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Tav, dal nuovo Trattato possibile taglio di costi da 1,7 miliardi

di Giorgio Santilli

Governo spaccato sulla Tav, Lega e M5S agli antipodi

3' di lettura

Può valere 1,7 miliardi una ridiscussione dei Trattati della Torino-Lione fondata sull’ipotesi che vadano completamente a vantaggio dell’Italia un aumento dei fondi Ue dal 40 al 50% sul tunnel di base italo-francese (8.793 milioni a costi 2012 rivalutati) e un nuovo finanziamento del 50% sulla tratta nazionale (costo 1,7 miliardi). La Ue ha già dato una disponibilità ad aumentare il proprio finanziamento - e proprio ieri l’accordo tra le istituzioni Ue per la tranche 2020-27 lo conferma - mentre sarebbe tutto da trattare con Parigi, evidentemente, che il beneficio vada a ridurre i soli costi sopportati dall’Italia. Parigi potrebbe comunque dare una disponibilità a trattare, considerando il pressing italiano a riequlibrare il finanzimanto sul tunnel di base che oggi pesa sull’Italia per il 35% e sulla Francia per il 25% (per il 40% sulla Ue).

Se questa ipotesi fosse percorribile l’attuale ripartizione dei costi sul tunnel (3.517 milioni a carico della Ue a valori attualizzati, 3.077 milioni a carico dell’Italia, 2.198 a carico della Francia) lascerebbe il posto a una ripartizione in cui la Ue coprirebbe 4.369 milioni, l’Italia 2.225 e la Francia 2.198 milioni. Se aggiungiamo la riduzione del costo per l’Italia sulla tratta nazionale da 1,7 miliardi a 850 milioni, il costo totale per l’Italia potrebbe scendere da 4.777 milioni a 3.075 milioni, con un risparmio netto di 1.702 milioni. La cifra può cambiare a seconda della modalità di rivalutazione che si sceglie (quella scelta in questa simulazione è quella dell’Osservatorio Torino-Lione nel Quaderno 13) ma comunque la sostanza non cambia di molto.

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Quello che invece conta è che un abbattimento dei costi così evidente cambierebbe in modo molto significativo anche i risultati dell’analisi costi-benefici bis, quella che non analizza l’opera in astratto con i costi totali ma solo tenendo conto dei costi per l’Italia. Se si ipotizza che i benefici restino immutati, il risultato negativo di 2,4 miliardi (costi maggiori dei benefici) potrebbe essere fortemente abbattuto sotto il miliardo.

Per ora questo è poco più di un esercizio anche se è proprio l’esercizio fatto anche dal viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi. «Il tema che ci hanno posto gli alleati di governo - ha detto ieri - è di carattere economico e non ideologico, sennò non si capirebbe l’analisi costi-benefici che ci ha fatto attendere 4-5 mesi. Noi vogliamo risolvere le criticità di carattere economico. Se l’Europa mette più soldi, se il progetto diventa più conveniente dovrebbero essere d’accordo anche loro a proseguire l’opera».

Vale solo la pena di ricordare che il costo del «non fare» l’opera è stimato dalla stessa analisi costi-benefici in una forchetta da 1,7 a 3,9 miliardi. Con il nuovo Trattato e l’analisi costi-benefici ter, sarebbe difficile motivare che l’opera non va fatta.

Se la trattativa diplomatica per la revisione del Trattato per la Torino-Lione decolli o meno non è ancora chiaro, ma Bruxelles ha già battuto un colpo, anzi due. Il primo arriva da un portavoce della commissione Ue che ha confermato che «negli ultimi giorni ci sono stati contatti a livello politico fra il governo italiano e la commissione Ue e che questi contatti continuano». Il secondo è, appunto, l’accordo fra le istituzioni comunitarie sul futuro di Connecting Europe Facility (Cef), lo strumento finanziario del bilancio comune che realizza i grandi progetti infrastrutturali tra cui la Tav. Era stata la commissione a proporre nel bilancio Ue 2020-2027 la quota di cofinanziamento Ue per le opere dei corridoi Ten-T salirà dal 40% al 50%. L’aumento del cofinanziamento, però, non sarà automatico. Fondamentale - anhceper la partita sulla Tav - la condizione che è stata introdotta: per accedere al finanziamento potenziato bisogna comunque aver rispettato i bandi e gli impegni precedenti assunti dagli Stati. Ed è ancora Rixi a spiegare: «Il tema è che se dici di no ai bandi lunedì prossimo perdi tutto: i 300 milioni adesso, poi altri 600 e devi restituirne 500 già spesi, mi sembrerebbe folle. Invece andando avanti si può ricontrattare l’opera integralmente come prevede la mozione di maggioranza e acquisire i nuovi fondi».

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