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Tav, la realpolitik del M5s apre a un progetto di compromesso

«Non è tutto bianco o nero. E ci sono anche sindaci No Tav della Val Susa che stanno lavorando a un progetto di compromesso», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica la viceministra M5s all’Economia Laura Castelli

di Andrea Gagliardi


Tav, Salvini: è opera fondamentale, con M5S si troverà accordo

3' di lettura

«Non è tutto bianco o nero. E ci sono anche sindaci No Tav della Val Susa che stanno lavorando a un progetto di compromesso». Le aperture alla discussione sulla Tav della viceministra M5s all’Economia Laura Castelli, piemontese con fama di “antagonista” segnalano una disponibilità e una posizione più incline alla realpolitik in casa Cinque stelle. Anche se la linea ufficiale resta che «il dossier è in mano al presidente del Consiglio Giuseppe Conte che incontrerà le controparti europee e francesi».

L’ipotesi del tracciato alternativo
Quello indicato da Castelli è un tracciato alternativo al quale ha lavorato l’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano. Un progetto (nei prossimi giorni in votazione in quel consiglio comunale e poi in quello degli altri centri della Valsusa) che sarebbe già da tempo sulle scrivanie del premier Conte, dei due vicepremier Di Maio e Salvini nonché del ministro delle Infrastrutture Toninelli. Si tratterebbe di una modifica del tracciato che cancellerebbe dal tracciato il contestato tunnel di base e alla quale la Lega, da tempo in pressing per la realizzazione della Tav, non sarebbe ostile.

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Di Battista: sono contrarissimo, Conte troverà soluzione
Se Conte non si sbottona («L'Italia deve confrontarsi con la Francia e
con la commissione europea - sono state le sue ultime dichiarazioni ufficiali - All'esito del confronto potremmo trarre le fila, in modo responsabile e trasparente come sempre») l’ala ortodossa del Movimento continua a proclamare la sua ostilità al progetto. «Sulla Tav io sono contrarissimo, non per posizione ideologica ma credo sia un'opera pubblica che costa tanti denari e non è utile» ha ribadito Alessandro Di
Battista, esponente del Movimento 5 stelle ed ex deputato, ospite di 1/2 h in più, in onda su Rai3. «Sono convinto che Conte possa trovare una soluzione», ha aggiunto.

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Dalle imprese le candidature ai tre appalti
La Tav è tornata centrale nell’agenda politica, alla luce del risultato della Lega alle europee che ha ribaltato i rapporti di forza all'interno del Governo. Dopo la lettera inviata da Conte a marzo alla Telt (la società italo-francese responsabile della realizzazione dell'opera) per «evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull'erario italiano» e anche per «adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall'Unione europea», sono scaduti il 28 maggio i termini per presentare le manifestazioni d’interesse per i tre lotti da 2,3 miliardi che saranno messi in gara nei prossimi mesi. Il passaggio degli “Avis de marches” (inviti a presentare candidatura) prima delle gare è stato necessario per due motivi: prendere tempo e uscire dall'impasse politica dovuta alla contrarietà all’opera da parte dei Cinque Stelle, lasciando allo stesso tempo aperta la procedura di gara.

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In attesa delle gare
Prima di passare alla fase due, l’assegnazione dei capitolati e l'avvio delle gare vere e proprie, a settembre, sarà necessario un nuovo passaggio politico. Italia e Francia si giocano per il prossimo settennato 3,5 miliardi di risorse dell'Ue, un contributo per l'opera che salirebbe dal 40 al 50%. All'appuntamento di settembre dunque il Governo dovrà presentarsi con una scelta chiara.

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