Diario di bordo dell’economia

Tasso di occupazione, cuneo brilla in classifica

di Centro studi tagliacarne

2' di lettura

Il 2021 è stato un anno nel quale alcuni processi di produzione di informazione statistica (ed in particolar modo l’indagine sulle forze di lavoro) hanno subito significative revisioni da un punto di vista delle definizioni adottate (per renderle coerenti ad un nuovo regolamento europeo sulle statistiche su persone e famiglie derivanti da indagini campionarie) e per via della necessità di tener conto della nuova cadenza del censimento demografico passata da decennale ad annuale. Ma sul fronte delle valutazioni sul mercato del lavoro, questi cambiamenti non sembrano avere avuto un impatto particolarmente significativo. Il quadro del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria) appare positivo rispetto alla media italiana sia per il totale occupati e sia per quanto concerne alcuni sottoinsiemi, come l’occupazione femminile. Il tasso di occupazione 15-64 anni dell’area si è fissato in media annua per l’anno 2021 a quota 64,7% contro il 58,2% medio nazionale con una punta del 66,5% nell’area aostana. Entrando maggiormente nel dettaglio territoriale si evidenzia un panorama estremamente variegato con province particolarmente performanti come Cuneo (69,6% quarta migliore provincia italiana) e territori con risultati deludenti (ma comunque migliori della media nazionale) come quelli di Imperia, dove non si arriva neanche al 60%. Sul versante femminile, il differenziale fra il tasso di occupazione dell’area e quello nazionale è ancora più elevato (58,2% contro 49,4%) con una decisa divaricazione fra Aosta, sesta fra tutte le province italiane (nonché provincia italiana con il minor differenziale fra tasso di occupazione maschile e quello femminile) e il resto del Nord-Ovest, dove si mettono la già citata Cuneo, Asti, Biella e Alessandria tutte al di sopra del 60%. Se i dati del 2021 evidenziano una Liguria maggiormente in difficoltà rispetto al resto dell’area, i più recenti dati sul 2022 appaiono essere decisamente incoraggianti. Le informazioni desunte dal Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal mettono in evidenza una maggiore tendenza ad assumere da parte delle imprese liguri, nel periodo marzo-maggio 2022, rispetto alla media nazionale. Per la regione, infatti, si prevede un livello di entrate di lavoratori del comparto extra-agricolo di 34,2 unità per 1.000 residenti in età 15-64 anni a fronte di un valore di 30,1 per il complesso del paese. Va però rimarcata una decisa differenziazione fra il Ponente e il Levante (30,2 contro 36,1), con la prima area penalizzata dalla modesta performance di Imperia (settima peggiore provincia di tutto il Nord) e la seconda premiata dalla Spezia che si spinge fino a quota 36,7. Al di fuori della Liguria, la Valle d’Aosta presenta capacità di assunzione leggermente maggiori della media nazionale, mentre più critico è il quadro del Piemonte dove si segnalano in negativo le province di Asti e Vercelli che presentano la seconda e la terza performance peggiore di tutto il Nord.

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