infrastrutture e ambiente

Tav, così la Torino-Lione che non piace agli ambientalisti ha salvato la farfalla rara

Mentre ripartono le polemiche sull’opera innescate dal neo-sindaco di Lione, Telt, la società italofrancese che deve realizzare l’infrastruttura ha portato a termine un progetto per salvaguardare la Zerynthia polixena

di Carlo Andrea Finotto

Tav, concluso lo scavo dei primi 9 km della Torino-Lione

Mentre ripartono le polemiche sull’opera innescate dal neo-sindaco di Lione, Telt, la società italofrancese che deve realizzare l’infrastruttura ha portato a termine un progetto per salvaguardare la Zerynthia polixena


4' di lettura

A Saint-Julienne-Mont-Denis, nella valle della Maurienne, si sta lavorando a quella che sarà la porta d’ingresso francese del tunnel lungo 57,5 km sotto al Moncenisio, opera principale (quest’ultima) della linea ad alta capacità chiamata comunemente Torino-Lione. La linea, in realtà non ha una portata “locale” ma costituisce uno degli assi infrastrutturali strategici a livello europeo. Ad oggi i lavori eseguiti rappresentano circa il 18% del totale.

Un nuovo videomagazine per spiegare la Tav

È con queste informazioni che si apre il videomagazine “Telt at work”, un’inziativa di Telt nata, nelle intenzioni della società italo-francese che realizza l’opera, per «informare e fare divulgazione sullo stato di avanzamento dei lavori e sull’impatto della linea ferroviaria anche dal punto di vista sociale e della sostenibilità».

«Dal lato francese del tunnel di base sono già stati scavati 9 km» ricorda il giornalista Francesco Antonioli, che coordina il videomagazine affiancato dalla collega Elena Scappaticci.

258 scadenze da rispettare entro il 2022

Nel frattempo, non senza fatica e polemiche soprattutto sul fronte italiano, Francia, Italia e Ue hanno siglato l’accordo che, come ricorda nel filmato il presidente di Telt Hubert Du Mesnil, ha prolungato al 2022 la scadenza della prima tranche del progetto con risorse di 815 milioni di euro per realizzare il 40% di interventi definiti «molto importanti». Il direttore generale di Telt, Mario Virano sottolinea che il ruolo fondamentale di Telt è far rispettare gli accordi presi dai due Paesi a livello europeo e con questi le 258 scadenze fissate di qui al 2022 per rientrare nel calendario stabilito. «Poi c’è un orizzonte più lungo – ricorda Virano – che arriva sino al 2030».

Guarda il video / Basta bufale sulla Tav, la campagna di Confindustria Piemonte

L’attacco del nuovo sindaco di Lione

La linea ad alta capacità per il trasporto di passeggeri e merci è tornata però in questi giorni prepotentemente nel mirino degli oppositori dopo le dichiarazioni del neo-sindaco di Lione, Grégory Doucet, eletto grazie all’onda verde che ha percorso le recenti amministrative in Francia. «Opera sbagliata, da fermare» ha dichiarato, rilanciando: «Esiste già un’infrastruttura ferroviaria, che è sufficiente, ed è su quella che dovremmo investire». La linea cui fa riferimento Doucet percorre il tunnel del Frejus realizzato nel 1871 e ormai non più adeguato, che limita di fatto lo sviluppo del traffico e necessiterebbe di interventi.

Il sindaco di Lione ha anche ammesso: «So che il mio parere e quello della mia collega di Torino (Chiara Appendino, ndr), non può avere infuenza su una decisione che spetta ai due governi nazionali - ha aggiunto Doucet - Ma ora che sono alla guida della mia città credo di dover dire la mia pinione». Le frasi di Grégory Doucet hanno rivitalizzato il fronte no-tav, anche all’interno della maggioranza di governo, ma la ministra per le Infrastrutture, Paola De Micheli, ha precisato che «la Tav serve e si farà».

Telt punta sullo sviluppo sostenibile

Virano, parlando al videomagazine di Telt fa riferimento alla sfida del Green new deal lanciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «La grande sfida – sottolinea Mario Virano nel videomagazine prodotto da PuntoRec Studios – è creare valore aggiunto, è lasciare i territori in condizioni migliori di quelle in cui li abbiamo trovati: dal punto di vista ambientale, naturalistico, paesaggistico, ma soprattutto sociale». In questa ottica, dal 1° luglio Telt si è dotata di una direzione strategica dedicata allo sviluppo sostenibile.

L’attenzione all’ambiente comprende anche una serie di progetti per favorire la biodiversità che coinvolgono un centinaio di specie protette, tra le quali ci sono «due vedette», come le definisce Elena Luchetti, responsabile funzione ambiente di Telt: «Sul lato italiano si tratta della farfalla Zerynthia polixena, mentre su quello francese abbiamo il rospo calamita».

Il caso della Zerynthia polixena minacciata

La farfalla sale alla ribalta nel 2017 quando i no-tav la individuano nei dintorni del cantiere di Chiomonte. La Zerynthia polixena è una specie protetta e l’allargamento del cantiere rischia di metterla in pericolo: per la Ue il lepidottero necessita di rigorosa protezione e il Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) invia a Telt la prescrizione di salvaguardare la farfalla.

La Zerynthia polixena potrebbe essere il minuscolo granello di sabbia in grado di inceppare il meccanismo della Tav. Almeno questo è quanto, probabilmente, si augurano i detrattori dell’opera. Invece le cose vanno diversamente. Telt decide di affidarsi a un soggetto indipendente e chiede all’Università di Torino di trovare una soluzione che preservi l’insetto.

La Zerynthia polyxena, farfalla rara “salvata” dalla Tav

La Zerynthia polyxena, farfalla rara “salvata” dalla Tav

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Il trasloco in sicurezza dei lepidotteri

Al termine del lungo lavoro di studio sul campo iniziato nel 2018, realizzato dall'equipe di Simona Bonelli, docente di Zoologia e Conservazione degli invertebrati al Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dell’ambiente dell’Università degli Studi di Torino si decide che la soluzione al problema è la creazione di una sorta di corridoio biologico per “traslocare” le farfalle in una zona di sicurezza. Così sono state create delle aree nel bosco in cui è stato riprodotto l’habitat specifico per lo sviluppo di uova e larve di Zerynthia. L’obiettivo è permettere al raro lepidottero di connettersi alle altre aree presenti nella zona, favorendo popolazioni più eterogenee e mobili che possano garantire la sopravvivenza a lungo termine per la specie.

Nel mesi scorsi sono state realizzate le “aree di sosta” per le farfalle e inserite le piante predilette dalla Zerynthia per riprodursi (2mila esemplari di Aristolochia pallida). Lo scorso 25 giugno è terminato il trasferimento dei bruchi.

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