Anche il listino azionario di Shanghai non evidenzia tracce dell’avversione al rischio e sale del 20% da inizio anno.

L’asimmetria dei listini

La scorsa settimana, i principali listini azionari hanno chiuso in positivo, noncuranti della recessione tedesca e delle difficoltà del manifatturiero negli Stati Uniti. Hanno prevalso, invece, le buone intenzioni (senza impegno) della Cina per un’intesa, la manovra del Parlamento inglese per fermare la Brexit senza accordo con l’Ue (tutto da verificare), l’ottimismo per la formazione di un Governo italiano più in sintonia con i vertici europei (la cui efficacia in tema di conti pubblici è per il momento sulla carta) e, non ultime, le aspettative per le manovre delle banche centrali.

«Un dato pessimo come il manifatturiero Usa - afferma Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners - ha lasciato pressoché invariato l’azionario e Wall Street ha chiuso sui livelli pre-dato, mentre la sorpresa positiva del settore servizi ha offerto supporto all’azionario, già su livelli elevati, nonostante costituisca un potenziale motivo per temere una Fed meno munifica tra due settimane. I rendimenti, per contro, hanno corretto al rialzo in una seduta più di quanto il dato sul manifatturiero li abbia fatti scendere». Un sintomo, secondo Sersale, di quanto ancora gli investitori siano cauti, ma pronti a rientrare sulle attività a rischio come le azioni: «In sintesi, azionario e tassi mostrano resilienza ai dati brutti e reagiscono positivamente a quelli belli, un comportamento tipico di un mercato scettico e posizionato sulla difensiva».

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