Famiglie e studenti

Tassisti italiani, «siamo a disposizione per gli studenti ma mancano i fondi»

di Redazione Scuola

2' di lettura

I tassisti italiani sono pronti a mettere a disposizione le loro auto per trasportare gli studenti a scuola, e alleggerire così il carico sui mezzi pubblici. Il problema, lamentano le associazioni di categoria, è la mancanza di fondi.

«Noi siamo presenti, siamo pronti da un anno e mezzo - spiega all'Adnkronos il segretario nazionale di Federtaxi-Cisal, Massimo Campagnolo -. Lo Stato chiama e noi ci siamo ma abbiamo bisogno di soldi».

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I mezzi a disposizione ci sono, quindi, e non pochi. Basti pensare che a Milano si contano circa 5mila auto bianche, a Napoli 2.400 e a Roma 8mila. Il servizio per la scuola, se attuato, oltre ad evitare affollamenti su metro, bus e tram cittadini, permetterebbe di far riprendere fiato ai tassisti.

«Abbiamo chiesto al governo di dare ai taxi la possibilità di fare un servizio alternativo - spiega Campagnolo - purtroppo ci hanno sempre risposto vaghi…”vediamo, proponiamo ai Comuni” ma i Comuni stessi non si sono mai presi la briga di farlo. Ricordo che ci sono 90 milioni di euro dati dallo Stato ai tassisti e Ncc di tutta Italia ma, a parte Genova, gli altri Comuni non sono in grado di far sì che questi soldi finiscano in tasca al tassista e che l'auto venga messa a disposizione dell'utente che va a fare il tampone, il prelievo o per lo studente che va a scuola. Siamo ingessati».

A far eco a Campagnolo è anche Ati-Taxi, Associazione tassisti italiani, nata a Roma nel 2008. «I taxi ci sarebbero, siamo fermi nei parcheggi - spiega un portavoce - ma dovrebbero essere le istituzioni a essere celeri. Solo a Roma ci sono 8mila taxi, il problema sono i soldi e le lentezze burocratiche. Noi comunque siamo pronti a metterci a disposizione».

Lamenta un impasse da parte dello Stato anche Roberto Gallucci, segretario nazionale di Orsa Taxi: «Siamo pronti a lavorare, prima di ogni cosa e ovviamente ci saremmo anche per gli studenti - spiega -. E' dal governo che non si muove nulla. Noi abbiamo già fatto questo tipo di richiesta ma il governo non ci ha mai dato un 'pass' o un via libera per fare questo tipo di servizio alternativo, c'è stato risposto picche». Il problema, fa notare Gallucci, è a monte: «Non c'è una copertura economica a questo tipo di richiesta».

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