il vicepremier

Tav, Salvini: analisi costi-benefici non mi ha convinto

di Nicola Barone


Tav: il tunnel, il percorso, i costi

3' di lettura

«Più veloci viaggiano le merci e le persone e meglio è». Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, parlando della Tav, a margine della presentazione del rapporto Agromafie a Roma. Alla domanda se l'analisi costi-benefici della Tav lo avesse convinto, il ministro ha risposto con un secco «no».

L'Ue ha chiesto «chiarimenti» alle autorità italiane sul dossier che ha bocciato la Torino-Lione. Uno studio di 78 pagine difeso strenuamente ancora ieri anche davanti alla commissione Trasporti della Camera dal professor Marco Ponti, pronto a sostenere la «neutralità» del suo gruppo di lavoro.

Una «decisione politica» arriverà nelle prossime settimane come annunciato dal premier Giuseppe Conte. Malgrado i risultati controversi dell'analisi costi-benefici a favore del sì rimane la Lega, che non smette la pressione sull'alleato recalcitrante la cui contrarietà all'opera è nota da sempre.

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Va bene discutere ma lo studio ufficiale sulla Tav è un solo, ribadisce il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Irrilevante risulta la contro-analisi condotta da Pierluigi Coppola che «non faceva parte del team di lavoro di Ponti e ha dato un piccolo contributo di un ingegnere che dice la sua». Dunque sui «dati di partenza» nessuna marcia indietro. «Confermo che il team di Ponti ha lavorato in maniera totalmente indipendente. Anzi sulla parte dei benefici dice si essere stato di manica larga e ne sono enormemente felice, perché il sottoscritto non ha alcun pregiudizio sull'opera». Secondo un sondaggio EMG Acqua presentato oggi ad Agorà, su Raitre, la maggioranza degli elettori, il 43%, pensa che il governo non debba tenere conto dell'analisi costi-benefici sulla Tav voluta dal Mit perché la decisione sulla realizzazione di quest'opera dovrebbe essere di natura politica. Sono soprattutto gli elettori Cinque Stelle a pensare in questo modo (45%) seguiti dagli elettori del Pd (44%).

Accordo raggiunto invece nella maggioranza sull'altra spina attualmente nel fianco, le autonomie regionali (oggi sarà in Consiglio dei ministri assicura il leader della Lega). I testi sull'autonomia "rafforzata" del Veneto, Lombardia e Emilia Romagna sono pronti e dopo alcune riunione tecniche anche i risvolti finanziari dell'operazione sembrano risolti. Ferme restando le amministrazioni del Mezzogiorno in ebollizione capeggiate dal presidente della Campania Vincenzo De Luca. In realtà il progetto leghista appare un mosaico, dividendo trasversalmente e geograficamente tutti i partiti. Nel Pd, ad esempio, è contrario oltre a De Luca anche il governatore della Puglia Michele Emiliano ma sono sostanzialmente favorevoli, anche se con accenti attenuati, i democratici del Nord Sergio Chiamparino (Piemonte) e Stefano Bonaccini (Emilia Romagna). Stesso discorso vale più o meno per Forza Italia.

Nel pomeriggio al Viminale è in agenda l'incontro con tutte le parti interessate alla protesta degli allevatori in Sardegna.

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«Da 60 centesimi a un minimo di 1 euro al litro, è questo dove spero di arrivare questa sera e non mi alzerò dal tavolo sul latte fino a quando non lo ottengo». Per il vicepremier nell'isola «si deve poter tornare a mungere, vendere e viaggiare in macchina e non tollero che per altre settimane ci siano strade bloccate». Nel contrasto alle agromafie invece «occorre verificare la filiera, la tracciabilità, tutelare le aziende sane che sono il 99% e andare a beccare i delinquenti. A monte di tutto, poi, c'è la difesa del made in Italy in sede Ue, perché la contraffazione è un incentivo alla criminalità organizzata». Per l'Italia, «l'agricoltura è come il petrolio per l'Arabia Saudita».

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