SIDERURGIA

Tata-ThyssenKrupp, alleanza per sfidare ArcelorMittal

di Matteo Meneghello

(© Daniel Naupold/dpa/Corbis)

3' di lettura

Dopo l’operazione Ilva di ArcelorMittal e i movimenti di Jindal steel west in Italia, l’assetto del mercato siderurgico europeo dei piani vive un nuovo consolidamento, con l’annunciato via libera al memorandum d’intesa per la fusione tra Tata steel e ThyssenKrupp. Nulla a che vedere per dimensioni con l’acquisizione italiana di ArcelorMittal, anche se entrambe le operazioni sono un segnale dell’evoluzione di un mercato in sovracapacità e pressato dalle importazioni, spesso in dumping, delle economie emergenti. La joint venture tra Tata e Tk cuba vendite pro-forma per 15 miliardi di euro e una forza lavoro di 48mila addetti, distribuiti in 34 diverse location e una previsione di spedizioni pari a 21 milioni di tonnellate all’anno (poco meno dell’intera produzione annua italiana). L’obiettivo dichiarato è creare un soggetto leader in Europa nel settore dei piani, in grado di posizionarsi ai primi posti per qualità e tecnologia.

La jv riguarda le attività europee di Tata (vale a dire gli impianti anglo-olandesi una volta appartenuti a Corus, esclusa parte della produzione inglese, già ceduta a British steel e a LIberty House) e di ThyssenKrupp, e sarà ribattezzata Thyssenkrupp Tata steel; sarà coordinata da una holding con base in Olanda. Le società avranno la parità di rappresentanza nei comitati di gestione e di vigilanza. Il via libera all’operazione arriva dopo un anno e mezzo di trattative, che hanno pesantemente penalizzato il titolo tedesco in Borsa: solo in queste settimane si è riusciti a superare l’ultimo scoglio alla fusione, rappresentato dalla riforma dell’oneroso sistema pensionistico in vigore per i dipendenti di Tata.

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Tedeschi, inglesi e olandesi creano così un solido secondo polo, dietro il colosso (europeo e mondiale) ArcelorMittal, che a sua volta raggruppa le ex siderurgie nazionali francesi, lussemburghesi, spagnole e (prossimamente) italiane. Da una parte 21 milioni di tonnellate di output potenziale, dall’altra 60 milioni: insieme le due compagini assommano all’incirca il 50% della produzione annuale europea.

«Con questa jv vogliamo dare alle attività europee di Tata e Tk un futuro duraturo - ha commentato Heinrich Hiesinger, ceo di ThyssenKrupp -. Stiamo cogliendo le sfide strutturali dell’industria europea dell’acciaio per creare un forte numero due. In Tata abbiamo trovato un partner con una ottima dimensione culturale e strategica. Non solo condividiamo un chiaro orientamento al risultato - ha concluso -, ma anche la stessa comprensione di responsabilità d’impresa nei confronti della società e della forza lavoro». Dello stesso avviso il chairman di Tata steel, Natarajan Chandrasekaran, secondo il quale «questa partnershipè un’importante occasione per entrambi, per focalizzarci sulla costruzione di una solida compagine europea dell’acciaio». Tra le ragioni che hanno portato alla fusione, i vertici citano la complementarietà dei due business e delle strutture logistiche di Duisburg, Ijmmuiden e Port Talbot, unite all’economia di scala.

Il memorandum d'intesa prevede una joint venture paritetica (al 50%) che dovrebbe essere finalizzata nel 2018 e prevede sinergie annuali tra i 400 e i 600 milioni di euro. Previsto anche il taglio di 4mila posti di lavoro. Il ministero dell’economia tedesco ha preferito non commentare la notizia. «L'appello del ministero - ha riferito un portavoce - è che sia trovato presto un accordo con le parti sociali».

Resta da capire quale sarà a valle di questa operazione, il destino della controllata italiana di ThyssenKrupp, vale a dire Acciai speciali Terni. Teoricamente non esistono motivi per ritenere che la jv possa impattare su quest’attività, visto che si tratta di due diverse attività di business (a Terni si fa inox, mentre Tata ha solo produzioni di acciaio al carbonio). A questo proposito la dichiarazione del ThyssenKrupp regional office sembra sgombrare il campo da ogni dubbio: «Le attività di Material service, tra cui Acciai speciali Terni - ha precisato in una nota - non sono interessate dalla joint venture»

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