TENSIONE NEL GOVERNO

Tav, Lega e M5S ai ferri corti. Salvini: «Nostri numeri dicono che va fatta»

di Manuela Perrone


Tav: ogni mese bruciati 75 mln

3' di lettura

Dopo il monito di Matteo Salvini agli alleati di governo - «Nostro no solo agli sbarchi, adesso imporremo dei sì» - è alta tensione nel Governo sul “padre” di tutti i no dei Cinque Stelle: l'Alta Velocità Torino-Lione. Con la maggioranza in attesa della doppia analisi (quella costi-benefici e quella giuridica) al momento ancora ferma alla Struttura tecnica di missione del ministero di Danilo Toninelli. Da cui filtra soltanto una rassicurazione: «È tutto quasi pronto». Mentre Matteo Salvini insiste: «I numeri in mio possesso dicono che l’opera va completata, che serve all'Italia, che sono maggiori i costi per sospenderla rispetto a ultimarla». Lasciando intendere che esista un “contro-studio” targato Lega.

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All'orizzonte c'è una mina da disinnescare: la mozione 1-00103 presentata alla Camera da Forza Italia, a prima firma Claudia Porchietto, calendarizzata per la discussione in Aula lunedì. Un atto che chiede al Governo di «adottare iniziative per consentire lo sblocco delle gare per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della Nuova linea ferroviaria Torino-Lione ottemperando agli impegni internazionali assunti dall'Italia» e di rafforzare gli interventi a favore delle aree e delle popolazioni interessate, in termini sia di opere compensative sia di ulteriori incentivi e defiscalizzazioni a titolo di compensazione territoriale.

Il voto sulla mozione non sarà immediato. È previsto, confermano dalla presidenza della Camera, soltanto al termine dell'esame del Ddl costituzionale sul referendum. C'è dunque almeno un'altra settimana di tempo perché la maggioranza trovi un'intesa su un'altra mozione, di mediazione. Che è il lavoro di queste ore. Con la Lega che punta almeno a strappare il richiamo al contratto di governo, laddove non si prevede lo stop all'opera ma l'impegno a «ridiscuterla integralmente».

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Ma nel frattempo i toni tra i gialloverdi salgono. Toninelli, a margine della commemorazione della tragedia di Pioltello, attacca il vicepremier leghista: «La più grande opera in questo Paese è evitare che ci siano altri morti di Stato per incidenti conseguenti alla cattiva manutenzione, mi avrebbe
fatto molto piacere vedere Matteo Salvini qui con me a ricordare tre morti di Stato». Il ministro delle Infrastrutture continua: «Sulla Tav stiamo facendo l'analisi costi benefici per evitare che vengano sprecati soldi, del referendum si parlerà esclusivamente dopo». Ma riconosce l'esistenza di accordi internazionali rilanciando la tabella di marcia: prima di renderla pubblica, l'analisi sarà condivisa con Francia e Ue, a Bruxelles. Appuntamento atteso a breve.

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Nel frattempo dalla Lega cannoneggia il viceministro dell'Economia Massimo Garavaglia, ospite di Radio24: «Esiste un altro tunnel costruito a metà nel mondo, è tra le due Coree, non mi sembra un grande paragone». E il leghista affonda il colpo proprio sulla relazione costi-benefici: «Non la abbiamo ancora vista, ma ci sono anticipazioni abbastanza surreali, ad esempio si considera una perdita le mancate accise sul gasolio dei Tir: va bene tutto ma considerare una perdita l'avere meno Tir sulle nostre autostrade mi sembra un paradosso».

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A fare asse con la Lega, anche provocatoriamente, è il governatore dem del Piemonte: prima suggerisce a Toninelli di andare con Salvini a visitare il cantiere di Chiomonte, che gli agenti sono costretti a presidiare per evitare violenze. Poi lancia il guanto di sfida al Carroccio, invitando i parlamentari a votare a favore della mozione pro Tav: «Così non ci saranno più dubbi. Basta parole, servono fatti».

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In casa leghista c'è la necessità di rappresentare le istanze del mondo produttivo del Nord sempre più irritato dalle concessioni al M5S, come è accaduto da ultimo sulle trivelle. E c'è la speranza nel premier Giuseppe Conte, che presto si ritroverà il dossier sul tavolo. Alla vigilia degli appuntamenti elettorali - le regionali di Abruzzo, Sardegna e Piemonte, le europee del 26 maggio - il Carroccio ha bisogno di conservare nei territori il suo elettorato “forte”, quello che non si accontenta della linea dura sui migranti. I Cinque Stelle tergiversano, in cerca di una via d'uscita onorevole. Ma il silenzio di Di Maio ieri e oggi sulla Tav è un segnale.

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