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Tav, governo al bivio: entro il 26 luglio deve dire alla Ue se andare avanti

Il ministro Toninelli aveva chiesto all’Europa una proroga di due settimane per concludere le contrattazioni con la Francia

di Filomena Greco


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2' di lettura

Quella del 26 luglio prossimo è una scadenza politica per la Torino-Lione. E risponde alla richiesta del Governo italiano di avere più tempo a disposizione per definire l’accordo politico intorno all’Alta velocità tra Francia e Italia. Lo scambio di missive con l’Inea, l’Agenzia della Commissione europea che si occupa di innovazione e reti e che materialmente segue l’iter della procedura, è iniziato a giugno, con la lettera che chiedeva ai due Governi di chiarire le proprie posizioni entro 15 giorni.

Solo successivamente è arrivata la richiesta da parte dell’Italia di poter avere più tempo per portare a termine le contrattazioni in corso con la Francia. Con questi passaggi si è arrivati al termine del 26 luglio mentre dal punto di vista della procedura Telt ha fatto un passo avanti, avviando gli Avis de Marches anche per la tratta italiana della galleria di base.

Luigi Di Maio aveva parlato, due settimane fa, di trattative in corso tra il presidente del Consiglio italiano e la Francia. «Ci sono dei bandi, che possono anche essere revocati – aveva aggiunto il vicepremier –: spero si arrivi una soluzione il prima possibile». Quello dell’Unione europea, ha poi spiegato il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli durante il question time alla Camera la settimana scorsa , «non è un ultimatum da parte dell’Ue». Spetta dunque alla presidenza del Consiglio, «in rappresentanza del Governo nella sua collegialità», finalizzare gli impegni sulla Torino-Lione.

Nel frattempo cosa è cambiato? Dal punto di vista politico la Francia ha adottato la nuova Legge di orientamento delle mobilità (LOM) che di fatto considera la Torino-Lione e gli accessi sul territorio francese al tunnel di base parte della strategia nazionale sui trasporti. E l’Europa, dal canto suo, ha dato la disponibilità a finanziare fino al 55% dei lavori per realizzare lil tunnel di base e a sostenere anche i lavori per realizzare le tratte di accesso all’opera sui rispettivi territori nazionali.

Sul fronte italiano
A rendere però più complessa la vicenda c’è il fatto che dopo l’elezione della nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si apre la fase di rinnovo dell’intera Commissione. Questo da un lato indebolisce politicamente il richiamo dell’Europa , dall’altro però è altrettanto vero che l’Inea è un organismo esecutivo e che la procedura di assegnazione dei fondi europei e controllo delle fasi di progettazione e gara non si ferma. Va avanti.

La prossima mossa dal punto di vista politico dovrà dunque farla il Governo italiano, per sciogliere le riserve e dichiarare la volontà dell’Esecutivo italiano rispetto al futuro del progetto. Dal punto di vista della procedura, invece, si dovrà avviare una fase di revisione del Grant Agreement, l’Accordo tra Italia, Francia e Ue che nel 2015 aveva assegnato al progetto del tunnel di base una prima tranche di risorse comunitarie per 813 milioni.

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