Il governo: «decisione entro maggio»

Tav, le 12 ragioni delle imprese per dire «Sì»

di Nicoletta Cottone


Infrastrutture, in bilico 27 grandi opere per 24 miliardi

4' di lettura

«Sì alla Tav, sì alle infrastrutture, sì alla crescita». È il messaggio che il mondo della produzione ha portato a palazzo Chigi dove il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli hanno incontrato gli industriali di Torino/Piemonte.

Analisi costi-benefici entro dicembre, decisione a maggio
«L'analisi preliminare sui costi-benefici della Tav verrà ultimata entro dicembre, la decisione sarà presa prima delle europee di maggio», è la decisione emersa dall'incontro. Conte, Di Maio e Toninelli si sono impegnati a «trasparenza ed equilibrio» nelle scelte e ad una analisi «non ideologica» dell'utilità dell'opera e dei suoi costi entro tempi «congrui e celeri». Le imprese, che considerano inaccettabile la condotta del governo su questo dossier, ribadendo il sì all'opera, si sono detti disponibili ad entrare, anche con i No Tav, nella commissione costi-benefici, ma solo se questo non comporterà l'allungamento dei tempi.

La protesta del mondo della produzione a Torino
Ricordiamo che la protesta torinese del mondo della produzione ha visto il 4 dicembre in campo 12 sigle (Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Agci, Confagricoltura, Confapi e Ance) in rappresentanza di 3 milioni di imprese. Insieme hanno sottoscritto il Manifesto delle imprese in 12 punti che spiega le ragioni per cui la costruzione della nuova linea Tav non deve essere interrotta. Per spiegare l’importanza dei corridoi europei e delle grandi opere, per far capire che una Rete comune di infrastrutture logistiche e di trasporto sono essenziali per l’economia dell’Italia e dell’Unione europea.

Perdita stimata nel Nord Ovest a quota 980 milioni l’anno
I numeri sono chiari e allarmanti: secondo un report di Confindustria Genova, Unige e Camera Commercio sugli effetti economici del crollo del viadotto Morandi per l’attività portuale e logistica di Genova e di Savona - polmone dell’economia del Nord - si stima un calo del fatturato annuo del 9,4% a fronte di un aumento dei costi del personale dell'8,4% e di altri costi del 4,8%. La perdita di valore aggiunto annuo oscilla fra l'1% (85,7 milioni) e -4% (205,7 milioni. Nel dettaglio la perdita per il Nord Ovest è stimata in 980 milioni di euro annui. Un peso che ci sarà fino alla ricostruzione del ponte.

In 12 punti ecco perché sì alla Tav
Nel manifesto delle imprese “Infrastrutture per lo sviluppo - Tav, l’Italia in Europa” ci sono tutte le ragioni, in 12 punti, per illustrare “Perché sì alla Tav Toprino-Lione.
1) Perché vogliamo e sogniamo un'Italia protagonista, forte e competitiva, con un ruolo centrale e non periferico in Europa e nel mondo.
2) Perché puntiamo a una società inclusiva, grazie anche a infrastrutture che riducono la marginalità, che avvicinano e integrano territori e comunità, economie e persone, a livello nazionale, europeo e globale.
3) Perché mentre altri grandi Paesi realizzano ambiziosi obiettivi economici e politici investendo significativamente sulle grandi reti infrastrutturali, l'Italia non può danneggiare se stessa e l'Europa, mettendo in discussione un disegno di Rete Comune condiviso e finanziato da tutti gli Stati Membri e dalle Istituzioni Comunitarie, dopo decenni di confronto, verifica e selezione delle priorità.
4) Perché una Rete Infrastrutturale Europea non è tale senza tutti i Corridoi in cui essa si articola e, senza la Torino-Lione, non esisterebbe il Corridoio Mediterraneo, che collega l'Europa dalla Spagna all'Ungheria al di qua delle Alpi, per il quale l'Italia si è battuta con vigore per evitare l'isolamento e la marginalizzazione di tutto il nostro Paese.

5) Perché la quota di finanziamento più rilevante per coprire il costo della sezione transfrontaliera sarà a carico dell'Unione Europea, disposta ad aumentare il proprio contributo dall'attuale 40% al 50%, e quella a carico dello Stato Italiano è già stata tutta impegnata programmaticamente e non avrebbe impatti negativi sui saldi di finanza pubblica.
6) Perché, a conti fatti, completare la Torino-Lione costerebbe meno che non realizzarla, a causa della restituzione dei finanziamenti ricevuti, della perdita di opere già realizzate non più utilizzabili, dei costi della rescissione di contratti
già sottoscritti e di quelli per la messa in sicurezza, il ripristino del territorio allo status quo ante e l'adeguamento, comunque parziale e insufficiente, dell'attuale Linea Ferroviaria Storica rispetto agli standard europei.
7) Perché, senza la Torino-Lione il trasporto di merci su tutto il Versante Ovest dell'Arco Alpino diventerebbe meno competitivo e più costoso, con impatti negativi sugli scambi con tutti i Paesi collegati dal Corridoio Mediterraneo (Francia, Spagna, Portogallo, Isole Britanniche, Belgio e Lussemburgo), attualmente pari a 205 miliardi di euro (di cui 81 miliardi solo con la Francia).

8) Perché al 2030 si ridurrebbe il transito stradale di quasi 1.000.000 veicoli pesanti l'anno, con una riduzione di emissioni inquinanti stimate in 3 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari a quelle di una città di 300.000 abitanti.
9) Perché l'entrata in funzione della Torino-Lione è in grado di avvicinare l'Italia all'Europa, collegando Milano a Parigi in 4 ore e mezza, a Barcellona in 6 ore, a Londra in 7 ore, con importanti impatti positivi per tutta la filiera turistica.
10) Perché il progetto, nel periodo più intenso di costruzione 2020-2027, può stimolare, direttamente e indirettamente, una crescita economica di 11,3 miliardi di euro che, al netto dei costi di investimento, equivale a quasi 1 miliardo l'anno, con un'occupazione aggiuntiva di circa 5.000 unità l'anno.

11) Perché infrastrutture come la Torino-Lione, ampiamente dibattute con i territori e le comunità interessate, per i loro contenuti di tecnologia e innovazione, di efficienza e sicurezza, sono investimenti in grado di generare crescita e occupazione nel medio lungo periodo, aumentando la produttività totale dell'intera economia nazionale e il benessere della collettività.
12) Perché di tutto questo è convinta la maggioranza del Paese, che per quasi il 60% è favorevole alla Torino-Lione e alle altre Grandi opere strategiche.

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