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Tav e non solo: servono infrastrutture per crescere

di Marco Fortis

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(Ansa)


3' di lettura

Non ci sono parole di fronte alla immane tragedia del ponte Morandi di Genova. Ma al di là dello sconforto e dell’emotività si impone una riflessione seria sul fatto che simili tragedie possono accadere perché le infrastrutture esistenti sono poche, spesso non sono più adeguate, sono intasate, troppo sollecitate e quindi possono diventare anche meno sicure.
Un Paese moderno ha bisogno di reti che siano al passo con i tempi, con l’espansione del traffico (nei trasporti, nell’energia, nell’acqua e nelle telecomunicazioni) nonché con lo stesso livello di sviluppo dei territori e delle loro esigenze di relazionarsi con gli altri territori, a livello sia nazionale sia internazionale.

Emblematico sotto questo profilo è il caso della Tav e di quell'area economica europea integrata che va da Trieste a Lione, passando per Treviso, Padova, Verona, Bologna, Milano, Novara, Torino e Grenoble, che nel 2016 ha generato un Pil di 1.191 miliardi di euro, più grande di quello della Spagna (1.118 miliardi) e della somma di due colossi come il Baden-Württenberg e la Baviera (1.049 miliardi insieme). Chi vuole frenare l'alta velocità della Torino-Lione forse non conosce questi numeri e non sa che il quadrilatero produttivo italo-francese che si colloca grosso modo a Sud e ad Ovest delle Alpi pesa in Europa di più che il potente meridione della Germania, il doppio della grande Londra, 1,7 volte i Paesi Bassi e più di due Svezie o di due Polonie. I numeri parlano chiaro: il Nord Ovest Italia ha un Pil di 549 miliardi di euro, il Nord Est Italia di 387 miliardi, il Rodano-Alpi di 217 miliardi e l'Alvernia di 39 miliardi.

Basta fare la somma e si capisce che la macroregione subalpina del Nord Italia e del Centro-Est della Francia è uno snodo cruciale dell'economia continentale e come tale meriterebbe non solo un progetto di più forte ed articolata cooperazione italo-francese ma anche il completamento di tutte le opere infrastrutturali, Tav in primis, che possano rendere quest'area più moderna e competitiva.Nella macroregione subalpina il Nord Italia nel suo insieme riveste un ruolo economico fondamentale, non solo in termini di Pil (936 miliardi) ma anche in termini di valore aggiunto manifatturiero (169 miliardi nel 2015). In entrambi i casi i numeri del Nord Italia sono superiori sia rispetto a quelli del Baden-Württenberg (479 miliardi e 139 miliardi, rispettivamente) sia rispetto a quelli della Baviera (570 miliardi e 135 miliardi).

Un'area economica così forte e strutturata come il Nord Italia necessita di collegamenti infrastrutturali moderni e veloci, che sono vitali non solo nelle relazioni con il Nord (Brennero, Gottardo), con l'Est e il Mediterraneo ma anche ad Ovest con il Centro-Est della Francia, con il quale il Nord Italia costituisce un'area economica omogenea.La forza del territorio manifatturiero del Nord Italia, che necessita come l'aria di collegamenti infrastrutturali efficienti con il resto d'Europa per la sua grande vocazione all'export, emerge anche dai dati provinciali. Infatti, nel Nord Italia troviamo 2 province sopra i 10 miliardi di euro di valore aggiunto manifatturiero (Milano e Torino, dati 2015), 10 province sopra i 5 miliardi (Varese, Monza-Brianza, Bergamo, Brescia, Vicenza, Treviso, Padova, Reggio Emilia, Modena, Bologna), 17 province sopra i 2 miliardi (Novara, Alessandria, Cuneo, Genova, Como, Lecco, Pavia, Cremona, Mantova, Bolzano, Trento, Verona, Venezia, Pordenone, Udine, Parma, Forlì-Cesena).

E, tra le rimanenti province del Nord, ve ne sono altre 9 sopra il miliardo. A questo “filotto” di province italiane super-industrializzate del Nord Italia, al di là del Fréjus si aggiungono altre 2 aree territoriali del Centro-Est Francia equiparabili, in base alla classificazione europea Nuts3, alle nostre province, con un valore aggiunto manifatturiero superiore ai 5 miliardi di euro (Rhône e Isère), 5 sopra i 2 miliardi (Haute-Savoie, Loire, Puy-de-Dôme, Ain, Drôme) e 2 sopra il miliardo (Savoie, Allier). Vale la pena di ricordare, da ultimo, che il Nord Italia da solo si collocherebbe secondo in Europa subito dopo la Germania per migliore surplus commerciale manifatturiero con l'estero esclusi gli alimenti (73,1 miliardi di euro nel 2017). E che il Nord Italia esporta in Francia ben 33,4 miliardi di merci. Forse un breve ripasso di tutti questi numeri farebbe bene a coloro che, cavalcando il nuovo populismo-pauperista, negano ogni evidenza economica e l'utilità della Tav o di altre importanti infrastrutture necessarie per la crescita e la sicurezza del Paese. Con ciò alimentando sentimenti anti-crescita, anti-impresa e anti-infrastrutture che non creeranno né occupazione né benessere ma faranno soltanto danni, specie a discapito di una realtà forte e dinamica come il Nord Italia. Realtà che ha bisogno di integrarsi in Europa e che meriterebbe una guida di politica economica meno dilettantistica e più consona al suo status di potenza economico-manifatturiera continentale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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