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Tav, Governo sull’orlo della crisi: Di Maio per bloccare i bandi, Salvini no

di B. Fiammeri e M. Perrone


Tav, Zingaretti: no stop, sarebbe criminale perdere risorse

2' di lettura

Sono ore decisive per la sopravvivenza del Governo gialloverde. Luigi Di Maio continua a chiedere un provvedimento del Consiglio dei ministri che blocchi i bandi da 2,3 miliardi di euro per il tunnel di base della Tav, all’ordine del giorno del Cda di Telt di lunedì. Uno stop che per Matteo Salvini è irricevibile. Per la Lega, sottolineano fonti del Carroccio, «la Tav è utile per la crescita del Paese. E la conferma dei bandi resta un passaggio fondamentale per la realizzazione dell’opera».

Nel mezzo il premier Giuseppe Conte, che a ore ha annunciato una conferenza stampa, dopo l’incontro con il direttore generale di Telt, Mario Virano. I leghisti non hanno gradito le sue dichiarazioni critiche sul progetto, ritenute una sponda alla posizione M5S: «Anche io sono dubbioso. È una vicenda molto complicata, quindi noi ci siamo impegnati da tempo, la stiamo studiando e sviscerando».

Conte stamane ha incontrato l’ambasciatore francese Christian Masset. Ma dai transalpini l’unica disponibilità manifestata al Governo italiano è il pressing sulla Ue per aumentare dal 40% al 50% il contributo comunitario per l’Alta Velocità Torino-Lione. Sulla realizzazione dell’opera, invece, nessuna disponibilità a tornare indietro. «La Francia - ha ricordato la ministra dei Trasporti Elisabeth Borne - ha firmato un trattato con l’Italia che prevede la realizzazione del tunnel: spero che gli italiani ci diranno che lo realizzeranno insieme a noi. Da soli non lo faremo». In questo modo, qualora l’Italia dovesse decidere per il “no”, qualunque responsabilità e penale ricadrebbe per intero sul nostro Paese.

Stasera Di Maio riunirà i gruppi parlamentari M5S: nessun voto, fanno sapere dal Movimento, ma all’ordine del giorno c’è soltanto la Tav. Nelle stesse ore il leader della Lega sarà ospite in Tv su Rete4 per rilanciare la Torino-Lione. La durezza dello scontro nella maggioranza è emersa anche in mattinata al Senato, dove si sono discusse le mozioni sulla Tav. Quella presentata dai gialloverdi è identica al testo già approvato dalla Camera, che ricalca fedelmente il contratto di governo limitandosi a sostenere l’impegno alla revisione integrale del progetto «nel rispetto dell’accordo con la Francia». Opposta l’interpretazione dei senatori di Lega e M5S al momento del voto: i leghisti hanno ribadito il loro”sì” all’opera, confermando la disponibilità a una revisione del progetto, esattamente quello che Salvini ha messo sul piatto ieri sera e ripetuto stamane da Potenza. I pentastellati, al contrario, hanno di nuovo sostenuto la loro contrarietà anche alla partenza dei bandi. Secondo Alberto Airola, «Telt non ha alcun diritto al lancio delle gare Tav e qualora lo facesse infrangerebbe le leggi francesi».

Un monito ai consiglieri di Telt pronti a dare il via libera alle gare anche in assenza di un via libera esplicito del Governo, senza escludere le dimissioni subito dopo. Fatto sta che per bloccare gli appalti del tunnel di base serve un atto formale dell’Esecutivo. Si parla di un possibile provvedimento da varare tra oggi e domani in Consiglio dei ministri. Ma la Lega ha già fatto sapere che non intende sottoscriverlo. Di qui il rischio di un corto circuito: nonostante le rassicurazioni rilanciate anche oggi da Di Maio sulla tenuta del Governo, la crisi non è mai stata così vicina.

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