i nodi del governo

Tav, Salvini: in caso di valutazione negativa sì a referendum. Di Maio: «Contrari all’opera»

di Nicola Barone


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(ANSA)

3' di lettura

«Al governo si discute, anche sulle infrastrutture. Io sono a favore di nuove strade e ferrovie. La Tap, ad esempio, è in corso di lavorazione. Sono a favore della Tav e affinché vada avanti. Se l'analisi dei tecnici sulla Tav fosse negativa, nessuno di noi vorrebbe né potrebbe fermare una richiesta di referendum». Dice così il vicepremier Matteo Salvini, in un'intervista a Rtl.

Dopo l'intesa siglata a notte fonda a Palazzo Chigi, esito di un tesissimo scontro a distanza sui migranti, restano molti i nodi sul tavolo del governo. Fra questi la Tav, su cui non è un mistero le posizioni degli alleati giallo-verdi divergano e che è il motivo per il quale si prende ancora tempo prima di una decisione definitiva malgrado gli esiti dell'analisi costi-benefici che secondo indiscrezioni sarebbe, appunto, negativa. «Non l'ho letta, è uno studio preliminare» si limita a dire cautamente stamani l’altro vicepremier, Luigi Di Maio ( «aspettiamo il dato ufficiale, i tecnici dovranno parlare e dire se è un buon investimento»). Aggiungendo però che il Movimento «è contro quell'opera» e quelle risorse potrebbero essere utilizzate per migliorare la mobilità cittadina. Servirà ancora qualche giorno per le conclusioni dell'analisi costi-benefici sulla Tav. Lo studio, come spiega il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, «ufficialmente non c'è perché è sottoposta al vaglio di conformità e stiamo verificando se risponde a tutte le deleghe». Di referendum tuttavia si parla «solo in caso di necessità». per Toninelli le analisi si leggono, dopodiché la devo comparare con l'analisi tecnico-giuridica. Faremo la stessa cosa che abbiamo fatto con il Terzo Valico, con la massima trasparenza. Chiunque non è d'accordo per le opinioni, gli dirò che qui non ci sono opinioni, ci sono dei dati matematici e tecnici».

Dal leader della Lega arrivano comunque parole rassicuranti sullo stato di salute della maggioranza. «Non lascio niente a metà e non voglio far saltare nessun governo» spiega Salvini impegnato sul fronte delle alleanze europee in vista del prossimo voto. «Abbiamo fatto tanto in sei mesi e i due partiti al governo hanno il 60% della fiducia degli italiani, caso più unico che raro». Stessa cosa che fa Di Maio, con giudizi in tutto e per tutto sovrapponibili.

Ma la marcia di Salvini contro l’attuale assetto delle istituzioni comunitarie non si ferma. «Il caso Fincantieri è il classico esempio dei due pesi e due misure» attacca il vicepremier leghista ai microfoni di 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo a una domanda sui ricorsi presentati dalle Autorità antitrust di Francia e Germania. «Se un'azienda italiana acquisisce un'azienda straniera, Parigi, Berlino e Bruxelles aprono un contenzioso, se lo fanno i francesi e i tedeschi si può fare. L'Europa deve decidere, io voglio cambiare le regole». Come? Ripartendo dalla sua missione originaria, «poche cose e fatte bene, come garantire l'occupazione. Deve essere più libera, più rispettosa delle realtà nazionali» e non impedire «di aiutare terremotati e truffati dalle banche, perché sono aiuti di Stato».

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Intanto il governo di Malta esprime «sdegno e sorpresa per le false accuse del ministro Salvini» e «invita il governo italiano a rivedere i suoi dati e astenersi dal ripeterle in futuro». Con una nota La Valletta replica alle affermazioni di Salvini su «presunti impegni di ridistribuzione volontaria non rispettati da parte degli stati dell'Ue», tra cui Malta. Salvini aveva detto ieri che «i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti». Il ministro aveva fatto riferimento sia ai 477 sbarcati a Pozzallo il 16 luglio dell'anno scorso sia ai 177 sbarcati il 26 agosto a Catania da nave Diciotti. Per quanto riguarda lo sbarco di Pozzallo, in particolare, gli accordi a livello europeo, secondo fonti del Viminale, prevedevano che Germania, Portogallo, Spagna, Malta e Francia avrebbero dovuto accogliere 50 persone, mentre l'Irlanda ne avrebbe colti 20, per un totale di 270. Ma i trasferimenti effettivi sono stati 129: 23 persone sono andate in Germania, 50 in Francia (unico paese che ha preso tutta la quota prevista), 19 in Portogallo, 16 in Irlanda, 21 in Spagna e nessuno a Malta. Ma Salvini non ci sta e risponde per le rime. «Nessuna lezione da Malta, che per anni ha chiuso gli occhi e ha permesso che barchini e barconi si dirigessero verso l'Italia. La musica è cambiata, in Italia si arriva solo col permesso. Abbiamo già accolto anche troppo, che gli altri si sveglino. #portichiusi!».

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