L’indagine

Tav, blitz della Digos a Torino: 13 misure cautelari per attacchi a cantiere in Val Susa

Presunti responsabili identificati grazie a materiale video-fotografico. Otre ai presidi No Tav, perquisisti due centri sociali di Torino: l’Askatasuna e il Neruda

Un fermo immagine tratto da un video della polizia di Torino (Ansa)

1' di lettura

Resistenza aggravata a pubblico ufficiale e violenza privata aggravata, commessi nell'ambito della mobilitazione contro la Tav Val di Susa.

Sono le accuse a cui dovranno rispondere 13 persone raggiunte giovedì mattina da altrettante misure cautelari eseguite dalla polizia di Torino al termine di un’articolata indagine coordinata dalla procura del capoluogo piemontese.

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Le misure cautelari, di cui 2 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, e 9 tra obblighi di firma e divieti di dimora a Chiomonte e Giaglione, sono state emesse nei confronti di leader e militanti del centro sociale Askatasuna.

In particolare, in merito ai ripetuti attacchi ai danni dei cantieri Tav di Chiomonte e San Didero, il materiale video-fotografico ed i sequestri effettuati sui luoghi hanno consentito agli investigatori di raccogliere elementi per dimostrare l'utilizzo di artifici pirotecnici, materiale infiammabile, pietre e bulloni, fionde, frombole, tubi da lancio per razzi e altri strumenti da lancio artigianali.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla Digos della Questura di Torino.

In carcere è finito Giorgio Rossetto, tra i volti storici del panorama dell’Autonomia. Otre ai presidi No Tav in Val di Susa sono stati perquisisti due centri sociali di Torino: il già citato Askatasuna, punto di riferimento dell’Autonomia in Italia, e il centro sociale Neruda.

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