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Tav, Conte: decisione nelle prossime settimane. Ecco le prossime tappe

di Filomena Greco


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5' di lettura

I dubbi scatenati dagli esiti della Costi benefici rischiano di rendere il dibattito sul futuro della Torino-Lione ancora più aspro. Senza di fatto aver messo punti fermi. Anzi. La questione resta aperta dal punto di vista politico, tanto in Italia quanto in Europa, e servirà tempo per definire le prossime mosse dell’Esecutivo, una fase durante la quale sarà necessario tener conto degli obblighi verso Francia e Ue e delle scadenze sul fronte dell’assegnazione delle risorse, per ora congelate.

A breve dovrebbe esserci un primo incontro tecnico tra la Commissione europea e i funzionari del ministero dei Trasporti, mentre martedì prossimo a Parigi è in programma il Consiglio di amministrazione di Telt, un passaggio durante il quale potrebbe consumarsi lo strappo con la Francia o con Bruxelles.

«Il Governo – dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una nota – muoverà nelle prossime settimane, per giungere a formulare una complessiva decisione politica, che non sarà condizionata da posizioni preconcette, ma sarà interamente mirata a realizzare l’interesse generale». L’Analisi tecnica, precisa poi Conte, «non può essere definita di parte perché non se ne condividono i risultati».

Le tappe in Europa
Il portavoce della commissaria europea ai Trasporti Violeta Bulc ha fatto sapere che il dossier italiano sulla Torino-Lione è in fase di analisi . «Chiederemo alcuni chiarimenti alle autorità italiane» sottolinea. Si è dunque aperta una fase di dialogo “competitivo” con la Commissione europea. La questione più urgente per Bruxelles è quella di focalizzare le prossime mosse del Governo italiano. In seconda battuta, poi, sarà necessario gestire i tempi in relazione alla quota di finanziamento riconosciuta da Bruxelles al progetto Torino-Lione – 813 milioni nella fase di programmazione 2014-2019 – e agli obblighi sottoscritti da Italia e Francia con il Grant Agreement sottoscritto a febbraio 2015.

Non c’è una scadenza già fissata e imminente entro la quale l’Europa potrà bloccare i fondi destinati alla tratta transfrontaliera del Corridoio 5, ha chiarito il portavoce, «ma certo più passa il tempo e accumuliamo ritardi, più i rischi aumentano». In calendario nelle prossime settimane ci saranno incontri con le autorità europee sul tema, tanto che il portavoce si augura: «Speriamo di avere un incontro produttivo con le autorità italiane». Il punto, però, è quali sono gli ambiti di manovra nel merito del progetto e per quanto si riuscirà a portare alla lunga la discussione.

Una qualsiasi modifica dell’accordo di finanziamento con l’Ue comunque ha bisogno di tempi tecnici. Il tavolo è di fatto aperto e lo sforzo nelle prossime settimane sarà quello di capire cosa sarà del progetto del tunnel di base da 57 chilometri al confine tra Italia e Francia e come Bruxelles gestirà la partita dei fondi destinati all’opera, 813 milioni nella programmazione 2014-2019. A giugno, comunque, dopo le elezioni europee, è previsto il check-up dei progetti prioritari finanziati con i fondi Cef destinati ai corridoi europei. Se l’orientamento sarà quello di prendere tempo, allora sottoscrivere un nuovo accordo con Francia e Europa resterà una priorità nelle prossime settimane. Se invece l’Italia punterà a sfilarsi, allora bisognerà lavorare ad una vera e proprie exit strategy.

Il Cda di Telt la prossima settimana
Martedì prossimo a Parigi è fissata la prima seduta del Cda di Telt, la società italo-francese responsabile della realizzazione della Torino Lione. L’ultimo incontro risale allo scorso autunno. In quella occasione i governi italiano e francese fecero recapitare ai vertici di Telt, in particolare al direttore generale Mario Virano, una lettera per chiedere alla società, testualmente, «che la pubblicazione dei bandi di gara non venga effettuata prima della fine dell’anno 2018, tenendo conto che tali bandi vertono principalmente sull’aggiudicazione e sulla realizzazione dei primi lotti relativi al Tunnel di base». Gare congelate, dunque, per permettere al Governo italiano di portare avanti il suo approfondimento.

Il punto adesso è: cosa succederà nella riunione di martedì? La fase di stop decisa con la Francia e condivisa con l’Europa mesi fa è ancora formalmente valida oppure le cose sono cambiate, visto che la Costi-Benefici ormai è pubblica? Proprio il cda di Telt potrebbe essere formalmente il luogo dove si consuma lo strappo con la Francia e con la stessa Unione europea. Inoltre i cinque consiglieri presenti nel Cda in rappresentanza dell’Italia, e lo stesso direttore generale Mario Virano, sono alle prese con un compito delicato, senza di fatto nessuna nuova indicazione politica. Formalmente, potrebbero andare avanti con i bandi rispettando le scadenze previste dall’Accordo del 24 febbraio del 2015 (Grant Agreement). Francia e Ue, inoltre, potrebbero mettere dei paletti temporali.

A quanto risulta al Sole 24 Ore, sono allo studio eventuali soluzioni per «ridurre i danni» e capire come gestire una fase in cui uno dei soggetti del progetto, l’Italia, chiede di rallentare e potrebbe formalizzare lo stop all’opera.

Lo scontro in Italia
A rimettere in fila gli argomenti pro e contro Tav è Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura e del Turismo, e lo fa evocando il contratto di Governo. «Nel contratto di governo non c’è scritto no alla Tav» sottolinea Centinaio. Un tema politico centrale, su cui la Lega fa perno da mesi per aprire ad una fase di revisione del progetto, con eventuali risparmi, ma che si scontra con il muro dei 5Stelle, ancora più saldo dopo la batosta alle elezioni in Abruzzo.

Il viceministro per le Infrastrutture e i trasporti Edoardo Rixi ha ribadito a Radio 24: «Secondo me la Tav si farà, si farà con meno soldi, si faranno anche altre opere e alla fine si troverà una sintesi a livello governativo». Il paese ha bisogno di risposte, ha aggiunto, e le aziende hanno bisogno di credere in un paese, in un governo che investe su se stesso». Anche il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri ha dichiarato: «Non mi risulta che l’Italia abbia detto no alla Tav. La decisione, la sintesi di contesto la fa il Governo non i tecnici». E il silenzio di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini sulla questione sembra indicare il fatto che nell’Esecutivo si sia avviato un percorso per definire la posizione dell’Italia.

L’analisi costi/benefici è un documento tecnico non vincolante. inoltre il progetto della tratta internazionale della Torino-Lione, costituito dal tunnel di base di 57 chilometri al confine tra Italia e Francia, è definito da un accordo internazionale sottoscritto da Francia e Italia e ratificato dal Parlamento. La decisione di rivedere l’accordo dunque dovrà passare da un percorso di condivisione politica, anzitutto, seguito da un iter parlamentare dall’esito non scontato.

Il dibattito in Piemonte
In tutto questo, non sta a guardare: il presidente della Regione Sergio Chiamparino ha minacciato di rivolgersi alla Corte dei conti se il progetto della Torino-Lione sarà bloccato. Mentre nel pomeriggio è prevista una conferenza stampa delle 33 associazioni del territorio, dall’Unione industriale di Torino fino alla Confindustria regionale, passando per le categorie produttive – artigiani, commercianti, imprenditori edili, mondo della cooperazione – fino a una buona fetta del mondo sindacale e alla realtà delle professioni. Presenteranno le loro osservazioni nel merito dell’analisi costi benefici e faranno il punto sulle iniziative in campo.

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