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Tav, scontro sul referendum: Chiamparino lo chiede a maggio. Ma Conte chiude: non è previsto

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

3' di lettura

Doveva finire in standby, dopo l’avvio dei bandi con le manifestazioni di interesse e il rinvio dei capitolati di gara (previa ridefinizione dell’opera e consenso dei Governi italiano e francese). Invece la Tav, terreno di scontro tra i due azionisti del governo, Lega (favorevole alla realizzazione) e M5s (contrario), rischia di tornare prepotentemente di attualità con la notizia della consultazione regionale chiesta dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, in concomitanza con le elezioni europee e le elezioni regionali in Piemonte.

Chiamparino chiede referendum il 26 maggio
«Ritengo che un tema così delicato pretenda di essere affrontato con uno strumento di voto certo e trasparente» ha scritto Chiamparino in una lettera (inviata nel pomeriggio) con la quale ha chiesto al ministro dell'interno Matteo Salvini di permettere una consultazione popolare sulla Torino-Lione il 26 maggio. «Nell'analizzare con preoccupazione la situazione di incertezza che si è venuta a generare intorno alla regolare esecuzione dei lavori di realizzazione del collegamento ferroviario ad alta velocità Torino- Lione e del rispetto degli accordi internazionali che vedono impegnata l'Italia - si legge ancora - il Consiglio regionale del Piemonte mi ha dato incarico, con un ordine del giorno del 26 febbraio, di verificare la procedibilità di una consultazione popolare da effettuarsi ai sensi del nostro Statuto». «A tal fine - si legge ancora - l'eventuale svolgimento della consultazione popolare nello stesso giorno delle imminenti
consultazioni elettorali europee, regionali e amministrative, il prossimo 26 maggio, permetterebbe di ottenere la necessaria garanzia di regolarità e nel contempo di conseguire un significativo risparmio economico».

Conte e Salvini: referendum non è previsto
La mossa di Chiamparino mette in difficoltà Salvini e Di Maio, perché il governatore del Piemonte si incunea nelle contraddittoria linea del governo sulla Tav. Non solo. Salvini in passato ha aperto più volte alla consultazione popolare sulla Tav («Ai referendum siamo sempre e comunque favorevoli»). E perciò decide di uscirsene così: «Magari il referendum... ma Chiamparino ignora: non si può, non si può perché manca la legge della Regione Piemonte. E si potrebbe fare cambiando la Costituzione, cosa che sono dispostissimo a fare perché io i referendum li adoro». Sulla stessa linea il premier Giuseppe Conte, che mette le mani avanti e cerca di disinnescare la miccia, evocando la mancanza di presupposti giuridici per il referendum. «Chiamparino non mi ha mai chiamato - ha detto Conte rispondendo ai cronisti nel cantiere della statale Agrigento-Caltanissetta - e il referendum sul Tav non è previsto. Non ci sono gli strumenti giuridici, se qualcuno li dovesse introdurre ben venga, ma non è all'ordine del giorno».

Il referendum consultivo
Ma la consultazione che Chiamparino propone è disciplinata dall’articolo 86 dello statuto del Piemonte. In base a questa disposizione, «la Regione può deliberare la consultazione di particolari categorie o settori della popolazione su provvedimenti di loro interesse». Inoltre, «la consultazione può essere indetta anche per categorie di giovani non ancora elettori, purchè abbiano compiuto i sedici anni». Per indire questo tipo di referendum basta una deliberazione del Consiglio, da votare a maggioranza semplice, che ne propone il tema, i tempi e le modalità di svolgimento.

Tav, la lettera del presidente del Piemonte Chiamparino al ministro dell'Interno Salvini

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Chiamparino: chiesto consultazione non referendum
Non a caso Chiamparino puntualizza: «Mi permetto di ricordare al presidente del Consiglio che non ho mai chiesto un referendum sulla TAV, ma una consultazione popolare che riguarda i cittadini del Piemonte e che è prevista dallo statuto regionale, che la consente, per interrogare i cittadini su un tema
specifico. Si può quindi svolgere sulla Tav». Ai sensi dello statuto, spiegano dalla presidenza della Regione «sono previsti tre istituti: il referendum abrogrativo e quello consultivo, che riguarda leggi regionali, nonché la consultazione popolare. La Lega ha sempre sostenuto che il referendum consultivo non si possa indire, perché manca una legge regionale attuativa, ma qui stiamo parlando di un istituto diverso»

Il problema dei tempi stretti
Unico problemi sono i tempi. In Piemonte si vota il 26 maggio. Il consiglio regionale scade a fine mese. E serve una delibera del consiglio, dopo il responso del Viminale della fattibilità dell’election day, per indire la consultazione. Di qui la necessità di una «rapida risposta» del ministero.


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