credito

Tassi su, gli investitori tornano a puntare sulle banche italiane

di Alessandro Graziani

Con politiche monetarie restrittive volatilità in aumento

4' di lettura

Per le banche italiane sta cambiando lo scenario di mercato. Da qualche settimana è in corso un re-rating del settore da parte degli investitori internazionali. Accantonati i timori per gli Npl ormai in drastico calo, per la nuova regulation che sarà più soft del previsto e per il rischio Italia collegato alle elezioni politiche, il mercato sta rivalutando le prospettive delle banche guardando a un unico driver: l’inevitabile rialzo dei tassi di interesse già da fine 2018 con la conseguente inversione di tendenza della dinamica del margine d’interesse, che resta tuttora la principale componente del conto economico delle banche.

Prima di provare a capire quale sarà l’impatto futuro sul settore, è interessante vedere come e quanto il mercato si sia già mosso in anticipo in questa direzione negli ultimi due mesi. Da inizio anno, malgrado la sbandata di Wall Street di inizio febbraio, l’indice FTSE Mib di Piazza Affari è in progresso di circa il 3,75% grazie soprattutto al rally del settore del credito, come dimostra il rialzo del 10,78% dell’indice FTSE Italia banche. Nello stesso periodo l’indice settoriale europeo Eurostoxx Banks è invece salito solo del 3,55%.

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La scommessa sul rialzo dei tassi, che il mercato considera inevitabile con il progressivo ridursi del Quantitative easing della Bce e la ripresa dell’economia in Europa, non trovano per il momento riscontri concreti nell’andamento del tasso euribor a 3 mesi, parametro di riferimento per l’erogazione del credito a famiglie e imprese. Il tasso base, che le banche maggiorano di uno spread (ai minimi anch’esso secondo l’ultimo rapporto Abi), è negativo da tre anni e negli ultimi mesi veleggia a -0,329%. Prudenzialmente, tutte le banche italiane hanno annunciato piani industriali e budget pluriennali ipotizzando ancora tassi negativi. Lo scenario delineato da Prometeia, e adottato per esempio dal CreVal, prevede anche per il 2018 e il 2019 un euribor compreso tra -0,3% e -0,2% con una risalita a +0,4% solo nel 2020. Ancora più cautela è emersa dal piano quadriennale di Intesa Sanpaolo che ha basato le sue stime di utile futuro ipotizzando che l’euribor resti a quota zero fino al 2021 compreso.

Proprio questa prudenza nel determinare i target, secondo gli investitori, lascia ampi margini di sorprese positive se i tassi dovessero muoversi in anticipo al rialzo. Basti pensare che un eventuale incremento dell’1% dei tassi varrebbe per Intesa Sanpaolo 1,6 miliardi in più di margine d’interesse. Per UniCredit la «sensitivity» al rialzo dell’1% dell’euribor è di circa 1,1 miliardi. Per BancoBpm gli analisti stimano un beneficio di circa 300 milioni, mentre per Ubi Banca la previsione accrescitiva del margine d’interesse è di 207 milioni e per Bper di 90 milioni.

La risalita dei tassi porterà benefici anche a Mps (150 milioni è la stima degli analisti), unica tra le grandi banche italiane a muoversi in netta controtendenza in Borsa (la discesa sfiora il 20%) proprio per il calo del margine d’interesse nel 2017.

Un eventuale rialzo dei tassi nel corso dell’anno, e ancor più probabilmente nel 2019, porterebbe a una revisione al rialzo delle stime di utile atteso per le banche italiane per due ulteriori motivi. In primo luogo perchè i tassi, pur se in rialzo, resterebbero comunque su livelli modesti in termini assoluti, mantenendo intatto il potenziale di commissioni dal wealth management. In secondo luogo perchè già dal 2018 gli accantonamenti a copertura di Npl e utp si ridurranno sensibilmente sul conto economico: quasi tutte le principali banche domestiche, avvalendosi della first time adoption dei principi contabili Ifrs9 già dal primo trimestre 2018, aumenteranno le coperture dei crediti a rischio riducendo i buffer patrimoniali in eccesso senza impattare negativamente sugli utili di fine anno.

Se da parte degli investitori globali è in corso un re-rating delle valutazioni delle banche italiane, si può dire che il sistema nel suo complesso è uscito dalla crisi? Le incognite non mancano, ma è evidente che le situazioni più critiche sono state risolte. La nuova regulation in arrivo (dall’addendum Bce a Basilea 4) comporterà l’erosione di qualche punto di Cet1, ma la normativa si prospetta più soft rispetto al punto di partenza. Certo, l’entrata in vigore delle regole Mrel sulle passività assoggettabili a bail in potranno determinare un aumento del costo medio della raccolta. Ma la ripresa dell’economia, seppur modesta, accompagnata da tassi d’interesse in crescita sta creando uno scenario favorevole al business bancario, soprattutto se - oltre ai prezzi - aumenteranno anche i volumi di credito erogato.

Su questo scenario favorevole, come dimostrano le performance di Borsa da inizio anno, stanno puntando investitori istituzionali come BlackRock. Ma anche hedge fund come Algebris di Davide Serra che, pochi giorni fa, ha lanciato il guanto di sfida al colosso del settore Bridgewater che ha invece scommesso contro le banche italiane. Per sapere chi avrà avuto ragione, bisognerà vedere se dopo le elezioni sui mercati farà la ricomparsa il rischio Italia.

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