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Tav, Salvini lancia il referendum dopo il «sì» dei sindaci della città metropolitana di Torino

di Filomena Greco

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3' di lettura

Se dall’analisi della commissione costi-benefici sulla Tav non arrivassero risposte chiare, la strada potrebbe essere quella di un referendum. A lanciarlo è il vicepremier Matteo Salvini a margine di un incontro a Milano organizzato da Confindustria Lombardia: «Aspettiamo il rapporto costi-benefici ma – visto che riguarda soprattutto torinesi, piemontesi e gran parte della penisola italiana – se non si arrivasse a una decisione, chiedere ai cittadini cosa ne pensano, penso che possa essere una strada». E a chi gli chiede se l’idea è quella di un referendum, ribadisce: «Perché no?». Secondo Salvini, «l’unica cosa che non può succedere è che si vada avanti ancora per settimane o per mesi a discutere». Quindi sulla Tav serve «una risposta nelle prossime settimane: i cantieri si aprono o non si aprono. L'importante è avere dei sì o nei no, io – ribadisce il titolare del Viminale – tifo sì. Se i tecnici ci dicessero no o forse, bisogna ascoltare i cittadini».
Intanto la sindaca Chiara Appendino ha convocato tutti e 316 i primi cittadini dell’ex provincia, oggi città metropolitana, per discutere di Torino-Lione. E la maggioranza degli amministratori, con 167 Si, ha votato a favore del testo che sostiene la Tav. I sindaci della Valsusa, in prevalenza contrari, sono usciti dall’aula al momento del voto, mentre il Comune di Torino, rappresentato dalla sindaca che ha presieduto la seduta, non ha partecipato alla votazione.

Si tratta di un passaggio puramente politico, quello votato all’interno della Conferenza dei sindaci della Città metropolitana, che non potrà avere in nessun modo effetti sul processo di revisione messo in campo dal governo attraverso l’analisi costi-benefici, ma in tempi di mobilitazione collettiva intorno all’opera peserà anche il voto della Città metropolitana, come successe per la posizione assunta dal Comune di Torino. Nel caso del capoluogo piemontese, il voto contrario alla realizzazione dell’opera da parte della maggioranza di Palazzo di città, guidata dai Cinque Stelle ad inizio novembre, ha di fatto innescato una fase di mobilitazione intorno alla Torino-Lione che non ha precedenti.

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La mozione sottolinea la centralità dell’opera e insiste sulle ricadute economiche favorevoli indotte dalla presenza del collegamento internazionale; in particolare, fa riferimento alla possibilità di un trasferimento modale di oltre un milione di veicoli pesanti dalla strada alla ferrovia. «Oggi - si dice nella mozione - 3,5 milioni di mezzi pesanti congestionano ed inquinano i valichi alpini autostradali (Frejus e Monte Bianco), il valico costiero di Ventimiglia, la tangenziale di Torino».

Sono stati 186 i sindaci presenti in aula; una maggioranza qualificata, pari a 160, sono quelli che hanno sottoscritto a sostegno della presentazione della mozione, poi votata a maggioranza dai presenti. Protagonisti di una discussione accesa, che ha registrato qualche provocazione e toni forti.

Nell’auditorium erano presenti tra gli altri i sindaci della Valsusa, che hanno abbandonato l’aula al momento del voto. Tra loro Renzo Plano, esponente del Pd e primo cittadino di Susa, fortemente contrario alla realizzazione della Tav: il suo Comune è quello destinato a ospitare la stazione internazionale in territorio italiano. Accanto a Cinzia Maria Bosso, espressione di Forza Italia, sostenitrice dell’infrastruttura e da qualche mese sindaco di Orbassano, l’area che ospita la piattaforma logistica che potrebbe essere rilanciata, almeno nella parte dei servizi ferroviari, con la realizzazione della tratta internazionale della Torino-Lione. Oppure al primo cittadino di Chiomonte, Silvano Ollivier, unico Comune che ospita un cantiere per i lavori preparatori della Tav e comunque favorevole all’opera.

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